Il presidio
Aste dei bagni, l’Europa dice no all’equo indennizzo
Il commissario per il mercato interno risponde a Mara Bizzotto (Lega): «Nessun vantaggio può essere accordato al concessionario uscente»
VIAREGGIO. L’Europa «intende riconoscere - ai balneari che perderanno al concessione - un indennizzo pari al valore del complesso dell’azienda?» ha chiesto con un’interrogazione la parlamentare europea Mara Bizzotto (Lega Nord, vice segretario nazionale della Liga Veneta–Lega Nord dal luglio 2012, responsabile federale del dipartimento "Europa-Politiche europee" del suo partito). La risposta non si è fatta attendere. Ed è una doccia gelata sulle speranze dei balneari.
«Riguardo all’indennizzo - scrive Elzbieta Bienkowska, polacca, commissario europeo per il mercato interno, l'industria, l'imprenditoria e le piccole e medie imprese nella commissione Juncker dal 1º novembre 2014 - l’articolo 12 della Direttiva servizi (Bolkestein, ndr) stabilisce che l’autorizzazione non può accordare alcun vantaggio al prestatore uscente». Parole che tagliano tutte le teste di tutti i tori che i balneari possano ancora pensare di domare.
Nella sua interrogazione. Mara Bizzotto chiedeva anche di sapere se la Commissione europea «valuti positivamente un’eventuale proposta del Governo italiano di prevedere un periodo di transizione (fino a 30 anni) per consentire alle imprese di rientrare degli investimenti fatti». E se l’Europa «ritiene compatibile con la direttive Bolkestein il fatto che le gare ad evidenza pubblica prevedano requisiti qualificanti come esperienza, professionalità, competenza maturata, salvaguardia dei posti di lavoro».
Nella risposta del 15 dicembre, la commissaria europea, non può che richiamare la sentenza della Corte di giustizia europea: «In seguito alla pronuncia pregiudiziale del 14 luglio 2016 ed in base alle informazioni di cui dispongono i servizi della Commissione, le autorità italiane stanno al momento valutando le misure da adottare in risposta a tale sentenza. La Commissione, pertanto, non può esprimersi in questa fase sulla questione. Ed esaminerà possibili soluzioni alla luce della normativa pertinente».
Toccando poi la domanda sul periodo di transazione, Bienkowska risponde: «La Commissione rinvia l’onorevole deputata alla sentenza, da esaminarsi a questo proposito. Il vigente diritto della Unione europea non contiene una norma specifica che disciplini i requisiti relativi all’esperienza professionale dei futuri titolari di autorizzazioni. Occorre, comunque, tenere in considerazione quando stabilito dall’articolo 67, paragrafo 2, lettera b) della Direttiva europea 24/2014 sugli appalti pubblici». Una disposizione che «consente di tenere conto di tale aspetto, ma solo nella misura in cui ha un’influenza significativa sul livello dell’esecuzione richiesto dalle autorità che rilasciano l’autorizzazione».
Risposta, quella della commissaria europea, che rimanda ad una normativa italiana, che oggi non esiste, in materia di standard che gli stabilimenti balneari dovrebbero avere per giustificare il fatto che nelle aste si tenga conto delle capacità e della esperienza maturata dai gestori in scadenza di concessione.
Insomma, le istanza dei balneari italiani non convincono l’Europa. Che dall’Italia si aspetta - Bienkowska lo scrive chiaramente - un provvedimento disegnato su misura alla sentenza della Corte di giustizia». E non è detto che sia per sempre “stessa spiaggia, stesso mare”.
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