Il Tirreno

Versilia

Il mio Carnevale, gli spettacoli di strada e il genio di Virzì

di GIULIO MARLIA*
Il mio Carnevale, gli spettacoli di strada e il genio di Virzì

di GIULIO MARLIA* Nei ricordi più lontani questo luogo di Viareggio mi riporta alla memoria ciò che il nome evoca: le maschere appunto, i mascheroni dei carri carnevaleschi, i loro movimenti al di...

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di GIULIO MARLIA*

Nei ricordi più lontani questo luogo di Viareggio mi riporta alla memoria ciò che il nome evoca: le maschere appunto, i mascheroni dei carri carnevaleschi, i loro movimenti al di sopra di un mare di teste, in mezzo alla sinfonia di musiche provenienti dai carri e mescolate tra loro, nell'atmosfera della piazza. La più lontana di queste reminiscenze risale all’età di circa 4 anni, a fine anni Cinquanta. Sul Belvedere delle Maschere mi portavano i miei genitori a vedere la sfilata dei carri. Una domenica, issato sulle spalle di mio padre, ebbi un incontro ravvicinato con uno di questi mascheroni, di cui serbai lo spavento per molto tempo. Al passaggio di un carro, una delle costruzioni laterali si abbassò fino a sfiorare le teste degli spettatori, tra cui c’ero io. La vista di questo enorme testone, con la bocca spalancata, mi provocò un sussulto tale da serbarne l'impressione anche in sogno.

Molti anni dopo, inizio anni Ottanta, il Belvedere fu di nuovo teatro, per me, di esperienze legate alle maschere. All’epoca praticavo spettacoli di teatro di strada. Ebbi occasione di partecipare, con una mascherata sperimentale, ai corsi di Carnevale sfilando su trampoli con un costume di Burlamacco lungo più di tre metri, per nascondere le sbarre su legno su cui ero issato. Arrivando al Belvedere, da un’altezza di oltre 3 metri, si godeva la vista, a 360°, di tutta la piazza gremita di folla. Attraversare questa moltitudine di migliaia di persone fu un’esperienza indimenticabile.

Un terzo ricordo risale al giugno 2015, in occasione delle riprese del film La pazza gioia di Paolo Virzì. Una delle sequenze più belle è girata proprio sul Belvedere delle maschere. Le due protagoniste, sfinite da una lunga fuga da una comunità psico-terapeutica, trovano un momento di serenità su questa piazza, godendo di un tramonto sul mare nella quiete di una sera estiva particolarmente limpida. Virzì seppe cogliere il momento di passaggio dalla sera alla notte, filmando la trasformazione dei colori del cielo, dal blu al nero, mitigato però da una luna piena crescente, sospesa poco sopra la linea degli edifici della passeggiata.

Conoscendo Virzì dai tempi di Ovosodo e avendo preso parte ad alcune scene nei giorni precedenti, ero presente sul set quella sera. Durante una pausa Virzì mi mostrò, sul monitor video, l'ultima inquadratura girata, col cielo a metà tra blu e nero e la luna sospesa nell’aria. Mi chiese: “Che te ne pare?” e io risposi, un po' distrattamente: “Non c'è troppo cielo?”.Lui mi guardò sogghignando e ribatté: “E che dovevo filmare? Il marciapiede?”. Quell'inquadratura è diventata poi una delle più belle del film. Quell'immagine con la luna sospesa come su uno scenario teatrale ha saputo cogliere il fascino di questo spazio, in cui la città si apre al mare, al cielo, alle montagne. Uno spazio che molti attraversano ogni giorno senza nemmeno più vederlo, magari immersi nel riquadro virtuale del proprio cellulare. Può essere, anche grazie al film di Virzì, che qualcuno torni ad alzare lo sguardo al cielo, sollevandolo da immagini sempre più degradate e tristi che si stendono più in basso.

*ex dirigente alla cultura

del Comune di Viareggio

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