Italia
La rivoluzione di Pepe al pronto soccorso
«Così ridurremo le attese e miglioreremo l’accoglienza»
VIAREGGIO. Rivedere la squadra di medici, infermieri e operatori sociosanitari in servizio, nel chiaro intento di rafforzarla. Valorizzare i colleghi più esperti per gestire meglio il traffico nei giorni peggiori. Dare agli infermieri più libertà d’azione, anche se sempre col supporto del medico. E affrontare, una volta per tutte, il problema degli utenti lasciati per ore in barella in attesa del ricovero.
È la rivoluzione targata Giuseppe Pepe, nuovo primario che da ieri ha preso ufficialmente servizio al pronto soccorso dell’ospedale Versilia. Pepe, 44 anni, arriva dal policlinico di Careggi dove era responsabile dell’Area osservazione breve: sostituisce l’ex primario Sergio Milletti, andato in pensione a maggio scorso e finora rimpiazzato dal direttore facente funzione Gino Barbacci.
Per quanto riguarda il personale (leggi pagina a fianco) il primario Pepe non si espone su eventuali rinforzi. Ma ammette che l’organico fa fatica a coprire i tre turni giornalieri. Nell’attesa di capire se i rinforzi arriveranno, il dottor Pepe metterà mano all’organizzazione. Non tanto per la gestione degli stessi turni, che prevedono quattro medici e nove infermieri sia al mattino che nel pomeriggio - di notte invece i medici scendono a due - quanto piuttosto per capire come si può snellire e velocizzare il lavoro di ciascuno. Puntellando qua e là.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il ruolo dei medici esperti, che il nuovo primario afferma di voler valorizzare. «In futuro, a fronte di un picco di accessi - dice Pepe - potremo mettere un collega “senior” di supporto nella presa in carico del malato. In modo da indirizzare lo stesso in maniera più rapida verso il percorso di cura giusta». Un professionista, cioè, che si aggiunga ai quattro medici di turno. Tre di loro, infatti, quando entrano in servizio ricevono dai colleghi che “smontano” i pazienti arrivati nelle ore precedenti, e che loro non sono riusciti a smaltire. L’utente che si presenta al pronto soccorso, quindi, può contare su un solo medico completamente libero di iniziare le nuove visite.
Altro punto nodale: il compito degli infermieri. Pepe vuole portare al “Versilia” il modello See and treat, «che a Careggi - spiega - funziona». Cosa significa? Vuol dire che l’infermiere può occuparsi di casi più leggeri, come piccole suture o incidenti di percorso - ad esempio una spina in un piede - togliendo un po’ di lavoro al medico. Che comunque visiona il paziente e firma la cartella clinica, assumendosene la responsabilità. Saranno potenziati l’ambulatorio dei codici bianchi, cioè i casi meno gravi - oggi in carico ai medici del 118 - e la medicina d’urgenza. Che oggi conta dodici posti letto per chi si ritrova tra il pronto soccorso e il ricovero vero e proprio. «Con l’intero ospedale - assicura il dottor Pepe - ci riorganizzeremo per ridurre il più possibile le attese per i ricoveri». È uno dei nodi che l’ex primario Milletti non è riuscito a sciogliere. «Lo ribadisco: se un paziente deve avere un posto letto in reparto, e aspetta troppo, non è un problema solo nostro. Ma dell’intero ospedale». Infine, la presenza di un familiare a fianco del paziente - già oggi possibile ma per mezz’ora - sarà ampliata «a patto che si rispettino le regole di comportamento - conclude - In caso di problemi, lo scriva pure, gli utenti si rivolgano direttamente a me».
@matteotuccini
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