Il presidio
L’avvocato del Comune: omissioni lunghe decenni
VIAREGGIO. «Se ci fu contratto si lavorò a caricare il treno, a formarlo, a condurlo per mezza Italia. E lo fecero i macchinisti, e lo fecero gli altri ferrovieri, impegnati di continuo sui mezzi di...
VIAREGGIO. «Se ci fu contratto si lavorò a caricare il treno, a formarlo, a condurlo per mezza Italia. E lo fecero i macchinisti, e lo fecero gli altri ferrovieri, impegnati di continuo sui mezzi di trasporto, tra i binari, nelle stazioni, ovvero nei luoghi di lavoro dove esercitano la loro attività, protetta, ovvero il trasporto. Tutto questo sparisce nella teorica del professor Alfonso Stile. E non è più la realtà che così si rappresenta ma un'astratta illusione metafisca dalla quale sono spariti gli uomini e ciò che essi fanno sotto la protezione della legge».
Una «costruzione illusoria, una dimensione irreale», per Graziano Maffei, difensore di parte civile anche per il Comune di Viareggio. Ente che - da quando è terminato il governo del commissario prefettizio Fabrizio Stelo, che tutti hanno visto seduto nei banchi degli avvocati, non è più rappresentato da nessuno in questa “coda” di dibattimento.
Maffei ha il dono di portare in aula le immagini della realtà, pur dentro il doveroso argomentare giuridico. Così che la sua replica alle argomentazioni dei difensori degli imputati, impegnati fin dall’inizio a sostenere che il disastro ferroviario di Viareggio non fu incidente sul lavoro e Ferrovie non avevano obblighi verso terzi, è apparsa quasi un libro animato. «Alla disumanità ancorché brillante della concezione del professor Stile, io credo di poter opporre un'interpretazione che recuperando alla legge il senso del reale, sia capace di collocare al centro di ogni interesse l'amore e l'attenzione per l'uomo», è l’argomentare di Maffei.
Che descrive così lo scenario - giuridico sì, ma concreto quanto lo è la vita umana - ipotizzabile stando alle argomentazioni dei difensori: «Il luogo di lavoro è protetto ed i nostri morti no, non sono protetti?. Follia. Follia concettuale, interpretativa, follia disumana. Non voglio ripetere "mostri", ma certo questa costruzione sul piano giuridico è talmente inaccettabile da apparire mostruosa nella sua insensatezza». E se l’intero portato della normativa europea dispone, nero su bianco, che «gli Stati membri danno priorità alla prevenzione degli incidenti gravi» e guida passo passo verso la realizzazione dell’obiettivo, allora - e qui le parole dell’avvocato si fanno di pietra - «le omissioni non sono omissioni di un giorno, di una settimana...Sono omissioni di decenni in questa storia... E questa è l'enormità della colpa». Perché si ha a che fare, sul banco degli imputati, con un “parterre” di «soggetti esperti, preparati, organizzati, ai quali non si può perdonare niente di quello che è stato fatto». Perché «sapevano che niente è stato fatto». (d.f.)
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