Il Tirreno

Versilia

La felicità? Un pezzo di terra e l’amore per il proprio lavoro

di Cesare Bonifazi
La felicità? Un pezzo di terra e l’amore per il proprio lavoro

La storia di Matteo Martorana, ex collaudatore Pirelli, premiato dalla Cia per la sua azienda agricola ecosostenibile

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LIDO DI CAMAIORE. Dai motori ai campi c'è molta meno strada di quanto non si possa credere. Matteo Martorana, 31 anni, originario di Forte dei Marmi ed ex collaudatore di pneumatici per la Pirelli, ha preso la sua decisione: la vita a contatto con la terra sarà il suo futuro e pare che non potesse fare scelta migliore. Venerdì scorso Matteo ha ricevuto dalla Cia (la Confederazione italiana agricoltori) la Bandiera Verde, un riconoscimento che lo posiziona tra le 13 aziende agricole di merito per ecosostenibilità. Una cerimonia in Campidoglio con tutti i crismi. La sua storia nasce appena un paio d’anni fa quando, aperta la partita Iva, Matteo ha preso in mano alcuni terreni dei genitori a Lido di Camaiore e ha fondato l'azienda naturale “Al Campo”, dedicandosi completamente all'agricoltura sostenibile e innovativa.

«Faccio l’agricoltore avendo sempre rispetto della terra, la vita che facevo prima tra macchine e motori non mi manca per nulla - racconta Matteo - Adesso studio tutti i modi in cui il terreno si rigenera naturalmente, senza agenti chimici: cerco di applicare queste tecniche per avere prodotti migliori. Queste sono state le caratteristiche che cercava la Cia che ha di assegnarmi la bandiera».

Bandiera Verde Agricoltura infatti è un riconoscimento che premia le aziende agricole che si sono particolarmente distinte nelle politiche di tutela dell’ambiente e del paesaggio. Si tratta di un marchio di riconoscimento con il quale viene premiata la qualità e il rispetto dell'ambiente naturale.

Un risultato importante per la nuova vita di Matteo che è rinato dopo la sua “folgorazione sulla via di Damasco”: ha studiato al nautico, viaggiato il mondo su una nave, aveva un buon contratto come collaudatore di pneumatici alla Pirelli ma sentiva di non essere felice. Si sentiva “contaminato” e ha cominciato a mangiare solo cibi biologici e a curarsi naturalmente, abbandonando l'idea di utilizzare prodotti industriali e di multinazionali.

«Mi domandavo da dove venisse la frutta e la verdura che mangiamo e ho pensato che mi fidavo più delle mie capacità che nella grande distribuzione. Lessi un giorno una frase di microbiologo e agricoltore giapponese che ha dato il via all’agricoltura naturale, Masanobu Fukuoka - racconta - “il disagio e la malattia dell’uomo sono direttamente proporzionali all’allontanamento dalla natura”. Per me è stata una campanella che mi ha suonato in testa: capii che non stavo sbagliando strada e che dovevo cambiare vita».

Posati i guanti sporchi d’olio di motore, oggi produce tutto da solo: la lattuga, i pomodori e le zucchine (solo prodotti di stagione, senza serre) con i quali fa le cassettine miste che rivende a privati e ad alcuni ristoranti specializzati in cucina vegana e naturale.

«La natura si regola da sé - dice Matteo - Dovremmo arrenderci e non aggredire più la terra e tutto l’ecosistema che si porta dietro: a noi spetta solo il compito di accompagnare lo svolgimento degli eventi in modo minimo e non violento. Non dobbiamo disturbare la terra con l’aratro che obbliga gli elementi a ricominciare da capo il loro prezioso lavoro alchemico. Il miraggio dei fertilizzanti chimici nasconde la distruzione di un equilibrio».

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