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Madonnina, la Capitaneria pretende la sicurezza
Comunicazione alla Autorità portuale perché intimi ad agire la società pubblica I diportisti del circolo non pagano la quota intera per il 2017 ma solo il 20%
VIAREGGIO. Lo stato dei pontili della Madonnina è sotto gli occhi di tutti: il numero 9, quello destinato a fare da frangiflutto, è spezzato in due e le catene sono sempre le stesse che avrebbero dovuto essere sostituite da tempo; sui pontili più di una colonnina di servizi è sradicata e buttata a terra; anche altri pontili, oltre il numero 9, hanno pezzi mancanti.
In queste condizioni, ormai da un paio di anni, la Capitaneria del comandante Davide Oddone ha scritto all’Autorità portuale del segretario Fabrizio Morelli (ente titolare delle concessioni della Madonnina, sub concesse poi al Comune) affinché intervenga a ripristinare la sicurezza intimando alla società Viareggio Porto, che gestisce l’approdo ed è interamente del Comune, di agire. Pena il rischio che si arrivi anche alla chiusura della Madonnina.
All’indomani del bando d’asta andato deserto ed in vista della nuova gara che avverrà presumibilmente dopo Carnevale, la situazione dell’approdo è rimasta tale e quale a quella denunciata a suo tempo da Eduardo Falzone, il professionista che il commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo, aveva scelto come liquidatore. Incarico che oggi è nelle mani di Claudio Matteoli.
Per gli interventi necessari alla sicurezza dell’approdo della Madonnina sono necessari circa 400.000 euro. È la stima contenuta nella relazione che ha accertato la sicurezza delle strutture da un punto di vista tecnico-impiantistico. Relazione firmata da due ingegneri e datata febbraio 2015. Per quanto riguarda lo stato dei pontili, ecco lo stato dell’arte descritto in quel documento: «Mancanza completa di manutenzione del piano di calpestio, con distaccamento generalizzato di porzione di doghe in legno su tutti i pontili». Ed, inoltre: «La struttura in acciaio sottostante è fessurata in alcuni casi fino alla rottura. In particolare, nella zona di ancoraggio dei tiranti ove le tensioni sono maggiori si evidenziano interventi di saldature inefficaci».
Per quello che riguarda il pontile 9, quello nelle condizioni peggiori e che nel progetto originario (ma i tecnici non hanno trovato i progetti esecutivi dei pontili e della diga) avrebbe dovuto fare da barriera ai flutti, mostra tutti i rischi di un cedimento. Con «fessurazioni in prossimità delle testate ove sono alloggiati i tiranti di ancoraggio di un elemento all’altro, oltre a verificare rotture superficiali del calcestruzzo, lasciando i ferri di armatura scoperti, evidenziando ripristini precedenti fatti in maniera approssimativa non eseguiti correttamente».
L’approdo dal 2015 ad oggi è rimasto aperto in queste condizioni e con tutte le altre mancanze in materia di sicurezza che i tecnici hanno rivelato. Compresi tutti gli aspetti relativi al sistema antincendio.
In questi giorni - come prevede il regolamento della Viareggio Porto - i diportisti stanno pagando in anticipo l’intera cifra per il 2017. Ma il circolo della Madonnina, che riunisce molti di loro, ha indicato ai propri iscritti di non versare più del 20% della quota dovuta per ciascun posto barca. Al personale in servizio all’approdo non sono arrivate indicazioni in alcun senso. Per cui, pur di non perdere l’intera somma, accettano il 20% - raccontano i diportisti in fila per pagare - come acconto. In un quadro di assoluta incertezza per tutti e per tutto, che ha visto il 2015 chiudere con un meno 10% di barche - e ad andare via sono state le più grandi - per un trecentomila euro circa di rimessa. E rinunce se ne continuano a contare, così che la prospettiva di ricavo della società interamente pubblica si assottiglia. Mentre la prospettiva a ridosso del nuovo bando d’asta è quella di ritrovarsi il nastro bianco e rosso della Capitaneria ad interdire i pontili, così come è già accaduto all’inizio della scorsa estate. Nel silenzio della politica locale, tutta. Perché - come si dice - “finita boccia, finito amore”.
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