Il Tirreno

Versilia

La dieta di Ersu non piace a qualche dipendente

di Luca Basile
La dieta di Ersu non piace a qualche dipendente

«Non va bene passare per ciccione e magari perditempo». Ma l’azienda tira dritto: «I sindacati sono d’accordo con la nostra iniziativa e c’è il consenso dei lavoratori»

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PIETRASANTA. Ersu mette a dieta i dipendenti in sovrappeso e qualcuno, fra i lavoratori, non ci sta. «A nessuno piace passare per ciccione magari anche perditempo, sui giornali. Insomma, l’azienda - fanno sapere due operai - ha gestito male la notizia. E poi, via, prima di pensare alla pancetta del dipendente, Ersu dovrebbe avere altre priorità: come un parco mezzi da rinnovare, turni di lavoro in coppia, l’usura di certi impegni professionali. Altro che dieta. L’umore di alcuni di noi alla lettura dei giornali non era dei migliori, Per non parlare delle prese in giro e delle battute sui social che abbiamo dovuto subire».

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Sta di fatto che il progetto “salute” voluto da Ersu con lezioni sulla corretta alimentazione e un percorso con il nutrizionista per chi ha qualche chilo in eccesso, ha avuto eco sui quotidiani nazionali. Con plausi, ma anche molte critiche. «Ho addirittura letto su un giornale - fa sapere il direttore di Ersu Walter Bresciani Gatti - che all’interno della nostra azienda ci sarebbe un clima di paura, che l’operaio subisce e non si espone perché teme ritorsioni: ma qui siamo alla follia. Ci sono dei riscontri, fatti di recente, che testimoniano al contrario un clima di fiducia e reciproca soddisfazione».

Detto questo qualcuno, però, sempre fra i dipendenti, non sembra avere condiviso vedere sui giornali la notizia della dieta suggerita da Ersu ai lavoratori in sovrappeso e a rischio infortuni. «In tutte le fasi del progetto sono stati coinvolti Cgil, Cisl, Uil e Usb: abbiamo registrato massima soddisfazione anche da chi è più portato solitamente a criticare. Se poi su 220 lavoratori una sparuta minoranza dissente e non è convinta, questo è normale. E comunque le lezioni sulla corretta alimentazione sono obbligatorie, ma il percorso col nutrizionista è ovviamente volontario. Parlare di intrusione nella vita altrui è quindi improprio: ognuno è libero di cibarsi - continua Bresciani Gatti - come ritiene meglio, così come l’azienda d'intesa con l’Asl ha il dovere di fare corretta informazione sull’alimentazione. E a chi obietta che ci sono altre priorità rispondo che in Ato Costa non c’è un’azienda con un parco mezzo rinnovato e funzionale come il nostro. I turni di lavoro in coppia? Con il servizio porta a porta non serve essere in due. La verità è che l’utilità di questo progetto è testimoniata dal consenso riscontrato fra i lavoratori».

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