Il Tirreno

Versilia

l’omaggio al fratello tra memoria e progetti

«È stato il mio pigmalione e il mio primo regista»

di Cristina Bulgheri
«È stato il mio pigmalione e il mio primo regista»

VIAREGGIO. «Ho avuto la sua vita nelle mie mani. E lui, la mia nelle sue». Mani bellissime, mani da pianista. Così Stefania Sandrelli dipinge, con poche efficaci pennellate, il ritratto dell’amato...

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VIAREGGIO. «Ho avuto la sua vita nelle mie mani. E lui, la mia nelle sue». Mani bellissime, mani da pianista.

Così Stefania Sandrelli dipinge, con poche efficaci pennellate, il ritratto dell’amato fratello Sergio, in occasione della presentazione – al Museo teatrale Siae del Burcardo – del volume che raccoglie alcune partiture composte appunto da Sergio Sandrelli. «Ho trovato questi spartiti sparsi nel suo studiolo e casa della sua compagna Gabriella e ho cercato di metterli insieme, convinta che la musica sia il linguaggio più profondo della vita. E io in mezzo alla musica, si può dire, che ci sono nata e cresciuta: mio nonno Pietro (per i viareggini lo zio Pietro dell’omonima rosticceria, oggi diventata “Amaro”) adorava l’opera lirica e mi ha insegnato tutte le arie. Mio fratello, di sette anni più grande di me, passava ore al suo pianoforte a suonare Bach, Chopin, Mozart, tanto che anch’io avevo imparato a strimpellare ad orecchio il “Chiaro di luna”. E poi la musica d’elite ascoltata alla Bussola, come ad esempio il concerto di Chat Baker, e quella leggera vissuta al fianco di Gino Paoli. Insomma quel linguaggio universale che è la musica, in tutte le sue forme, ha sempre accompagnato la mia esistenza».

E tra un Bach e un Debussy, Stefania ascoltava anche le produzioni proprie del fratello Sergio: quelle che ha voluto raccogliere nel volume “Solo piano” (edizioni Valdom), primo di un progetto più ampio, che prevede anche un secondo atto in agenda per il Natale 2017, ovvero la pubblicazione di una seconda raccolta corredata anche da un cd da realizzare grazie al contributo di alcuni maestri: si fanno i nomi di Nicola Piovani e Danilo Rea.

«È un work in progress – precisa l’attrice viareggina – un atto doveroso verso mio fratello, che è stato la mia ombra, il mio pigmalione. Con lui sono venuta a Roma contro il volere di tutti i miei familiari, zii e parenti tutti, per il provino di “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi, alla De Paolis. Nessuno voleva accompagnarmi, ma Sergio si fece avanti ed insieme partimmo per questa avventura». Un compagno di viaggio fedele e complice: sempre insieme nella natìa Viareggio. Sempre insieme nella capitale - a Monteverde, all’Eur, in zona Cassia - dove a Stefania si spalancarono le porte del cinema. «Mio fratello – racconta Stefania - è stato anche il mio primo regista: girava dei piccoli film, che poi vedevamo insieme ad amici e famiglie viareggine tipo quella di Federico Guardone. E da allora è sempre stato molto attento alla mia carriera. Ricordo che s’infuriò in occasione dell’assegnazione dei David di Donatello per “La prima cosa bella” di Paolo Virzì, assegnato per due punti di scarto a Micaela Ramazzotti. Io cercavo di rassicurarlo dicendo che era un premio condiviso, ma lui non accettava questo verdetto. Ogni tanto lasciava spazio al suo carattere un po’ fumino».

Ma la musica era la sua dimensione naturale, il suo linguaggio migliore, libero, senza barriere: «Sergio aveva tre pianoforti: una a casa della compagna storica Gabriella, uno nel suo studiolo e uno a casa mia: ha suonato fino all’ultimo, affidando alle note le sue emozioni». Non è il primo omaggio che Stefania tributa a suo fratello: già all’indomani della scomparsa, avvenuta nel 2013, a 73 anni, l’attrice viareggina aveva raccolto le poesie, che Sergio Sandrelli aveva lasciato appuntate a lapis su qualche foglio sparso, rimasto poi racchiuso in un cassetto. “Primo verso” è il titolo della raccolta che Stefania stessa presentò al Premio Viareggio. «Un’iniziativa che in realtà, all’indomani della sua scomparsa, ho voluto più per me stessa – confessa la Sandrelli – le poesie di mio fratello scaldavano il cuore prima di tutto a me, che ero rimasta senza di lui». Ieri, le liriche, oggi le partiture «perché – riconosce Stefania – il vero artista di casa era proprio mio fratello, rimasto però nascosto dietro la mia ombra». Ed è come se fosse arrivato il momento di togliere il velo e rendergli un doveroso tributo: «Un segno di riconoscenza – tiene a sottolineare Stefania – non una commemorazione. Sergio è stato, per me, il padre e io, per lui, la madre, persi troppo presto».

Un sodalizio fatto anche di complicità e di pazzie: «Ricordo quel giorno che in sella alla nostra bicicletta raggiungemmo il monte Meto per mangiare il coniglio alle olive. Tranquilli, stesi al sole dopo una bella mangiata, sentimmo arrivare la telefonata di nostra madre imbufalita perché non sapeva dove fossimo. Al nostro rientro sia io che Sergio, che allora aveva 19 anni, prendemmo dei sonori schiaffi. Non solo da mia madre, ma anche da mia zia». E il ricordo della zia Flora riporta Stefania nella sua Viareggio: «Ho promesso di venire e lo farò presto». Per ora, trascorse le festività, l’aspetta la ripresa della tournèe dello spettacolo teatrale “Il bagno”, a fianco della figlia Amanda Sandrelli, e un nuovo film commedia sul grande schermo. E, forse, la regia di un’opera lirica proprio per il Festival Pucciniano di Torre del Lago: «E’ vero, mi è stato proposto e non nego che, per una come me che ritiene che la musica sia la più alta tra tutte le arti, mi piacerebbe tantissimo, ma purtroppo, per ora, non ho ancora avuto tempo di pensarci».

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