Il presidio
Muore all'ospedale Versilia, aperte due inchieste
Ha aspettato due giorni in pronto soccorso prima di essere ricoverato in urologia. La Procura fa acquisire le cartelle cliniche, in ospedale scatta l’indagine interna dell'Asl
VIAREGGIO. Sarà una doppia inchiesta a far luce sulla morte di Mario Orsi, sopravvissuto alla strage di Viareggio e scomparso a 64 anni all’ospedale Versilia il 17 novembre. Dopo la denuncia dei familiari, la Procura della Repubblica di Lucca ha aperto un fascicolo sulla vicenda, al momento a carico di ignoti: il sostituto procuratore Sara Polino ha dato mandato alla polizia giudiziaria di acquisire tutti i dati e le cartelle cliniche del paziente, che ha atteso due giorni in pronto soccorso prima di essere ricoverato in urologia. Dove poi è spirato.
Ma anche l’Asl ha avviato un’indagine interna, a conferma della volontà di chiarire tutti i dubbi espressi dai familiari nell’esposto alla Procura. Dubbi che riguardano soprattutto la gestione del caso e la valutazione di quale fosse il trattamento necessario. Tenuto conto che Orsi era malato di Sla, e che il problema con cui si è presentato in pronto soccorso era un calcolo renale. Che non può essere causa di morte. A meno di una totale mancanza di cure mediche, che però sembra essere esclusa.
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Un simbolo della strage. La scomparsa di Mario Orsi aveva fatto sensazione: lui - assieme ad altri familiari delle vittime della strage - era diventato un simbolo della battaglia per la giustizia sul 29 giugno 2009. Mario, che quella notte aveva perso la figlia Sara Orsi, 24 anni, e la moglie Roberta Calzoni, 54, non aveva mai smesso di lottare. Nonostante la malattia invalidante che lo aveva colpito. Lui si era salvato grazie al caso, rappresentato da una porta. Che era caduta e lo aveva bloccato sulla carrozzina, coprendolo però dalle fiamme che in quel momento stavano divorando tutto. E proprio in rispetto dell’amore che solo un padre e un marito può provare per sua moglie e sua figlia, Mario ha tenuto alto l’orgoglio di chi pretendeva giustizia. Purtroppo non ce l’ha fatta a vederla realizzata.
Le ultime ore. Mario arriva al pronto soccorso dell’ospedale il 15 novembre. Ha un calcolo a un rene, spiegano i sanitari ai parenti: a prescindere dal fatto che l’uomo è affetto da Sla, non è un problema che possa rappresentare un rischio. Secondo la denuncia dei familiari, soltanto il giorno successivo Orsi viene visitato da un medico specialista. Che prescrive il ricovero nel reparto di urologia. Ma l’urologia non ha posti letto disponibili: come confermato ieri dall’ospedale Versilia, i 22 posti in dotazione al reparto erano già occupati. E altri quattro pazienti in carico all’urologia erano stati sistemati grazie al supporto di altri reparti. Mario, perciò, resta in attesa al pronto soccorso. E le sue condizioni - affermano i parenti nella denuncia presentata in Procura - peggiorano sempre più. All’ora di pranzo del 17 novembre arriva il ricovero in urologia, che avviene dopo un’ulteriore attesa tra i venti minuti e la mezz’ora. Attesa dovuta - spiegano dal “Versilia” - al fatto che in quel momento c’era da portare in rianimazione un paziente intubato. Nulla a che vedere, insomma, con il cambio turno come indicato in un primo momento dai familiari. In urologia Orsi viene visitato dal nefrologo e viene sottoposto a flebo (secondo la denuncia in pronto soccorso ne avrebbe fatta una sola). Ma le condizioni non sembrano migliorare. E in serata arriva la chiamata ai suoi cari: Mario è morto.
L’inchiesta interna. I parenti di Orsi hanno deciso di rivolgersi alla Procura per verificare se in questa vicenda ci siano responsabilità da parte dei medici. Procura che, come sempre accade in questi casi, ha aperto un fascicolo. Anche se al momento non ci sono indagati, e si parla di procedimento contro ignoti. Ma anche l’Asl ha avviato un’inchiesta interna. «Relativamente al decesso del signor Mario Orsi - sottolinea la direzione dell’ospedale rappresentata da Grazia Luchini - è stata avviata un’indagine interna per la esatta ricostruzione dei fatti. Da una prima analisi dei documenti risulta che il paziente è giunto in pronto soccorso nel pomeriggio del 15 novembre, presentando dolore al fianco destro e assenza di diuresi dal giorno precedente. Venivano eseguiti i prelievi ematici e l’eco-addome e veniva richiesta la visita specialistica urologica. Successivamente a tale consulenza il paziente due giorni dopo veniva ricoverato in reparto di urologia dove le sue condizioni si aggravavano. Tanto da causare il decesso».
I dubbi da chiarire. Magistratura e azienda sanitaria dovranno accertare eventuali responsabilità soprattutto nella valutazione del paziente. E sulle cure che dovevano essergli fornite. Non ci sono dubbi, infatti, a proposito del motivo dell’attesa di Orsi in pronto soccorso. Un’attesa dovuta, come troppe volte accade in ospedale, al fatto che non c’era per lui un posto letto disponibile in reparto. Va detto che al “Versilia” il problema della mancanza di letti riguarda soprattutto reparti come la medicina, che tratta un maggior numero di casi. L’urologia difficilmente si intasa. Ma in questo caso è avvenuto. E a quel punto è lecito chiedersi se questo imbuto non abbia causato non soltanto un disagio momentaneo, ma anche un problema nella gestione del paziente. Per quanto riguarda l’aspetto più specifico, e cioè il tipo di cure fornite a Orsi, soltanto un esame approfondito delle procedure e delle decisioni prese darà la risposta alla domanda principale. E cioè se Mario potesse essere salvato oppure no.
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