Il Tirreno

Versilia

palminteri (centro matteucci)

Ma come l’Araba fenice ora rinasca dalle sue ceneri

di Francesco Palminteri
Ma come l’Araba fenice ora rinasca dalle sue ceneri

di Francesco Palminteri Ci uniamo all'appello lanciato da Marcello Lippi relativo allo stato di abbandono e degrado in cui versa Piazza Mazzini, "ombelico" di Viareggio. E' sotto gli occhi di tutti...

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di Francesco Palminteri

Ci uniamo all'appello lanciato da Marcello Lippi relativo allo stato di abbandono e degrado in cui versa Piazza Mazzini, "ombelico" di Viareggio.

E' sotto gli occhi di tutti come ogni aspetto del verde e dell'arredo urbano, primo tra tutti la fontana, un tempo variopinta e scintillante, si presenti oggi come ricettacolo di rifiuti di ogni genere (anche escrementi umani).

La panoramica è di assoluto squallore: dalle carcasse di biciclette, la vegetazione incolta da anni, i residui non raccolti, ai palmizi che toccano il suolo, utilizzati come capanne-dormitorio; per non parlare dell'asfalto, delle panchine e dei bordi delle aiuole in gran parte sconnessi e dissestati.

Non è raro, infine, imbattersi, di tanto in tanto, in topi giganti! A tanto lassismo, si aggiunge la sosta pressoché selvaggia di caravan e di furgoni sfruttati a roulotte, soprattutto nei momenti di alta stagione.

Il tutto di fronte al Palazzo delle Muse, polo culturale della città, sede della Civica Galleria Pubblica, dell'Atelier della Grafica, della Biblioteca e dell'Archivio Storico.

La cornice non è da meno, a cominciare dall'angolo fronte mare, cantiere oramai affidato a se stesso, all'ex caserma dei carabinieri abbandonata da anni e all'edificio dell'ex American Hotel, la cui funzione si è ridotta a traliccio per antenne e ripetitori.

Uno scenario di fronte al quale noi cittadini, per primi, sembriamo essere rassegnati, asseverando una situazione a dir poco drammatica, scaricando, spesso, con troppa disinvoltura, la colpa sugli altri. Va da sé, ad onor del vero, che almeno in quest'ultima fase, su Viareggio sembra essersi accanita anche la sorte con una serie di circostante che ben conosciamo.

Questo, però, non ci esime dal porci la domanda su quale sarà, continuando di questo passo, il destino della città.

La risposta è una sola: Viareggio, ha dimenticato la propria vocazione turistica, lasciandosi cadere addosso una polvere di tale trascuratezza e insensibilità che ha finito per offuscarne quella luce smagliante grazie alla quale per anni ha brillato come "Perla del Tirreno".

Per chi è impegnato nello sforzo quotidiano di mantenere viva quest'immagine nel tentativo di accrescere, in sinergia con le Istituzioni cittadine, una sorta di polo culturale in grado di confrontarsi con realtà limitrofe e non solo, ciò è motivo di profonda delusione per non dire di sconfitta - indicativo che, in occasione del ponte di Ognissanti, la città abbia registrato numerose presenze non per le proprie attrattive, bensì di riflesso ad iniziative di portata nazionale promosse da Amministrazioni, indubbiamente lungimiranti.

Il bilancio di quanto negli ultimi anni si è in parte dissolto, se non completamente perduto, è allarmante: cosa resta, ad esempio, della Fiera del Libro e della Nautica, del Festival della Salute, di quello del Cinema e, non ultimo, del prestigioso Premio Letterario, nelle cui passate edizioni si sono avvicendati intellettuali quali Mario Tobino, Anna Banti, Cesare Garboli, Carlo Bo, Manlio Cancogni etc.?

Per coloro che, in nome dell'amore per. la propria città e del suo luminoso passato, si sentono orgogliosi e motivati a spenderne il nome anche in ambiti internazionali, una simile passività sta divenendo sempre più sconfortante, per non dire demotivante (soprattutto in vista di progetti futuri).

La speranza per una rinascita è riposta, oltreché ovviamente nella futura Amministrazione, in quei viareggini che, nonostante tutto, continuando a credere nella città, con resilienza, coraggio e intimo orgoglio, non hanno mai smesso d'investirvi idee e risorse, speranzosi che le sue sorti siano come quelle dell'Araba Fenice, destinata a rinascere eternamente dalle proprie ceneri.

(*Fondazione Matteucci

per l'Arte Moderna)

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