Il Tirreno

Versilia

Centinaia di fiaccole per chiedere giustizia

di Donatella Francesconi
Centinaia di fiaccole per chiedere giustizia

I familiari delle vittime: non lasciateci soli il giorno della sentenza

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VIAREGGIO. Le «vite cancellate» e le «vite da ricostruire ogni giorno» si incontrano di nuovo, dopo sette anni e mezzo, alla stazione di Viareggio. Nelle parole di Daniela Rombi, madre di una ragazza di 21 anni morta nel disastro ferroviario del 29 giugno 2009, in quelle di Marco Piagentini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage, nella fiaccola stretta nelle mani di Luciana Beretti, un figlio ed una nuora freschi sposi che non ci sono più da quella maledetta notte, nelle mani di Andrea Maccioni strette intorno allo striscione, una sorella e due nipotini strappati via dal gas e del fuoco in quelle luci di cera che in centinaia hanno stretto per accompagnare il corteo fino alla Casina dei ricordi.

«Non ci lasciate soli, il giorno della sentenza», è l’appello che arriva da Daniela Rombi, negli interventi che si susseguono davanti alla stazione, presenti i rappresentanti dei Comune di Camaiore, Massarosa e Viareggio (l’assessore al commercio Patrizia Lombardi), ma con il solo gonfalone arrivato da Camaiore. Un po’ di politica (Pd e partiti della sinistra viareggina), il mondo dell’associazionismo e del volontariato, alcuni rappresentanti sindacali della Cgil arrivati anche da Lucca, l’ex presidente della Provincia e oggi consigliere regionale Stefano Baccelli, la senatrice del Pd, Manuela Granaiola, ed immancabile Luca Lunardini, il sindaco della città in quella notte maledetta e nei mesi che ne seguirono.

«Noi quel giorno sapremo», sono ancora le parole di Rombi, «se chi ha responsabilità per la tragedia ed il disastro che tutti noni abbiamo vissuto e stiamo vivendo, sarà adeguatamente punito».

Ed è il tema della giustizia che irrompe sulla scena della serata, quando manca una manciata di giorni a quel 10 gennaio che segnerà l’ultima udienza di un processo lungo oltre tre anni. E lo fa con la voce di don Luigi Sonnenfeld: «Vorrei trasmettere qui, questa sera, tutte le energie che posso avere dentro a quel giudice che dovrà emettere la sentenza che richiede tutta la sua carica umana e tutta la sua capacità professionale». Un uomo di Chiesa e di vita che riassume il desiderio collettivo, di una città: quello per una «giustizia che si sbilanci, che non sia di parte, ma prenda parte. La parte delle vittime».

Quelle vittime che nell’aula della giustizia - è Marco Piagentini a ricordarlo - «si è voluto far passare per colpevoli, quando si è detto che le vere vittime sono gli imputati, persone per bene, dai curriculum impeccabili».

Il ringraziamento di Piagentini, ancora una volta, è per Riccardo Antonini, ferroviere licenziato dopo essere stato consulente nell’incidente probatorio per alcuni familiari. Antonini ed i ferrovieri che anche ieri sera hanno voluto essere presenti, anche con la lettera di un macchinista in pensione che ha voluto ricordare le troppe tragedie lungo i binari d’Italia dopo le quali - e solo dopo - Ferrovie hanno investito in tecnologia. Perché «è sempre una scelta», ricorda Rombi: «Manutenzioni o Alta velocità, nelle prime di spense e nella seconda si guadagna, È una scelta, politica, per il profitto».

Alla Casina dei Ricordi, trentadue rintocchi di campana e trentadue nomi che risuonano, dopo sette anni e mezzo di cammino lungo le strade della giustizia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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