Il presidio
In Versilia più donne discriminate sul lavoro
Decine i casi che vengono segnalati ogni anno al sindacato
VIAREGGIO. Chi di voi ha mai sentito una conoscente o un’amica raccontare entusiasta il momento in cui ha comunicato al proprio datore di lavoro di essere in dolce attesa con parole del tipo: «Era felice per me, mi ha fatto gli auguri»? E la situazione non cambia se l’annuncio dell’arrivo della cicogna viene dato al proprietario del negozietto di periferia, all’avvocato dell’importante studio legale o al direttore della multinazionale. La reazione è spesso la stessa: sorriso di circostanza, pacca sulla spalla e sguardo preoccupato. Perché una maternità in azienda è per lo più considerata una scocciatura, per non dire un problema. Così non stupisce - come abbiamo raccontato ieri su queste colonne - che a una giovane donna, Katiuscia Guidi, sia stata “scartata” nella selezione per un posto di lavoro in quanto «ancora in età fertile», preferendole un uomo. E Katiuscia è in ottima compagnia come conferma il sindacato Filcams provinciale.
Decine di casi. I comparti del commercio, del turismo e dei servizi sono caratterizzati da una forza lavoro femminile numericamente rilevate. E proprio per questo si creano più frequentemente situazioni di discriminazione legate alla maternità, anche solo potenziale, delle dipendenti. In provincia di Lucca «quotidianamente ci imbattiamo in casi di discriminazione di genere nei luoghi di lavoro» spiega la segretaria generale della Filcams provinciale, Valentina Gullà. «Ciò che emerge dalla denuncia che molte lavoratrici ci fanno è che un momento cruciale è quello in cui la donna diventa madre. Condizione che ne preclude l'ingresso nel mondo del lavoro o spesso ne determina l'uscita - continua - Ci sono i casi in cui l'essere madre o potenzialmente tale costituisce una condizione di esclusione perché si presuppone una minore disponibilità della lavoratrice in termini di orari o di assenze per malattia del bambino. E ci sono i casi in cui al rientro al lavoro dopo la maternità viene chiesto - senza troppa gentilezza - che si riduca l'orario di contratto oppure si pongono delle condizioni che rendono pressoché impossibile conciliare gli impegni familiari con il lavoro. Abbiamo casi di trasferimento "preventivo" della sede di lavoro quando si suppone che la lavoratrice potrebbe essere dell'idea di fare un figlio, così come licenziamenti o trasferimenti dopo il compimento di un anno di vita del bambino». In provincia, tanto in Versilia quanto in lucchesia «abbiamo affrontato diversi casi anche in aziende di livello nazionale o multinazionale» aggiunge Gullà.
Vertenze complicate. «La strada vertenziale - continua la sindacalista - non sempre è facile e va corroborata con tutta la documentazione necessaria a sostenere eventualmente il ricorso davanti al giudice per discriminazione o mobbing. Le leggi ci sono ma l'onere della prova è a carico del lavoratore e non sempre i datori di lavoro agiscono in maniera tale da lasciar traccia della discriminazione posta in essere.
I numeri. L’ultimo studio disponibile sulla situazione occupazionale femminile in provincia di Lucca risale al 2013. Dati non recenti ma comunque significativi che, rispetto alle dimissioni delle lavoratrici madri fornisce un quadro interessante con una media di casi in provincia superiore ai 100 (125 dimissioni volontarie nel 2013 secondo quanto previsto dall’articolo 55 del dlgs 151/2001). Donne che provengono da «imprese con un numero di dipendenti inferiore a 15 e dai settori del commercio e dei servizi». Nel 62% dei casi hanno tra i 26 e i 35 anni (il 30% tra i 36 e i 45, l’8% tra i 19 e i 25). Nella stragrande maggioranza (64%) hanno un figlio ma il 4% di loro si dimette già durante la gravidanza. Nel 48% dei casi (praticamente uno su due) le dimissioni sono motivate da problemi di conciliazione tra figli e lavoro.
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