Il Tirreno

Versilia

Del Ghingaro felice cita Enzo Tortora

di Matteo Tuccini
Del Ghingaro felice cita Enzo Tortora

Le prime parole un riferimento agli errori giudiziari: «Dove eravamo rimasti?» Su Facebook l’esultanza dei sostenitori e la rabbia di chi lo chiama dittatore

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VIAREGGIO. «Dove eravamo rimasti?». Il Del Ghingaro II si apre così, su Facebook. Da sempre il mezzo preferito a cui affidare pensieri e parole. È passata poco più di un’ora dalla pubblicazione della sentenza del Consiglio di Stato, che rimette il sindaco di Viareggio in sella. Oppure sul trono, per chi ama prenderlo in giro chiamandolo re. Fatto sta che la frase che Giorgio Del Ghingaro usa per ripresentarsi al popolo dei “like” è una citazione evidente di Enzo Tortora. Che così si rivolse al pubblico di “Portobello”, in lacrime e definitivamente riabilitato dopo lo scandalo che lo vide vittima del sistema giudiziario negli anni Ottanta.

Il paragone è suggestivo, ma non può starci per mille motivi. Solo per citarne alcuni: una cosa è subire un’accusa che ti collega alla camorra, e che ti fare la galera da innocente. Minandoti nello spirito fino a farti morire. Un’altra storia è perdere la carica di sindaco dopo un ricorso legittimo al Tar, per un pasticcio in due sezioni elettorali che c’è stato. Ma che - come spiegano i giudici del Consiglio di Stato - non ha inficiato il risultato elettorale. Del Ghingaro è il sindaco, e lo è con pieni poteri: questo è ciò che conta.

Ed è sul ritorno al potere che ironizzano gli avversari. Si scagliano sul web contro di lui, parlano di dittatura. Come al solito confondendola con la democrazia quando il risultato non è quello sperato. Forse Del Ghingaro gongola anche per questo: come José Mourinho - ma non diteglielo, lui è fortemente juventino - il rumore dei nemici lo esalta. Lui si gode il trionfo e sogghigna, con ogni probabilità, quando gli dicono che «ora le aiuole torneranno a posto» e che «la differenziata è con lui». Sicuramente se la sta ridendo, di fronte ai suoi sostenitori che esultano, ma soprattutto leggendo i contestatori che lo attaccano come l’usurpatore sceso da Lucca (anzi da Capannori). Non che lui abbia usato spesso la carota, nei suoi primi mesi da sindaco di Viareggio e in quelli successivi da ex. Dove l’obiettivo era mostrare una città allo sbando senza più la sua guida.

Ecco perché il sapore della vittoria dev’essere gustato sì, ma per essere dimenticato subito dopo. In modo da evitare che il sottotitolo di Del Ghingaro II diventi “la vendetta”. È quello che vogliono i suoi avversari: uno spauracchio. Le cose da fare sono altre e sono tante. Bisogna restituire ritmi di lavoro adeguati a una macchina comunale che - come giustamente lui stesso ha sottolineato - in questi mesi è tornata a non dare risposte ai cittadini, come ai vecchi tempi (che qualcuno rimpiange). C’è da rimettere gli occhi sui conti. E servono strategie che rilancino l’economia della città: i mini appartamenti da 45 metri quadri erano un’idea, ora che Alessandro Pesci non è più della partita - salvo dietrofront clamorosi - qualcuno potrebbe ripescarla. Ma soprattutto c’è da cavalcare e rafforzare un’onda di entusiasmo che sta tornando. E che vede aprire in città locali nuovi di prestigio, come il ristorante Ciccarelli dei fratelli veronesi Renato Castioni e Simone Castioni all’Esplanade. Così come vede, in una fredda e grigia domenica di novembre, battere oltre duemila caffè in un bar della Passeggiata. A questa città, più che ai commenti su Facebook, dovrà dare risposta la nuova giunta. Che Del Ghingaro ricostruirà da zero, come annunciato a Reteversilia.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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