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Quando al posto del Belvedere c’era una grotta

di Paolo Fornaciari
Quando al posto del Belvedere c’era una grotta

Dal 1848 a oggi la storia urbanistica di piazza Mazzini è stata un susseguirsi di progetti e trasformazioni

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VIAREGGIO. La storia urbanistica della piazza Mazzini risale al 1848, quando il Granduca Leopol. do II di Toscana cedette gratuitamente il terreno per la realizzazione dell’Ospizio Marino di Firenze e volle anche che il futuro Palazzo delle Muse avesse libera la vista del mare e di pertinenza la porzione della spiaggia posta davanti al Palazzo per favorire le cure marine ai bambini indigenti affetti da una grave forma tubercolare, la “scrofolosi”. Infatti, questa nefasta malattia trovava benefici dall’esposizione all’aria marina e dai bagni di mare, di cui proprio in quegli anni, grazie agli studi del medico lucchese Giuseppe Giannelli, si stavano riconoscendo le proprietà terapeutiche.

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I primi bagni e la Passeggiata. Ricordiamo poi che negli anni fra il 1860 e il 1870 sulla spiaggia di Viareggio, a partire dal canale Burlamacca e fino alla piazza Principe Amedeo (poi piazza Mazzini), sorsero tutti gli stabilimenti balneari, dal Flora allo Scatena, come documenta la planimetria di Viareggio nel 1893. Sempre intorno al 1860, con la costruzione del teatro Alhambra, poi denominato Politeama, nacque e assunse fisionomia anche il meraviglioso viale a mare di Viareggio, il salottodella città, uno spazio variopinto simile ad una quinta teatrale, luogo di incontro e di mondanità, che il 4 luglio 1902 fu intitolato alla Regina Margherita, ma che per viareggini e villeggianti fu quasi da subito semplicemente la Passeggiata.

La grotta artificiale. La Passeggiata iniziava dal canale Burlamacca e finiva all’altezza della piazza Principe Amedeo, che preservava libera la visuale del mare, per effetto della servitù stabilita dal Granduca di Toscana nel 1848. Oltre la piazza si estendeva uno spazio aperto, una distesa di dune e poggioni invasi da erbe e da arbusti con poche capanne di paglia e di falasco, che conferivano al territorio fino alla via Marco Polo, un aspetto selvaggio, poco gradito agli occhi dei villeggianti e per questo sul viale, proprio all'altezza della piazza Principe Amedeo, fu costruita, su idea del sindaco Cesare Riccioni, una grotta artificiale, adornata da una vasca con uno zampillo d'acqua. Sul settimanale “Il Mare” del 7 luglio 1902 si legge che «prima era tradizionale andare “in cima al molo”, ora il pensiero di ogni buon viareggino che va sul viale lungo mare è quello di salire sulla Grotta. Di lassù di gode uno spettacolo che apre il cuore».

Dalla grotta al belvedere. La Grotta ebbe vita breve. Il 25 febbraio 1910 fu deciso di demolirla perché ridotta in stato di abbandono, vittima di un degrado tale che comprometteva l'immagine di tutta la zona. Per mettere ordine all’area che stava divenendo il fulcro del futuro sviluppo e non solo urbanistico di Viareggio, nel 1915, l’amministrazione comunale chiese alla direzione dell’Opera degli Ospizi la possibilità di sistemare a giardino la piazza, poi un anno dopo decise di avviare le pratiche per espropriare la servitù di prospetto a favore dell'Ospizio, senza successo, per costruire nella piazza un Teatro visto che «Viareggio non ha un teatro degno che valga ad accrescere le attrattive della città». Poi fra i progetti che interessarono la piazza, ricordiamo nel 1931 l’idea d’innalzare sulla spiaggia due Fasci Littori dell’altezza di 5 metri e nel 1932 di collocare nella piazza un monumento ai Caduti del Mare con annessi locali ad uso negozi. Infine si giunse al progetto di sistemazione della piazza studiato dall'architetto fiorentino Raffaello Brizzi in collaborazione con l'ing. Alfredo Belluomini, che prevedeva al centro la realizzazione di una fontana spettacolare, che fu inaugurata il 28 ottobre 1933. Della realizzazione dei magici giochi d'acqua e di luce, che costituivano gli effetti speciali della fontana, fu incaricato l'ing. Giuseppe Carignani.

Chalet e cemento. La Passeggiata di Viareggio, così come si presenta oggi, è il risultato di un’operazione di profonda trasformazione del territorio che avvenne a cavallo fra gli anni Venti e Trenta. L’incendio dell’ottobre del 1917, che distrusse tutti gli chalet della Passeggiata, dall’attuale piazza Campioni all’Eden, ed una nuova mentalità e una nuova moda, furono alla base delle modificazioni dell’immagine architettonica dei viali a mare di Viareggio, della sostituzione delle costruzioni in legno, stravaganti e stilisticamente anarcoidi, con strutture interamente in cemento, imponenti e dalle linee eclettiche.

Così prese forma la Passeggiata. Per la nuova sistemazione dei viali a mare era stato predisposto un progetto realizzato dall'architetto Ugo Giusti e da Galileo Chini, ma questo fu considerato irrealizzabile per l’enorme spesa che prevedeva. Allora fu incaricato l’architetto Raffaello Brizzi di una nuova progettazione e fu nominata una speciale commissione che comprendeva anche Antonio Maraini, Arturo Dazzi e Primo Conti. La Commissione divise la spiaggia di Viareggio in tre parti e propose diverse soluzioni. Per la parte, dal molo all'attuale piazza Mazzini, già compromessa con la costruzione di numerosi edifici (l'Eden, il Margherita, il Balena) si decise di non intervenire per «preservare il carattere della vecchia Viareggio». La seconda parte era rappresentata dall’area della piazza Mazzini che fu deciso di sistemare con una fontana spettacolare ed una grande terrazza aperta sul mare. Per la zona più ampia, dalla piazza Mazzini al Marco Polo, fu studiata la costruzione di nuovi edifici in muratura, la cui progettazione fu affidata alla scuola d’architettura di Firenze, al suo direttore prof. Raffaello Brizzi e agli insegnanti Enrico Miniati e Giovanni Michelucci, che presentarono soluzioni ispirate alla nuova architettura razionale.

Il viale mai fatto. L’area dell’attuale piazza Mazzini fu anche al centro dello studio, che faceva parte del piano regolatore di Viareggio redatto dal 1931 al 1942 dall’architetto Raffaello Brizzi, coadiuvato dagli ingegneri Luigi Leonzi e Alfredo Belluomini, che non fu realizzato per le vicende della seconda guerra mondiale, ma rimane comunque un episodio documentato, anche se poco conosciuto. Secondo l’architetto Raffaello Brizzi, dalla nuova stazione ferroviaria - inaugurata il 13 giugno 1936 - doveva partire un grande viale che conduceva alla zona degli stabilimenti balneari e dei grandi alberghi. «Questo viale, lo sbocco in una grande piazza sul mare e la vista dal mare stesso all'orizzonte, appena usciti dalla stazione, cambierebbero completamente la faccia di Viareggio. Il viaggiatore entrerebbe, fin dal suo arrivo, nel nuovo e nel bello e non dimenticherebbe certo più la prima impressione». Per realizzare questo grande viale, che interessava un tessuto urbanistico già saturo era necessario “tritolare” - il termine fu usato da Lorenzo Viani - tutto quello che esisteva lungo le vie Mazzini, XX Settembre e San Martino. Il piccone demolitore avrebbe dovuto radere al suolo 211 edifici, fra case e villini, la scuola elementare Pascoli, l'istituto e la chiesina delle suore Dorotee, la chiesa di San Paolino con il campanile, e gli Ospizi marini di Lucca e di Firenze.

Il monumento ai caduti. Per concludere, della zona della piazza Mazzini prospiciente la spiaggia si tornò a parlare nel 1961, quando in città si avviò un dibattito sul tema: «Cerchiamo una zona più adatta per il monumento ai Caduti». Un articolo pubblicato il 9 dicembre 1961 su Il Telegrafo (oggi Il Tirreno) riporta una proposta che circolava in città: «Il monumento è stato concepito per avere dinanzi a sè uno spazio infinito, quindi se ne proponeva il trasferimento in altro luogo. Intendiamo cioè indicare una nuova zona più adatta ad ospitare la proiezione magnifica del complesso arttistico: piazza Mazzini. Non il centro della piazza già occupato dalla grande fontana, non un lato della medesima, ma il tratto che va oltre il viale a mare e nel mare si protende attraverso la spiaggia». Fortunatamente la proposta non raccolse consensi, tanto che qualcuno la definì come «frutto della noia moraviana che investe Viareggio d’inverno come un lungo tifone, un tifone di 150 giorni durante i quali si parla nei caffè e spesso si parla troppo». Comunque, a frenare il dibattito pensò lo stesso Domenico Rambelli in una lettera inviata il 12 gennaio a Michelangelo Chiapparini, che era stato il presidente del Comitato per l'erezione del monumento ai Caduti: «Per lo spostamento del monumento è bene che non se ne parli più. Se l'opera doveva affrontare lo spazio di fronte al mare o quasi, l’avrei svolta in proporzioni il doppio di quelle attuali».

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