Il Tirreno

Versilia

No al presidio fisso in piazza Dante

di Donatella Francesconi
No al presidio fisso in piazza Dante

L’ultima parola della Prefettura alla richiesta dei cittadini. Granaiola (Pd): porterò la questione al ministero

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VIAREGGIO. No della Prefettura al presidio fisso delle forze di polizia a rotazione chiesto dai cittadini residenti nella zona della stazione. A diffondere la notizia della scelta fatta è la senatrice del Partito democratico, Manuela Granaiola: «Con rammarico leggo di un sostanziale diniego perchè, da elementi forniti dalle forze dell'ordine, tale presidio comporterebbe uno sbilanciamento dei servizi di vigilanza con conseguente abbassamento del livello di attenzione in aree di rischio maggiormente sensibili». Interpellato dal “Tirreno”, il Prefetto di Lucca, Giovanna Cagliostro, conferma: «È un no frutto di unanime parere delle forze dell’ordine. A bocce ferme non è possibile. Ho scritto al Gabinetto del ministro dell’interno e al Dipartimento sicurezza per chiedere più agenti, aderendo alla richiesta della senatrice Granaiola e del sindaco di Viareggio».

Giorgio Del Ghingaro, all’indomani del tentativo di violenza sessuale consumato in centro città ai danni di una giovane donna, aveva inviato una lettera al Prefetto: «I cittadini chiedono risposte vere, e io con loro: serve una forte presa di posizione. Serve il suo intervento». Ma Granaiola, che nei mesi scorsi ha incontrato anche il capo della polizia, Franco Gabrielli, mette le mani avanti: «I rinforzi per il periodo del Carnevale sono una costante di ogni anno. Non si facciano passare queste unità per i rinforzi che i cittadini si attendono in più».

La sensazione è che il “va tutto bene” debba risuonare a Viareggio sempre e comunque. In una città che ha visto tre omicidi in tre mesi, nella quale vivono e si muovono nell’ombra decine e decine di giovani magrebini irregolari che altro non possono fare che spacciare ed ubriacarsi perché per loro, in Italia, speranze non ce ne sono, dove i centri massaggi farlocchi spuntano come funghi, dove l’illegalità abbonda in porto e dove una pratica senza certificato antimafia può restare sospesa per oltre un anno senza che nessuno si stupisca, protesti, ricorra. Una città che, non più tardi di due anni fa, gli inquirenti Campani della Dda hanno definito come la culla di «una cellula del clan dei Casalesi stabilmente operante in Versilia». Una città in cui le inchieste di peso è più importante archiviarle che aprirle, e ci sono fatti recentissimi che lo testimoniano carta dopo carta.

Nella nota diffusa ieri dopo avere appreso la notizia del no della Prefettura alla richiesta dei cittadini della zona intorno alla stazione, Manuela Granaiola annuncia: «Da parte mia garantisco che tornerò a sollevare la questione al ministero e continuerò a seguire tutta la vicenda con la massima attenzione e determinazione. È mia profonda convinzione che per la sicurezza dei cittadini il migliore investimento sia sempre la prevenzione».

Intanto, però, anche tra le stesse forze di polizia il malumore cresce per le precarie condizioni in cui si ritrovano a dover operare in una lotta impari per forze. Come ha detto ieri il Prefetto di Firenze Alberto Intini, il fenomeno del piccolo spaccio è «estremamente diffuso», tanto da essere praticamente «impossibile» da eliminare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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