Il Tirreno

Versilia

Il prete di Sant’Anna che continua a dividere il paese

di Tiziano Baldi Galleni
Il prete di Sant’Anna che continua a dividere il paese

Il ministero sta valutando se conferirgli una medaglia al merito civile. Ma Anpi e Istituto storico sono contrari

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STAZZEMA. Quelle frasi scritte da don Giuseppe Vangelisti - che fu parroco di La Culla - nel suo ultimo memoriale: poche righe, ma forti, a giudizio dei partigiani. E poi il contesto, ancora più complicato, quello del luogo della strage del 12 agosto del 1944. Il nome di Don Vangelisti, che svolgeva la sua missione sacerdotale anche a Sant’Anna, riapre una ferita in quel passato. Nel paesino di Stazzema c’era chi lo amava e chi invece lo odiava. E oggi, l’indagine della Prefettura (in nome del Ministero degli Interni) che ha interrogato le istituzioni locali per accertare se conferirgli un merito civile - e potrebbe essere anche una medaglia - ha toccato un nervo sensibile.

Tutto è incominciato con una lettera che Giuseppe Vezzoni, giornalista e scrittore di Stazzema, ha inviato nell’agosto del 2014 alle autorità locali e statali. Vezzoni - che è anche autore del libro “Un prete indifeso in una storia a metà. Don Giuseppe Vangelisti e il suo memoriale” – chiese di «esaminare la figura e l'opera di Don Giuseppe Vangelisti, deceduto nel 1995». Il quale, sostiene lo scrittore stazzemese, sarebbe stato «praticamente cancellato dal luogo, Sant'Anna di Stazzema» e accusato di «falso mito e di memoria antipartigiana». Secondo Vezzoni il motivo risiederebbe nel fatto che «è stato fatto pagare il prezzo di una soppressa memoria solo per aver lasciato scritto poche righe di biasimo su certi comportamenti tenuti dai partigiani».

Don Vangelisti è ricordato, in particolare, per essere stato tra i protagonisti, insieme ad una trentina di volontari, del seppellimento delle vittime della strage di Sant’Anna, due giorni dopo la tragedia. Ma il vero merito di Don Vangelisti, secondo Vezzoni che ha chiesto alle autorità di conferirgli una onorificenza alla memoria, sarebbe quello di aver «speso tutto se stesso, sia come ministro di Dio ma anche come riferimento principale di una comunità, quella di Sant'Anna di Stazzema, che ha dovuto sollevarsi dalla aberrante falcidia degli affetti famigliari e dei beni materiali».

In più ci sarebbe un altro episodio determinante: Don Vangelisti ospitò, a suo rischio e pericolo, dato il clima che si instaurò con la Repubblica di Salò, il rabbino capo Elio Toaff per quindici giorni, nella sua canonica. Su quest’ultimo fatto c’è chi chiederà allo Stato di Israele di inserire il nome di Don Vangelisti fra quello dei Giusti tra le Nazioni.

Nonostante ciò, sono di tutt’altra tesi due altri pareri autorevoli: quello dell’Anpi Versilia sezione Gino Lombardi e quello dell’Istituto Storico Lucchese al quale si è rivolto il comune di Stazzema per rispondere alla Prefettura. Per Giovanni Cipollini, vicepresidente dell’Anpi Versilia, l’onorificenza «costituirebbe una vera e propria offesa alla memoria degli altri sacerdoti trucidati il 12 agosto, o in seguito a tale evento». Inoltre, secondo il professor Cipollini – è stato lui ad accusare Don Vangelisti per le sue memorie - non sussiste alcun motivo per cui conferire un riconoscimento a Don Vangelisti. «Di eroico non ha fatto niente – prosegue Cipollini. Non vogliamo imputargli nulla, ma non si può dare una medaglia perché si è recato a Sant’Anna due giorni dopo con il permesso dei tedeschi e insieme ai paesani».

Stesso parere è giusto anche dal presidente dell’Istituto Storico Lucchese Stefano Bucciarelli. «Il Comune di Stazzema ci ha chiesto un parere e noi abbiamo risposto. Con motivazioni molto articolare, abbiamo spiegato che non ci sembrava che ci fossero gli estremi per una riconoscenza al merito – ha detto Bucciarelli – e non si tratta di un giudizio negativo alla persona». Don Vangelisti, infatti, come scrive Vezzoni nella lettera, ha svolto 60 anni di ministero nella parrocchia di La Culla (7 marzo 1935) e 58 anni di cura coadiutoriale della chiesa di Sant'Anna (15 ottobre 1937). «Nel 1985 fu insignito dell'onorificenza Commendatore di Merito della Repubblica - scrive Vezzoni - e due anni dopo del riconoscimento dell’onorificenza di Monsignore, alla cui memoria il Comune di Camaiore ha intitolato il tratto di strada carrozzabile che dalla località Balza Fiorita mena a La Culla».

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