Italia
Carnevale, Massimo Breschi assolto dall’accusa di evasione fiscale
Il carrista era finito sotto processo dopo un accertamento della Guardia di Finanza Secondo gli inquirenti aveva detratto spese per lavori mai sostenuti per 160mila euro
VIAREGGIO. Gli uomini della Guardia di finanza erano andati a fargli visita alla Cittadella nel maggio del 2011. E, dopo aver spulciato per giorni e giorni fatture, registri Iva, dichiarazioni dei redditi e decine di altri documenti contabili, al termine delle indagini lo avevano accusato di aver evaso 160mila euro in tre anni. Una macchia che Massimo Breschi - conosciutissimo carrista del Carnevale di Viareggio nonché vincitore dell'edizione 2015 - aveva sempre negato. Ora, a distanza di più di cinque anni da quella ispezione, il Tribunale di Lucca gli ha dato ragione. E lo ha assolto con la formula più piena: «perché il fatto non sussiste». Per il costruttore viareggino - che nel frattempo ha dovuto anche pagare una parte del debito con lo Stato che il fisco gli imputava - è la fine di un incubo. Ed è certamente un successo (professionale) anche per Debora Ianniello e Daniele Nisini, i due legali viareggini che in questi anni lo hanno assistito.
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.10957746:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2015/03/01/news/la-dedica-di-massimo-breschi-questo-successo-e-per-aurora-1.10957746]]
La vicenda che ha visto per protagonista Massimo Breschi parte in realtà da una indagine che non ha nulla a che vedere con il Carnevale di Viareggio. Nel marzo del 2011, infatti, la Guardia di finanza mette infatti gli occhi su una ditta edile - la Edil Benelli - che viene sottoposta a verifica fiscale. Nel mirino della Fiamme gialle vi sono una serie di fatture che secondo gli inquirenti sono state emesse a fronte di lavori mai effettuati. Fra gli intestatari di queste fatture - tutte relative agli anni 2007, 2008 e 2009 - c'è anche la ditta Breschi Massimo. A cui sono stati fatturati lavori collegati al Carnevale di Viareggio per un totale di oltre 130mila euro di imponibile a cui si aggiungono poi 27mila euro di Iva. Le fatture emesse dalla Edil Benelli presentate in quegli anni dal costruttore, come risulta dalla documentazione raccolta nel corso dell'inchiesta, sono così state portate in detrazione sia nella dichiarazione dei redditi che ai fini dell'imposta sul valore aggiunto (Iva). Solo che per i finanzieri della compagnia di Viareggio quei lavori erano stati fatti solo sulla carta per abbattere i costi d'azienda. E, dunque, per pagare meno tasse.
Durante il processo però, iniziato nel maggio 2014 dopo che il carrista si era opposto al decreto penale di condanna inizialmente emesso dalla Procura di Lucca, è venuta alla luce un'altra verità. Assai diversa da quella emersa durante le indagini. Attraverso una certosina ricostruzione delle operazioni bancarie effettuate da Massimo Breschi, gli avvocati difensori del carrista hanno dimostrato che quelle somme sono state effettivamente prelevate e versate alla Edil Benelli. E, anche alla luce delle dichiarazioni rilasciate in aula da alcuni testimoni, è emerso che la ditta di costruzioni ha lavorato effettivamente alla realizzazione dei carri fatti in quegli anni da Breschi. Proprio di fronte a questi risconti, il giudice Tiziana Lottini ha constatato che le fatture non erano fittizie ma relative a lavori effettivamente realizzati. E giovedì pomeriggio, in Tribunale a Lucca, ha pronunciato la sentenza di assoluzione «perché il fatto non sussiste».
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.14370645:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.14370645:1652294644/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Chiuso il capitolo penale, per Massimo Breschi si riapre adesso anche il contenzioso tributario. Breschi ha infatti già pagato all'Agenzia delle entrate una cospicua somma che il fisco ha preteso sia a titolo di recupero delle somme evase, sia come sovrattasse e interessi legali. Somme che - sulla base della sentenza pronunciata in sede penale - dovranno adesso essere con ogni probabilità restituite al costruttore. Per far questo il costruttore dovrà adesso aprire un nuovo capitolo legale, ma con la sentenza di assoluzione in sede penale, la strada si preannuncia in discesa.
@ClaVecoli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

