Il Tirreno

Versilia

Calano i negozi sempre più bar e ristoranti

di Cesare Bonifazi
Calano i negozi sempre più bar e ristoranti

A picco dal 2010 le rivendite al dettaglio situazione stazionaria rispetto all’anno scorso

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VIAREGGIO. Sarà colpa della crisi, sarà colpa di internet, ma c’è un dato incontrovertibile: la crisi economica iniziata nel 2008 ha decimato le attività di vendita al dettaglio e ha favorito il settore dell’enogastronomia (ristoranti, bar, gelaterie, eccetera). E la Versilia non viene esclusa dal computo.

Secondo i dati della Camera di Commercio, nei sette comuni costieri il commercio al dettaglio (una categoria che non tiene conto degli autoveicoli e dei motocicli) sono passati dai 3031 del 2010 ai 2872 del 2015. Una prima battuta d’arresto che ha fatto chiudere ben oltre 159 attività. Il Comune più colpito è stato quello di Viareggio che ha perso in cinque anni ben 85 attività: quasi cento famiglie che hanno dovuto cercare un altro lavoro per andare avanti. Sostanzialmente invariato il dato per Camaiore che ha registrato una perdita di appena sette attività in tutto il Comune. Dall’anno scorso a oggi i dati sono per lo più invariati, con una leggera flessione: dalle 2872 attività in Versilia del 2015 siamo passati a 2864 del 2016.

I dati ovviamente si riferiscono al numero complessivo di attività: è un bilancio che non tiene conto del reale numero di aperture e di chiusure ma solo dei dati delle aziende registrate alla Camera di Commercio.

Se da una parte il commercio langue, schiacciato dalla concorrenza delle attività a basso costo e dal commercio on line, dall’altra invece si registra un’impennata delle attività che si occupano di cibo e ristorazione. Nella sola Versilia c’è stato un aumento di quasi cento attività che fanno servizi di ristorazione (e vengono compresi anche le gelaterie e gli esercizi che sommistrano cibo in generale). Da 1.373 esercizi siamo arrivati ad avere 1.439 attività in cinque anni. Dato che è rimasto pressoché invariato dall’anno scorso ad oggi.

Viareggio anche in questo caso è capofila: da 609 attività nel 2010, siamo passati a 633 nel 2015 per poi scendere nuovamente quest’anno, ma di poco: 626. La segue Pietrasanta che da 221 attività di ristorazione è passata a 237 nel 2015. E il dato pietrasantino è cresciuto di ulteriori due attività quest’anno.

Sembra insomma che il cibo sia diventato il vero bene rifugio per chi vuole iniziare una nuova attività imprenditoriale. Mentre il semplice commercio al dettaglio è diventato la Cenerentola del settore.

I motivi sarebbero chiari: Piero Bertolani di Confcommercio attribuisce questa tendenza al cambiamento dello stile di vita della gente.

«C’è più turismo mordi e fuggi - dice - e chi viene in Versilia non è solo alla ricerca del mare e della sabbia fine ma vuole un’esperienza completa che vada dalla degustazione del vino al prodotto tipico della zona. La Toscana e la Versilia hanno una retroguardia molto forte in questo settore che negli ultimi anni è uscita dal sommerso e si è imposta nel mercato. Ma anche i fenomeni culturali incidono: il proliferare di reality show sulla cucina ha reso i consumatori molto più esigenti e richiedono un’offerta più variegata. Il turismo è molto più consapevole rispetto a qualche anno fa e questo è, in parte, la ragione per cui il comparto ha retto ai colpi della crisi».

Ma, al di fuori del turismo, il cibo è il bene “di conforto” per coloro che invece in vacanza proprio non ci vanno. I dati tuttavia non mostrerebbero una tendenza importante: le attività sarebbero diventate più “temporanee”.

Esmeralda Giampaoli di Confesercenti afferma che «la vita media delle attività è molto più limitata e c’è molto più turn-over. Molti negozi aprono e chiudono nel giro di pochi anni. Per questo adesso c’è meno crescita di attività: a un numero di negozi che chiude, corrisponde un’altrettanta quantità di piccoli imprenditori che apre».

Non è difficile infatti trovare nelle nostre città i cosiddetti “temporary store”, negozi a tempo limitato.

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