Il presidio
Arselle, tolto il divieto Ma i controlli restano
Si può tornare a pescare e mangiare il mollusco a casa e al ristorante La Capitaneria: se l’origine non è chiara la multa scatta lo stesso
VIAREGGIO. Via libera alle arselle e al mitico spaghettino simbolo della Versilia. Da ieri sono nuovamente consentiti la pesca, la vendita e il consumo del prelibato mollusco. Tutte attività vietate dal provvedimento emesso dall’Asl il 1º dicembre scorso. Perché le arselle, o telline, analizzate contenevano tracce di batteri fecali, assorbiti dal mare inquinato dai liquami.
«Gli ultimi controlli - informa l’Asl - hanno evidenziato il rispetto delle condizioni igienico-sanitarie previste dalla normativa comunitaria». E quindi il divieto è stato revocato. Ma i controlli della Capitaneria restano. Perché se pescatori e ristoratori non mostrano in maniera chiara da dove provengono le telline, la multa viene fatta comunque. E gli importi possono essere elevati (leggi box) sia per gli uni che per gli altri.
I controlli della Capitaneria di porto, tra l’altro, aumentano in questi giorni di feste natalizie. Perché ad aumentare è il consumo di pesce, sia nelle tavole delle case che in quelle dei ristoranti. Nel mirino dei militari finisce tutta la cosiddetta “filiera ittica” (dai pescherecci ai mercati, passando dalle pescherie ai grossi centri di distribuzione, per finire ai supermercati ed ai ristoranti) con l’obiettivo di far arrivare ai consumatori pesce di qualità.
Grande attenzione viene messa sulla corretta e chiara etichettatura dei prodotti: devono essere sempre riportati la denominazione comune e scientifica, luogo di provenienza e metodo di pesca. In maniera tale da poter verificare la rintracciabilità del prodotto. Ciò consente di risalire sempre alla provenienza, evitando truffe commerciali e soprattutto evitando che siano smerciati prodotti frutto di attività illecite, abusive o della pesca sportiva (che ha un limite di cinque chili), potenzialmente pericolosi per la salute. Pochi mesi fa sono state depenalizzate la pesca e la commercializzazione di prodotti ittici sotto la taglia minima consentita: questo significa che non si commette più un reato. Ma sono state inasprite le sanzioni amministrative, ed è stato inoltre introdotto un criterio di proporzionalità: la multa aumenta in maniera proporzionale alla quantità di prodotto pescato in violazione delle regole, ed in relazione al danno procurato all’ambiente.
Matteo Tuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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