Il Tirreno

Versilia

L’ex ad di Rfi: «Non mi si può accusare»

di Donatella Francesconi
L’ex ad di Rfi: «Non mi si può accusare»

In aula al Polo fieristico di Lucca per la prima volta dopo tre anni di udienze per raccontare la sua verità

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VIAREGGIO. A sorpresa nell’aula del processo per il disastro ferroviario di Viareggio. Michele Mario Elia, ex amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana, poi succeduto a Mauro Moretti alla guida del Gruppo Fs, ieri ha voluto rendere dichiarazioni spontanee. Per dichiarare - davanti al Collegio presieduto da Gerardo Boragine (con il colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) - di ritenere «in tutta coscienza e professionalità che nulla possa essere addebitato a me personalmente, né ai colleghi e ad Rfi».

Per gli imputati nella ricerca di verità sulla maledetta notte del 29 giugno 2009, con il suo treno deragliato, il gas esploso, le fiamme e trentadue vite strappate e molte altre devastate, le accuse formulate dalla Procura di Lucca sono disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni. Per Elia i pubblici ministeri Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino, hanno chiesto quindici anni di carcere. Senza attenuanti di sorta, diversamente da quanto accaduto per Vincenzo Soprano, ex ad di Trenitalia, ai quali i pm hanno riconosciuto l’elevata presenza in aula e le dichiarazioni spontanee non in “zona Cesarini”.

«Sono convinto che abbiamo fatto e dato il massimo», sono ancora le parole di Elia risuonate nell’aula del Polo fieristico di Lucca: «Ritengo - ha detto ancora l’ex amministratore delegato di Rfi - che si sia dimostrata l’assoluta inconsistenza delle accuse elevate nei miei confronti e nei confronti dei miei collaboratori».

Dopo sette anni e mezzo dalla notte in cui il cielo e la terra si tinsero del rosso del fuoco e del sangue, Elia si presenta davanti ai giudici, ai pm, ai familiari delle vittime di quella tragedia ed afferma: «Non volevo che in questo pubblico processo il mio ruolo fosse associato solo ad un nome e ad un incarico. Ho voluto presentarmi per essere anche un volto per voi tutti. Il volto di una persona che ha dato, insieme ai colleghi di Rfi coinvolti in questa immane tragedia un grande e decisivo impulso alla sicurezza e allo sviluppo del sistema ferroviario nazionale».

Un asse si è fratturato, un treno è deragliato, una cisterna si è squarciata (e se fosse stata più di una, come hanno ben spiegato i consulenti tecnici di Procura e parti civili, Viareggio sarebbe stata rasa al suolo), trentadue persone sono morte, i loro cari si sono visti la vita spezzata. Ma l’ad dell’azienda gestore dell’infrastruttura ferroviaria ha voluto portare un aula «un dato su tutti, concernente la drastica riduzione del tasso di incidentalità ferroviaria, nel quale purtroppo non è rientrato il disastro di Viareggio». Città “ribelle” alle statistiche che raccontano come «nel periodo che va dal 2000 al 2009 gli incidenti ferroviari sono diminuiti dell’86%, facendo sì che la rete ferroviaria italiana risultasse essere, grazie agli investimenti tecnologici, uno dei sistemi ferroviari più sicuro al mondo».

Una sicurezza - ha ricordato Elia - pagata a suon di miliardi di euro: «Dal 2000 al 2009, per la sicurezza sulla rete ferroviaria tradizionale sono stati realizzati progetti per oltre 17 miliardi di euro. di cui sei miliardi finalizzati alla manutenzione dell’infrastruttura ferroviaria ed al recupero ai fini della sicurezza del dissesto idrogeologico». Come a dire l’ospedale è nuovo di zecca, per i macchinari si è molto speso, ed anche i medici sono il top. Peccato solo per quella ruggine sul bisturi...E per il paziente morto per il quale comune si esprime «cordoglio e rispettosa partecipazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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