Il Tirreno

Versilia

La biblioteca voluta dagli operai

di PAOLO FORNACIARI
La biblioteca voluta dagli operai

Fu un’idea dei lavoratori delle darsene ma all’inizio non ci andava nessuno

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di PAOLO FORNACIARI

L’ondata di interesse che investe in questi giorni la biblioteca comunale testimonia quanto questa istituzione sia intimamente legata alla storia della città e offre lo spunto per riportare, in sintesi alcune notizie che documentano l’istituzione ed i primi decenni di vita della biblioteca comunale.

La biblioteca comunale nasce negli anni della seconda metà dell’Ottocento, quando Viareggio era una realtà in fase di sviluppo, complessa e a tratti anche contraddittoria. La città, infatti, si stava affermando come centro turistico alla moda. Ricordiamo che Viareggio, negli anni fra il 1860 e il 1870, si era dotata di numerose ed importanti strutture balneari e anche la città aveva cambiato volto. Sotto la spinta del continuo aumento del numero dei villeggianti, erano state aperte locande e nuovi alberghi ed era stato abbellito l’aspetto urbano, allargando le strade e sistemando le piazze.

Eleganti e pretenziose ville e raffinati alberghi, ospitavano la nobiltà e la ricca borghesia di tutta Europa. Esponenti della cultura e dello spettacolo si incontravano sulle rotonde dei bagni o nei caffé-concerto della Passeggiata, che costituiva la quinta ideale dove Viareggio recitava il ruolo di protagonista dell'estate.

Dal 1873 era nato anche il carnevale che negli anni che seguirono si impose come una manifestazione popolare importante per la storia e la cultura della città. Il 2 ottobre 1819, Maria Luisa di Borbone, Duchessa di Lucca, decreto la costruzione della prima darsena di Viareggio, la Darsena Vecchia poi Darsena Lucca, sul canale Burlamacca, a fianco della cinquecentesca Torre Matilde, che diede inizio all’attività marinara di Viareggio.

Da allora, il mondo del lavoro era testimoniato dalle darsene e dai cantieri navali, dove erano ormeggiati, o in allestimento, superbi velieri che hanno fatto storia per eleganza degli scafi e per maestria dei capitani e marinai viareggini. E proprio alla realtà del mondo del lavoro delle darsene viareggine, che nel 1863 aveva dato vita alla Società Operaia che nel 1875 prese il nome di Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai e Marinai di Viareggio, è legata la nascita della biblioteca di Viareggio. Questa Società, nata con lo scopo di sopperire alla mancanza di leggi protettive in materia di lavoro sviluppando un’attività di solidarietà, cooperazione e di elevazione culturale fra i lavoratori, nel 1882 si impegnò per l’istituzione di una Biblioteca circolante allo scopo di “istruire ed educare le classi operaie”, chiedendo al Comune di Viareggio la donazione dei libri della Biblioteca di San Francesco che dal Demanio era stati passati al Municipio al momento della costituzione del Regno e del successivo incameramento dei beni ecclesiastici. Questa domanda non ebbe seguito ed nel 1884 Salvatore Marchi, allora presidente della Società di Mutuo Soccor. so scrisse nuovamente al Delegato straordinario Giuseppe Atti, che amministrava il Comune, per sollecitare l’istituzione della biblioteca circolante che, come scrisse nella richiesta “avrebbe evitato che i libri restassero fra la polvere degli archivi”.

Finalmente, nel 1886, allora era sindaco Paolo Del Prete, la biblioteca fu istituita e venne aperta al pubblico due anni dopo con una dotazione libraria, che nel frattempo era stata catalogata, di circa cinquecento volumi. Bibliotecario ad honorem fu nominato il giovane avvocato Cesare Riccioni, coadiuvato anche, durante il periodo della vacanze da Francesco Lenci. Proprio Francesco Lenci, in un articolo pubblicato nel luglio 1939 sul quotidiano “Il Telegrafo” (oggi “Il Tirreno”) ha ricordato: «Dovevamo fare i conti con l’estetica, mettere insieme libri sfasciati, rifare frontespizi, insomma un lavoro immane che portava via tutte le vacanze. Ma alla fine la biblioteca fu sistemata e Cesare Riccioni, cui era stata affidata la direzione, la inaugurò e fece stampare il catalogo di 487 opere, anche per dimostrare al pubblico che la biblioteca non era una raccolta di libri proibiti ed ummorali come si andava sussurrando».

I primi anni di vita della biblioteca furono caratterizzava dall’indifferenza della popolazione nei confronti di questo nuovo servizio culturali. Lo scarso numero degli utenti che la frequentavano fu una delle cause che determinò l’apertura al pubblico limitata a pochi giorni al mese. Questa realtà sorprese e preoccupò anche il sindaco di Viareggio, l’ingegner Angelo Giambastiani, che nel marzo del 1890, in una dettagliata relazione sulla generale situazione della città, non tralasciò di avanzare anche alcune considerazioni sullo stato della pubblica istruzione nel Comune e sulla necessità di elevare il livello culturale della popolazione.

Questo insieme di cose fece sì che nel 1891 il prof. Angelo Andreini, direttore della Scuola Tecnica di Viareggio, avanzasse l’idea di riunire in un unico organismo il patrimonio librario in dotazione della biblioteca circolante con quello della Scuola Tecnica. La proposta, già condivisa dalla Società di Mutuo Soccorso con lettera dell’11 febbraio 1892, fu portata all’attenzione dell’Amministrazione comunale che incaricò il consigliere Cesare Riccioni di concertare con la Società Operaia l’iter per la fusione, che fu approvata dalla Giunta municipale di Viareggio, nella seduta del 14 marzo 1892, con deliberazione n. 147, con la quale si diede anche l’incarico a Filippo Benigno di portare a portare tutti gli adempimenti per la definizione della pratica. Così con l’atto del 14 marzo 1892 nacque la nuova “Biblioteca Popolare aggregata alla Scuola Tecnica” con una dotazione libraria di 1306 pezzi, fra volumi ed opuscoli, dei quali 916 provenienti dal fondo della Biblioteca circolante della Società Operaia. La nuova Biblioteca era retta da un Consiglio direttivo formato da tre persone, nominate anno per anno, una dalla Giunta Comunale di Viareggio, una dalla Società Operaia e l’altra dal Consiglio dei professori della Scuola Tecnica. Nel corso del 1892, la Biblioteca, che stava aperta al pubblico tutti i giorni feriali, dalle 8,30 alle 12,00 e dalle 13,30 alle 16,00, nelle prime 32 settimane di esercizio registrò 592 utenti e il patrimonio librario raggiunse 1325 unità.

La realtà della nuova Biblioteca stimolò la realtà culturale di Viareggio. Claudio Michetti, nella sua “Guida manuale di Viareggio e dei dintorni”, pubblicata a Viareggio nel 1893, riporta la notizia che l’8 dicembre 1892, il Circolo della gioventù cattolica S. Paolino aveva istituito la Biblioteca circolante, intitolata a Giovanni Guidiccioni: «È corredata di molti volumi letterari, filosofici, artistici e storici; nonché un buon numero di romanzi di ottimi autori e possiede anche libri scritti in lingua estera. Concede volumi e opuscoli da leggersi al domicilio dei lettori, esigendo una tenuissima tassa, però colui che prende il libro, deve dare garanzia o fare un deposito corrispondente al valore del libro stesso».

Come si può rilevare erano mutati i tempi e la cultura aveva assunto un ruolo importante nella realtà di Viareggio. A riprova di ciò anche il fatto che il 30 giugno 1892, in piazza Manzoni, di fronte al palazzo del Municipio, Paolo Morandi aprì la prima edicola di giornali di Viareggio. Per chiudere questa breve nota, alcune notizie che documentano la realtà della Biblioteca Popolare aggregata alla Scuola Tecnica di Viareggio negli ultimi anni che anticipano il Novecento, riprese dalla “Statistica delle biblioteche”, stampata nel 1896 a Roma, dalla Tipografia Nazionale, a cura del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, che riportano che la Biblioteca Popolare aggregata alla Scuola Tecnica apparteneva al Comune di Viareggio, il quale stanziava ogni anno un fondo per l’acquisto di nuovi libri, aveva un carattere generale ed era regolarmente aperta al pubblico. La sua dotazione era di 3000 volumi, 30 carte geografiche ed 8 atlanti e riceveva 20 pubblicazioni periodiche.

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