Il Tirreno

Versilia

Il patto italiani-stranieri bussa alla porta del Prefetto

di Donatella Francesconi
Il patto italiani-stranieri bussa alla porta del Prefetto

Chiesta una postazione fissa per le forze di polizia a rotazione nella zona E subito le telecamere promesse ormai da troppi anni e mai installate

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VIAREGGIO. Piazza bella piazza, recita una filastrocca toscana. Piazza Dante, stazione di Viareggio, il luogo delle risse a colpi di bottiglie e del sangue sull'asfalto, per una sera è stata davvero una bella piazza. Dove italiani e stranieri che a Viareggio vivono e lavorano si sono incontrati, confrontati, parlati. «Lo vedi lui?», indica un'anziana al cronista facendo cenno al gestore del kebab di piazza Dante: «Un giorno ha preso per il bavero un romeno che con una spranga in mano avrebbe aggredito i tassisti. E gli ha detto di non farsi più vedere». Lui, Ahmed Metwally, discute, argomenta, spiega le ragioni dei commercianti destinatari dell'ordinanza del commissario prefettizio Fabrizio Stelo che disposto la chiusura alle 19,30 per undici attività tra la stazione ed il centro città, tutte gestite da commercianti stranieri. «Io sono favorevole alla chiusura», afferma determinata Ilaria Di Pieri che in piazza gestisce un centro estetico: «Perché i tuoi clienti - continua rivolta verso Metwally - spaventano i clienti degli altri, soprattutto le donne».

«C'è un Comune - è la risposta del ristoratore egiziano - dove sono andato a chiedere una licenza. Se sapevo che alle 19,30 dovevo chiudere sceglievo di aprire da un'altra parte».

E non fa una piega. Perché piazza Dante è un pezzo di mondo e la soluzione dei problemi non ce l'ha Ahmed e neppure Ilaria in una Viareggio ostaggio di centinaia di giovani magrebini che non hanno niente da perdere, vivono dove capita, spacciando, facendosi ed ubriacandosi come non ci fosse un domani. Nel centro di questa città c'è piazza Dante. Con i suoi residenti, i suoi commercianti, il via vai della stazione, il degrado dei lavori mai terminati, lo stallo per le forze di polizia che avrebbero dovuto garantire una presenza permanente e poi non se n'è fatto più niente, il terminal bus mai arrivato nonostante il finanziamento dei lavori da parte della Regione fosse finalizzato proprio a questo, le telecamere promesse da sempre e mai installate.

«Abbiamo tutti ragione», è la voce di Manuela Granaiola, senatrice del Pd, nella doppia veste di chi governa il Paese e di chi in piazza Dante abita. Ma, aggiunge la parlamentare, «gli esercenti di questa zona debbono curare la clientela. Gli apprezzamenti continui alle donne creano imbarazzo profondo e oggettiva difficoltà».

«Cosa possono fare i commercianti?», è la voce di un uomo che si leva dall'assemblea all'aperto: «Non sono mica poliziotti!». Alessandro Balloni, uno dei residenti della piazza, aggiunge: «I commercianti non possono chiedere i documenti a chi entra nella loro attività. E non credo che avere una piazza spenta aumenti la sicurezza. Si sono accoltellati in Darsena, in questi giorni. Allora chiudiamo la Darsena?».

Gli fa eco un'anziana, mescolata tra le tante facce dell'assemblea: «Con il kebab aperto io mi sento più sicura». Sul palcoscenico della piazza che attira anche di giorno mille frequentazioni: «Nel pomeriggio si sono messi seduti in mezzo alle aiuole con le bottiglie di vino e non le avevano certo comprate da noi», interviene Xueyi Chen (Chiara), che è cinese cresciuta in Italia, giovanissima proprietaria del bar "Oriente Express" che l'assemblea in piazza ha promosso e voluto. «Mi sono avvicinata per dire lo di allontanarli. Mi hanno trattato male, mi sono sentita offesa come donna…Eppure vengono a prendere il caffè nel mio bar».

Chi abita nella piazza sa bene i limiti con i quali devono fare i conti i commercianti: «Il vero errore - sottolinea Vivien Hewitt, regista, cittadina irlandese - è stato quello di aver creato la concentrazione di licenze per attività gestite tutte da stranieri. Adesso chiudere i locali fa solo più buio».

Eppure l'ordinanza di Stelo («un atto che si è rilevato utile ed efficace», commenta Granaiola) un merito l'ha avuto: mettere un punto dal quale ripartire. Insieme per una sera e forse per sempre, a chiedere interventi e proporre soluzioni. «Porto la sede dei corsi di informatica dell'Auser - annuncia Manuela Granaiola - nel fondo vicino al Money Transfer. Vediamo che succede…Certo che alla prima bottiglia che vedo davanti mi sentono…». Ed il Comitato di piazza Dante «dividerà l'affitto della sede dove avrà la propria stanza», aggiunge Brunella Dinelli che da anni insieme agli altri residenti denuncia cosa accade nella zona e che ieri sera ha suggellato con una stretta di mano pubblica ad Ahmed il patto residenti-commercianti.

Primo obiettivo è ottenere un presidio fisso delle forze di polizia. L'amministrazione Betti, nel rifacimento della piazza, previde lo stallo ed il cartello di sosta riservata. Ma non se n'è più fatto niente. «Più di un anno fa - ricorda Alberto Massa, un altro residente - scrissi al Prefetto chiedendo il ripristino della postazione fissa delle forze di polizia. Ho ancora la lettera. La stampo e raccogliamo le firme». Potrebbe essere anche un camper, nel quale si alterano le diverse forze dell'ordine, è il suggerimento di Enrico Santambrogio, presente in piazza insieme ad altri del Movimento Cinque stelle: «Un camper che sia davvero un punto di riferimento per viareggini e turisti».

«Vorrei che questi incontri continuassero», commenta Chiara, che come ogni donna nel mondo conosce la forza della parola "insieme".

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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