Il presidio
Il rebus delle spiagge sopravvive anche a Renzi
Gentiloni è il sesto premier che dovrà decidere se mandare all’asta i balneari Lardinelli (Fiba): «I “nostri” ministri ci sono ancora». Domani assemblea all’Astor
VIAREGGIO. Undici anni, sei presidenti del Consiglio. E ancora nessuna soluzione. Nel 2017 la direttiva europea Bolkestein, spauracchio dei balneari (e degli ambulanti) celebrerà un nuovo compleanno. Ormai la “ragazza”, nata nel 2006, va alle scuole medie: ha visto Romano Prodi e Silvio Berlusconi che si davano il cambio, rimanendo entrambi impantanati in un sistema che è sopravvissuto anche al referendum costituzionale. E c’è da scommettere che nemmeno Paolo Gentiloni, appena insediatosi a Palazzo Chigi, riuscirà a risolvere il rebus. E cioè se mandare o no all’asta i bagni e le famiglie che li portano avanti da anni.
A fronte di questo stallo i titolari degli stabilimenti balneari - che in Versilia, ricordiamolo, sono circa 430 e hanno quasi 1.300 dipendenti diretti - hanno maturato vari atteggiamenti. Si va dalla rabbia per una soluzione attesa da tempo, e che eviti la distruzione delle imprese - i bagni vogliono soprattutto impedire che le loro concessioni vadano ad altri - a un atteggiamento di cupa rassegnazione. Passando per le gufate: sul web si è diffuso l’hashtag #ibalneariportanomale, sull’onda del No alla riforma costituzionale che ha affossato Matteo Renzi. L’ultimo presidente del Consiglio a lasciare con la riforma delle spiagge ancora su carta. E forse l’unico che, almeno all’apparenza, sembrava aver capito davvero l’importanza della questione. Tant’è che aveva incontrato alcuni concessionari a Forte dei Marmi, nell’estate scorsa.
C’è da dire che i balneari potrebbero non essere troppo danneggiati dal terremoto che ha scombussolato il Paese. «I ministri con cui abbiamo trattato finora sono rimasti - afferma Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale del sindacato Fiba Confesercenti - parlo di Enrico Costa, che è stato confermato agli Affari regionali, ma anche di Dario Franceschini che resta alla guida del turismo. E poi ci sono ancora Luca Lotti e Maria Elena Boschi, toscani e coscienti della questione balneare. Anche se sono stati spostati l’uno allo sport e l’altra al sottosegretariato alla presidenza del Consiglio». Secondo Lardinelli i tempi di approvazione della legge delega - con cui il Parlamento darà mandato al Governo di fare il decreto legislativo di riforma delle spiagge - restano i soliti. «Ci auguriamo ancora oggi che la delega venga approvata prima dell’inizio della stagione turistica», dice.
Già, ma quale sarà il contenuto della riforma? La proposta del sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto - linea dura contro gli abusi in spiaggia e trasformazione delle concessioni in autorizzazioni - sembra essere finita nel cassetto. Sul tavolo, perciò, rimane il progetto che è lo stesso ormai da anni: prevedere le aste, o evidenze pubbliche, con eventuali paracadute per i balneari. A partire da un periodo minimo per abituarsi alle nuove regole. «L’idea del ministro Costa - dice Emiliano Favilla, leader dei balneari oltranzisti - è di prevedere un periodo transitorio, poi passare alle aste con eventuali risarcimenti per chi perde il bagno. Tutti discorsi. Stoppare quella proposta ci sembrò, nonostante tutto, un primo risultato. Ma non tanto da stare tranquilli. Infatti il sottosegretario Luca Lotti non ci convocò mai per proseguire quell’iter che ci aveva promesso, e da ciò si capì che anche il governo Renzi non dava affidamento». E quindi qual è la strategia, ora che Renzi non è più a Palazzo Chigi? «Bloccare tutto, ancora una volta».
Di questo si parlerà in un’assemblea sulla questione Bolkestein organizzata dalla Cna. Il cui sindacato balneare di categoria contesta le posizioni delle altre sigle sindacali, considerate troppo morbide. Domani dalle 15, all’Hotel Astor di Viareggio, si discuterà - si legge in una nota - «soprattutto della legge sul legittimo affidamento, considerata necessaria per dare continuità aziendale alle imprese del settore».
@matteotuccini
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