Il presidio
Al processo giudice si “scopre” incompatibile
Il gup aveva firmato una proroga nelle intercettazioni telefoniche: slitta di sette mesi l’udienza, indicato un nuovo magistrato
PISA. La firma su una proroga per consentire l’attività di intercettazioni telefoniche. Una sigla in calce a un foglio e un processo per corruzione, deflagrato con una serie di arresti di pediatri in provincia nel novembre 2014, slitta di sette mesi. Un potenziale vizio di forma, che nessuno degli avvocati dei 23 imputati aveva sollevato in udienza, è stato, invece, colto dal gup del tribunale di Pisa Giuseppe Laghezza che ha ritenuto di non poter esaminare la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura. Il motivo lo chiarisce il codice di procedura penale: il giudice con quel tratto di penna era diventato incompatibile.
L’inchiesta “Medici low cost” nel passaggio dalla Procura al Tribunale non decolla. Il rinvio ufficializzato ieri mattina rimanda all’11 luglio 2017 la prima udienza in cui esaminare le posizioni degli imputati. E non è escluso che si presentino altre richieste che inducano a slittamenti, dai difetti di notifica alle istanze di riti alternativi. A luglio sarà il gup Elsa Iadaresta a gestire i “Medici low cost” visto che non ha mai avuto sulla sua scrivania i faldoni messi insieme dai carabinieri del Nas e dal sostituto procuratore Giovanni Porpora. Quella firma, vergata da Laghezza nel ruolo provvisorio di supplente, nel prosieguo del processo avrebbe potuto diventare il grimaldello delle difese per inficiare il procedimento giudiziario. Come? Contestando l’intervento nel procedimento da parte del giudice, il quale, anche se con un passaggio formale, aveva già avuto modo di occuparsi del caso. E, dunque, non poteva pronunciarsi avendo già trattato la vicenda. Non che avesse letto il fascicolo, peraltro squadernato in migliaia di pagine, ma anche apporre un firma su un documento di indagine - in un’assenza momentanea del gip che alla fine dispose gli arresti, Guido Bufardeci - avrebbe potuto innescare una possibile ricusazione capace di azzerare un processo che dai fuochi d’artificio iniziali ora sembra un treno a scartamento ridotto.
È di luglio la richiesta di rinvio a giudizio che dalla Procura è arrivata all’ufficio gip-gup in Tribunale. Dopo cinque mesi la constatazione dell’incompatibilità. «Magari il giudice ha visto solo in questi giorni in fascicolo e si è accorto che aveva firmato la proroga delle intercettazioni diventando incompatibile» commentavano ieri alcuni avvocati dei 23 imputati. L’effetto immediato dell’incompatibilità è che a due anni dagli arresti si allontana il dibattimento per accertare la verità, almeno quella giudiziaria. Per l’accusa i pediatri convenzionati con l’Asl (incaricati di pubblico servizio) spingevano le neo mamme all'acquisto di certi prodotti di latte in polvere ottenendo benefici dalle aziende produttrici. Utilità dal valore direttamente proporzionale al volume d'affari generato grazie alle segnalazioni interessate. Per l’accusa non c'era un passaggio di denaro diretto. Erano le vacanze pagate il mezzo cui facevano ricorso le aziende per accattivarsi la benevolenza dei medici.
Vero, falso? Di sicuro fino a che non ci sarà un processo gli imputati dovranno convivere con l’accusa di essere corrotti o corruttori. Un’ombra sulla professione che i meccanismi della giustizia, in questo caso con la “g” minuscola” non aiutano a diradare.
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