Il presidio
È un flop la raccolta fondi tramite il web
L’iniziativa avrebbe dovuto finanziare i giovani mascheratisti. Ma in cassa arrivano solo 2.300 euro
VIAREGGIO. 2.325 euro, racimolati grazie al sostegno di ventotto diversi mecenati, su un totale di 20mila euro - poco più di un decimo dell'obiettivo dichiarato.
Tradotto dai numeri: il crowdfunding, cioè la raccolta fondi su Internet, lanciato il mese scorso dalla Fondazione Carnevale non è andato a buon fine.
Il budget a disposizione dei quindici partecipanti al concorso delle maschere isolate rimane, così, di mille euro a costruzione senza nessun finanziamento ulteriore: chi vorrà abbellire la propria opera con cortei, coreografie e costumi a tema dovrà farlo a spese proprie.
Buona l'idea... L'investimento sui carristi del domani non aveva precedenti nella storia del Carnevale e la stessa Fondazione, oltretutto, si era messa al lavoro già dallo scorso agosto. Tramite la piattaforma Eppela, chiunque poteva sostenere le giovani leve della cartapesta facendo una donazione compresa tra 5 e 100 euro (ma un sostenitore ne ha lasciati addirittura 200): in cambio avrebbe ricevuto una ricompensa, dalla pubblicazione del proprio nome sulla rivista ufficiale del Carnevale fino alla possibilità di addentrarsi nella “pancia” dei carri o di usufruire di ingressi gratuiti ai corsi mascherati. In caso di raggiungimento della metà dell'obiettivo economico fissato, la Fondazione ChiantiBanca avrebbe erogato un finanziamento a fondo perduto di 8mila euro. Una vera rarità, in tempi di magra.
Ma confusa... Il crowdfunding era piuttosto ambizioso. Pure troppo, a conti fatti: la cifra di 20mila euro è apparsa fin da subito un traguardo utopico. E a chi conosce i bilanci e i costi sostenuti dal Carnevale non è sfuggito un paradosso: la Fondazione stessa spende 15mila euro per le maschere isolate, dato che ciascuno dei quindici costruttori in concorso riceve un compenso di mille euro. E allora, se con il crowdfunding l’obiettivo era mettere i mascheratisti in condizione di rendere soltanto più spettacolari le loro opere, perché ci si è intestarditi nell'inseguire una cifra ancora più alta (20mila euro)? Inspiegabile, poi, la decisione della Fondazione Carnevale di scartare la possibilità, prevista da Eppela, di incassare i soldi raccolti indipendentemente dal raggiungimento dell'obiettivo o meno. Poiché quest'ultimo non è stato centrato, ogni sostenitore vedrà interamente restituita sulla carta di credito la sua donazione.
Asta deserta. La raccolta fondi online, tuttavia, non è stata l'unica iniziativa sul web della Fondazione Carnevale: a settembre, sulla piattaforma Charity Stars, erano stati messi all'asta parecchi mascheroni per poi devolvere il ricavato alle popolazioni del Centro Italia colpite dal terremoto. Gli internauti potevano contendersi il Renzi di Allegrucci o il clown di Breschi e, in aggiunta, lasciare un'offerta libera in favore della Fondazione Carnevale. E il totale netto raccolto da Burlamacco, ancora evidenziato sul sito di Charity Stars, è stato di appena 43 euro. Nobile tentativo, per carità. Ma l'esito è davvero impietoso. E pensare che non più tardi di un paio d'anni fa alcuni carristi e semplici appassionati riuscirono a finanziare dal basso, e senza attingere a fondi pubblici, una bella sfilata di Carnevale estivo (gratuita) semplicemente distribuendo braccialetti e t-shirt. Peccato che nessuno abbia voluto far tesoro di quella straordinaria lezione...
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