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Versilia

Il piano approvato all’unanimità

SERAVEZZA. Cambiano i confini del Parco delle Alpi Apuane, che erano rimasti intatti dal 1997. Non ci saranno influenze sulle attività di cava, ma i cacciatori, invece, dovranno aggiornarsi per non...

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SERAVEZZA. Cambiano i confini del Parco delle Alpi Apuane, che erano rimasti intatti dal 1997. Non ci saranno influenze sulle attività di cava, ma i cacciatori, invece, dovranno aggiornarsi per non rischiare di finire con il fucile in mano nell’area protetta. Altra novità interessante riguarda la zonizzazione del Parco: è stato suddiviso in diverse aree in base al grado di protezione; ci saranno anche circa 900 ettari di riserve integrali dove in teoria non si potrà neppure più passeggiare. Intanto bisogna specificare che le nuove regole e i nuovi perimetri – approvati con delibera del Parco il 30 novembre – non entreranno in vigore prima di febbraio 2017. Pertanto, la stagione venatoria in corso (si concluderà il 31 gennaio), come ha spiegato il direttore del Parco Antonio Bartelletti, rimarrà disciplinata dalle vecchie regole e dai vecchi confini.

Il nuovo perimetro. Ma come cambia il perimetro? La superficie totale dell’area Parco rimarrà pressoché la stessa (da 20.598 a 20.600 ettari), cambierà però la distribuzione sul territorio. «La parte significativa dell’area protetta rimane – spiega Bartelletti – ma diciamo che c’è stata una razionalizzazione del confine, con alcune aree che entrano e altre che escono. Nel complesso sarà un salto di qualità». Subirà invece un ampliamento significativo, del 9,5%, l’area contigua di parco: da 27.107 a 29.679 ettari. In questa fascia di territori, che fanno da anello esterno al Parco, le regole – anche per la caccia – rimarranno le stesse.

Zone più o meno protette. Ma veniamo alla zonizzazione. Il territorio tutelato - come ha descritto il direttore Bartelletti sul sito del Parco - non sarà più un’unica ed omogenea superficie, senza differenziazione di valore e di obiettivi di gestione al proprio interno. I 20.600 ettari di area parco si articoleranno dunque in zone a diverso grado di protezione, tra cui riserve integrali (per 979 ettari), riserve orientate di tipo “naturalistico” (12.120 ettari), riserve orientate di tipo “paesistico-culturale” (914 ettari), aree di protezione (6.580) e una piccola area di promozione economica e sociale (appena 8 ettari) nella zona di Tre Fiumi vicino ad Arni». Tra le aree ad altissima protezione ambientale – dove di certo non passano sentieri – troviamo ad esempio un’area sul monte Borla, una parte del retro Corchia a Stazzema, una zone tra il monte cavallo e il monte Contrario e la Val di Fagli dietro il Pizzo dell’Uccello nei pressi di Equi terme. Sono tutte zone a riserva integrale poiché anche la presenza umana creerebbe problemi all’ecosistema.

Le cave. In tutto ciò, le aree estrattive non sono state oggetto di modifiche ma riguarderanno un iter separato. Che in realtà dovrà concludersi, per legge, oltre il 30 novembre 2018, ma che nei fatti non sarà così. «È una scelta che è stata fatta nel 2007 – ha spiegato Bartelletti – con la decisione di stralciare dal Piano del Parco la parte estrattiva. Alcuni dicono che si tratta quindi di un piano a metà, ma non è così: negli altri parchi hanno solo queste regole; noi solo abbiamo l'aggiunta della materia estrattiva, che non è argomento semplice». L’auspicio è che la riforma non rimanga un cambiamento normativo e burocratico, ma che possa far decollare sotto l'aspetto turistico il patrimonio naturalistico del Parco.

Tiziano Baldi Galleni

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