Il Tirreno

Versilia

Delitto Iacconi, la Procura vuole un altro processo

Matteo Tuccini
Gli amici di Manuele Iacconi in tribunale
◗
Gli amici di Manuele Iacconi in tribunale

Viareggio: il pm Sara Polino ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per Federico Bianchi e Alessio Fialdini

3 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.13626092:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2016/06/08/news/omicidio-iacconi-condanna-confermata-1.13626092]]

VIAREGGIO. La Procura della Repubblica di Lucca ha rotto gli indugi. Per il delitto di Manuele Iacconi, morto a 34 anni dopo un pestaggio avvenuto nella notte di Halloween del 2014, il pm Sara Polino vuole un altro processo. Sarebbe il terzo, dopo quelli già in corso a carico dei due ragazzi minorenni all’epoca dei fatti. La nuova richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura mette nel mirino Federico Bianchi, 21 anni, e Alessio Fialdini, 20, gli altri due ragazzi che secondo gli inquirenti sono stati coinvolti nella rissa. La richiesta è stata presentata al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lucca, che dovrà decidere quando fissare l’udienza. In cui il giudice dovrà valutare se accettare o respingere la domanda del pm. Nel primo caso si andrà a discutere in tribunale; nel secondo i due ragazzi saranno prosciolti dopo due anni di indagini a loro carico.

Uno è già stato condannato. Al momento c’è un solo condannato tra i ragazzi finiti nel mirino degli inquirenti. È il giovane, oggi diciannovenne, che si era autoaccusato del pestaggio pochi giorni dopo il fatto. E a cui i giudici hanno inflitto dodici anni di carcere sia in primo grado che in appello (si attende la fissazione del processo in Cassazione). Alla polizia - in particolare alla squadra Anticrimine diretta da Lucio Chelotti - il ragazzo aveva detto di aver massacrato a colpi di casco Manuele. In un primo momento aveva affermato di aver fatto tutto o quasi da solo. Poi ha cambiato versione. Fornendo questa ricostruzione. La rissa sarebbe esplosa la notte del 31 ottobre del 2014, al semaforo all’angolo tra via Coppino e via Oberdan, nel quartiere Darsena. Il ragazzo sostiene di essersi rivolto a Manuele e all’amico che era in macchina con lui, Matteo Lasurdi, solo per chiedere una sigaretta. Fatto sta che qualcosa va storto ed esplode la follia. Che sarebbe iniziata con un cazzotto rifilato da Federico Bianchi sia a Iacconi che a Lasurdi. Su entrambi, a quel punto, si sarebbero avventati i due minorenni: uno è quello che poi confesserà alla polizia, l’altro è Matteo Della Ragione, 19. Il ragazzo che picchia Iacconi lo riduce in fin di vita: Manuele morirà dopo un mese di agonia, nell’ospedale di Livorno. Della Ragione confesserà a sua volta di aver rifilato a Lasurdi «un solo colpo con il casco». E poi di essere fuggito, senza vedere cosa stava succedendo tra il suo amico e Manuele. Della Ragione è ora sotto processo di fronte al tribunale dei minori di Firenze: per lui la sentenza arriverà il 24 gennaio.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.14372697:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2016/11/06/news/nuovo-processo-per-il-delitto-iacconi-1.14372697]]

Le domande su Bianchi e Fialdini. Per quanto riguarda Bianchi, soprannominato “il pugile”, il reo confesso sostiene che sia stato il primo a usare le mani, colpendo sia Iacconi che Lasurdi. Mentre tra i tanti punti di domanda sulla vicenda uno dei più importanti riguarda il presunto ruolo di Alessio Fialdini, ammesso che possa averne avuto uno. Fialdini viene accusato dall’amico che ha pestato Manuele. L’amico dice che è stato lui il primo a dare un colpo alla vittima, con il casco che aveva con sé. E che avrebbe usato queste parole: «Ti ho fatto vedere come si fa, ora tocca a te». Ma questa frase non è stata confermata negli interrogatori successivi. Fialdini, inoltre, sostiene che il casco non era suo: lui ne aveva indosso uno prestatogli da Bianchi. E ha sempre smentito di aver partecipato alla rissa, affermando di essersene andato subito dalla scena dell’aggressione. Portandosi via anche Bianchi. È su questa diversità di ricostruzione che si gioca la terza parte dell’inchiesta, durata due anni. Nel corso dei quali la Procura ha chiesto alla polizia scientifica di Roma un accertamento tecnico sui caschi e i vestiti sequestrati ai ragazzi. Anche questo materiale è entrato nel faldone con la richiesta di rinvio a giudizio inviata al gip del tribunale. Sarà il giudice a decidere se sia sufficiente per mandare a processo anche Bianchi e Fialdini.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Nel Pisano

Rave party non autorizzato a Santa Luce, oltre 2mila persone nel bosco: scatta il piano di sicurezza – Video

di Matteo Scardigli