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Viabilità e servizi: le imprese bocciano il porto di Viareggio
Cento aziende rispondono al questionario diffuso dall’Autorità portuale. Tra le priorità indicate il completamento rapido dell’asse di penetrazione
VIAREGGIO. Porto bocciato, con un’insufficienza composta da voti tra l’uno ed il cinque per un 66,4% delle 101 aziende che hanno risposto all’indagine “Il porto di Viareggio, le opinioni delle imprese produttive della filiera nautica” promossa dalla Autorità portuale attraverso il consorzio “Navigo”. Solo il 20,8% dei partecipanti si sbilancia con giudizi tra il 6 e l’otto per cento (1%)ed il 12,9% preferisce trincerarsi dietro un “non lo so”. «La maggioranza delle imprese - si legge nell’esito dell’indagine pubblica sul sito dell’Autorità portuale regionale del segretario Fabrizio Morelli - esprime una valutazione negativa sull’attuale assetto del porto». Tra i suggerimenti raccolti da chi opera in porto e/o con il porto viareggino c’è quello di «affrontare l’inadeguatezza del sistema infrastrutturale di accesso al porto, risolvendo la concentrazione del traffico di alcune strade, incrementando le dotazioni di spazi per la sosta anche riservata agli operatori». Ma anche «migliorare la connessione viaria ai fini del trasporto pesante tra il porto e l’area industriale/artigianale Bicchio Cotone» dove sorgono i capannoni destinati a parte delle produzioni nautiche.
Insomma, tanta voglia di asse di penetrazione completato, quella che arriva alla Regione del presidente Enrico Rossi da fornitori (66% di coloro che hanno risposto), cantieri del refit (11,9%), imprese dei servizi a terra (8,9%), dei servizi in porto ed i cantieri costruttori (7% ciascuno, circa). Al punto che che le cose migliorano quando si tratta di giudicare l’assetto infrastrutturale proposto dal nuovo Piano regolatore portuale cui l’Authority sta lavorando. Solo il 40,5% di coloro che hanno partecipato al sondaggio (inviato a 700 imprese, delle quali solo 101 hanno risposto in maniera completa) ha dato un’insufficienza tra 1 e 5; il 30,7% ha espresso valutazioni tra il 6 (12)%) e l’otto (6,9%). Un bel 26,7% non ha preso posizione, liquidando la domanda con il solito “non lo so”.
Segno che la fiducia in porto bisogna conquistarsela e che non è esattamente ai massimi storici. Come dimostrano gli altri suggerimenti raccolti, a cominciare dal «ridurre drasticamente i tempi dei procedimenti burocratici per gli adeguamenti del porto finalizzati a consentire alle imprese di cogliere per tempo le opportunità del mercato», continuando con «contrastare fenomeni di sottoutilizzo o carente manutenzione delle aree demaniali in concessione».
Gli spazi portuali. Questione annosa, quella degli spazi portuali sia a terra che a mare, che sta particolarmente a cuore a tutti gli operatori della Darsena e alla politica viareggina tutta. Le 101 imprese che hanno risposto al questionario dell’Autorità portuale chiedono di «incrementare gli spazi dedicati al refitting». Settantacinque imprese su 101 - si legge nella relazione finale dell’indagine - «hanno spazi a terra coperti. Ed indicano come problematica più rilevante la carenza di spazi in termine di superfici. Seguono le carenze localizzative e quelle in termini di altezza».
Cinquanta imprese hanno spazi a terra scoperti «ed indicano come problematica più rilevante la carenza di spazi scoperti in termini di dimensioni».
Trenta imprese, infine, hanno spazi a mare. I problemi più consistenti messi in evidenza sono «la profondità inadeguata del fondale e l’insufficienza degli specchi acquei». Ma anche la lunghezza insufficienti delle banchine che viene vissuta come questione molto negativa dal 33,3% di coloro che hanno risposto. Questioni che - specifica il rapporto finale - «pur riguardando un numero minore di imprese, registrano livelli maggiori di criticità».
Gli impianti mancanti. Smaltimento dei rifiuti, mancanza di rete wi-fi in tutta la Darsena ed i problemi connessi alla fornitura di energia elettrica ed acqua sono le altre questioni che rendono arduo lavorare nel porto di Viareggio. Per il 23,8% degli interpellati le questioni delle forniture di acqua ed energia elettrica costituiscono un problema molto rilevante.
Competivitià. È stato chiesto alle imprese in che misura le carenze di spazi, dotazioni e impianti e le problematiche di accesso al porto limitino la possibilità dell’impresa di adattarsi alle esigenze del mercato, di essere adeguatamente competitive. Ha risposto di ritenerle “molto” o “abbastanza” rilevanti il 44,6% dei partecipanti, mentre per il 36,5% lo sono “poco” o “per niente”. Inoltre, circa il 20% non sa esprimere una valutazione.
La graduatoria. In testa alla classifica di ciò che rende difficile la vita di chi opera in porto troviamo le interferenze con l’attraversamento urbano (44,6%), seguite dall’allacciamento a direttrici di grande scorrimento (39,6%), mentre al terzo posto si piazza la geometria del tracciato stradale, considerata un problema per il 34,7% delle 101 imprese che hanno partecipato al questionario.
La stessa percentuale indica come questione primaria da affrontare quella dello smaltimento dei rifiuti ed a seguire troviamo rete Internet (27,7%), fornitura di energia elettrica (24,8%) e fornitura d’acqua (20,8%).
Insomma, ad di là del mero nuovo Piano regolatore portuale per rendere il porto di Viareggio al passo con l’epoca che sta vivendo c’è davvero molto lavoro da macinare. Magari con tempi meno “biblici”.
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