Il Tirreno

Versilia

Una pattuglia di fortemarmini alla corte della Rai

di Cristina Bulgheri
Una pattuglia di fortemarmini alla corte della Rai

Stasera in tv il docufilm sulla guerra del Pasubio firmato da Raffaelli, Pellegrini, Cannas, Petrucci e Rotelli

3 MINUTI DI LETTURA





FORTE DEI MARMI. C’è una pattuglia di fortemarmini dietro il docufilm “La Linea del Pasubio” che, stasera alle 22 sarà trasmessa da Rai Storia già presentato a giugno al festival di Taormina e in settembre al Festival del Cinema di Venezia. Quattro in tutto, anzi quasi cinque: Matteo Raffaelli, il regista ma anche sceneggiatore insieme con Michele Pellegrini (coautore anche de “La mafia uccide sempre d'estate” di Pif) e a Jacopo Cannas. Con loro, l'operatore Marco Petrucci e l'ideatore Marco Nereo Rotelli.

Otto (anzi dieci) mani versiliesi dunque per raccontare la guerra del Pasubio, un capitolo della storia d’Italia, che è diventato metafora e simbolo stesso di un conflitto, che ha visto morire tante persone, connazionali e non. Sul Pasubio, antico confine tra l’Italia e l’Austria tra le province di Trento e Vicenza, esattamente cento anni fa, fu combattuta, in un reticolo di 52 gallerie, una delle battaglie più aspre della Prima guerra mondiale. In questo che è diventato un museo diffuso costituito di molti chilometri di gallerie e reperti bellici, si ambienta il docufilm di Raffaelli & C.: non solo una ricostruzione storica ma un racconto dell'umanità che in quei luoghi ha combattuto, sofferto, perso la vita e la propria identità.

«Con questo film - spiega lo stesso Raffaelli - abbiamo voluto restituire umanità a tutti quei soldati dispersi e mai tornati, ai quali il regime ha dedicato tutt'al più qualche monumento al Milite Ignoto. Erano padri di famiglia, mariti, fratelli, figli che sono partiti e dei quali spesso non si è saputo più nulla».

Raffaelli ha cercato di saldare questo conto lasciato in sospeso dalla Storia, affidandosi proprio al contributo epistolare degli stessi protagonisti di quella batatglia: «Esistono infatti - aggiunge Raffaelli - una cifra impressionante di lettere scritte dai soldati italiani al fronte: un pozzo di notizie, di storia ma soprattutto di sentimenti, anche se le ragioni militari hanno limitato le notizie sulle battaglie». Una ricerca storica meticolosa portata avanti da Iacopo Cannas, che ha raccolto negli archivi molte di queste epistole, rielaborandole con Michele Pellegrini e Matteo Raffaelli.

Ed è proprio la letturA di queste missive - affidata peraltro all'interpretazione di un attore intenso e possente come Peppe Servillo - che arriva la voce dei soldati al fronte, corredata dagli interventi di uno storico, di un esperto militare e di un artista come Marco Nereo Rotelli, milanese, ma fortemarmino d'adozione, anima del progetto. «L’idea di fare un documentario sulla Prima Guerra mondiale - confessa Raffaelli - è venuta proprio a lui. Io non avevo mai affrontato questo tema e la sfida mi incuriosiva e affascinava. Così ci siamo incontrati proprio a Forte, dove Rotelli ha la sua seconda casa: con noi, anche Michele (Pellegrini) e Iacopo (Cannas) e abbiamo ideato il film». Una sorta di cenacolo, un po' come un tempo proprio a Forte era quello degli intellettuali, letterati e artisti che si riunivano a “Il quarto platano”: «Mancava giusto l'amico Fabio Genovesi - tiene a dire Matteo Raffaelli - troppo impegnato con il suo libro, ma non è detto che prima o poi riusciamo a coinvolgere anche lui». Così come saranno coinvolti in gennaio gli studenti del liceo Michelangelo ai quali sarà proiettato il film alla presenza degli autori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web