Il presidio
Premio alla ricerca al cuore per Murzi jr, figlio d’arte
Michele, talento precoce, lavora all’Opa di Massa e sviluppa condotti vascolari Ha ricevuto il premio biennale della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca
FORTE DEI MARMI. La storia del “figlio d’arte” Michele Murzi, 36 enne fortemarmino, l’ha metabolizzata da un pezzo. Certo convivere con l’ombra addosso del padre Bruno – uno dei più affermati cardiochirurghi infantili al mondo – è stato tutt’altro che semplice, ma Murzi junior, look da universitario con borsa a tracolla che salta da una lezione all’altra, sguardo talvolta stralunato, rara disponibilità e gentilezza nei confronti degli altri, alla fine se n’è fatto una ragione.
E ha guardato avanti a 24 anni si è laureato e a 26 ha iniziato ad operare sul cuore: “un talento precocissimo” lo definì qualcuno. Oggi quel ragazzo è un uomo – anche se l’impatto rimanda al ragazzo della porta accanto – e non soffre alcuna ombra del padre. Dopo diverse esperienze all’estero adesso lavora all’Opa di Massa ed è una delle punte di diamante dell’unità di cardiochirurgia adulti diretta dal dottor Solinas. Nel tempo libero, quel poco di tempo libero che gli rimane, Michele Murzi si dedica alla ricerca.
E proprio qualche giorno fa è stato premiato proprio per uno studio, potenzialmente rivoluzionario per la medicina, dal titolo “Valutazione di un condotto vascolare sintetico di PEtU-PDMS con stent interno di nitinol in un modello di bypass aortocoronarico”. Premio, il “Ricchi Carta Pinna” , che viene assegnato a cadenza biennale dalla Società Italiana di Chirurgia Cardiaca al miglior contributo scientifico presentato da un medico cardiochirurgo con un’età inferiore ai 40 anni. Un modo per premiare i giovani di talenti nel campo della chirurgia del cuore.
Tanto per intendersi, è un riconoscimento che viene riservato a pochi e di assoluto livello internazionale: Michele Murzi ha quindi fatto tappa a Roma, all’Ergife, ritirando emozionato il suo premio, ha ringraziato e sorriso, per poi tornare a Massa, all’Opa, ad operare. Senza gloriarsi. Si è addirittura dimenticato di farsi inviare una foto decente del momento della consegna del premio, ma in fondo anche questo fa parte della sua persona: non riuscire a dare la giusta enfasi agli attestati che sempre più spesso riceve, in ogni dove.
Quindi, quando lo abbiamo cercato per saperne di più, quasi si è stupito per tanto interesse.
«Nel nostro laboratorio di biomateriali del Cnr di Pisa (guidato dal dottor Giorgio Soldani che è contestatario della ricerca) abbiamo sviluppato dei grafts - che altro non sono che condotti vascolari - sintetici di silicone e poliuretani con diametro di tre millimetri per essere utilizzati come alternativi alle vene dei pazienti».
«Il grande vantaggio – spiega Murzi - sarebbe in termini di riduzione dell’invasività della procedura. In poche parole non si devono fare incisioni sulla gambe del paziente per prendergli le vene ed inoltre questi grafts durerebbero più a lungo sempre delle vene dei pazienti. I “ grafts” sono realizzati con un macchina particolare pensata dal dottor Soldani che agisce come una stampante 3D. Fra l’altro parliamo di un condotto in parte biodegradabile e quindi nel lungo termine completamente sostituito dalle cellule del paziente».
Ma qui è necessario fare un passo indietro: ad oggi infatti non esistono nel mondo condotti vascolari sintetici utilizzati per i bypass vascolari inferiori ai sei millimetri. Di per sé, quindi, la ricerca di Murzi, se verrà portata a compimento, sarà rivoluzionaria.
«I risultati dello studio – continua Michele Murzi - sono stati eccellenti con un tasso di successo a 6 mesi del 90%. È la prima volta al mondo che si riesce a fare funzionare in un modello animale un grafts vascolare di così piccolo diametro e per così lungo tempo. Tuttavia prima di poter passare alla fase di sperimentazione sull’uomo occorrono ancora ulteriori prove che stiamo iniziando a fare. Speriamo di poter iniziare una sperimentazione sull’uomo tra circa 1 anno».
Murzi e Soldani, nel frattempo, sono stati invitati negli Usa (la medicina e il business là non perdono tempo, ndr) per eseguire alcuni esperimenti sui condotti vascolari in quanto anche una ditta americana ha partecipato allo studio finanziandolo in parte ed è pronta - ottenuti i via libera di prassi -a commercializzarlo .
Ma questo è il domani, ancora lontano. Murzi ha ricevuto, insieme al premio, una somma in denaro che spenderà sempre nel campo della ricerca scientifica. Con una postilla. All’Opa, i premi sembrano essere di casa, basti pensare anche ai riconoscimenti ottenuti da un altro giovane talento nel campo della ricerca ecografica: Massimiliano Cantinotti.
Sullo sfondo resta un dato di fatto molto interessante: la ricerca di Murzi ha messo insieme biologi ed ingegneri del Cnr e medici dell’Opa: una collaborazione unica in Toscana e probabilmente anche in Italia. Una sinergia che apporterà gran di vantaggi nel campo della medicina. E questo anche grazie ad un figlio d’arte che brilla da tempo, di luce propria.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
