Il Tirreno

Versilia

A 42 anni respinta dal lavoro perché donna: "Mi hanno anche detto che il curriculum era valido"

di Donatella Francesconi
Katiuscia Guidi
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Katiuscia Guidi

La storia di Katiuscia Guidi, una dei sette dipendenti della Viareggio Versilia Congressi licenziati il 31 ottobre 20015 e mai più recuperati nelle grandi manovre per le società partecipate del Comune

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VIAREGGIO. Bel curriculum, peccato solo che sia femmina. Benvenuti nel Duemila avanzato, dove non essere ancora in menopausa per una donna è motivo di esclusione dal mondo del lavoro, lo stesso mondo che - quando l’orologio biologico avrà smesso di ticchettare - della stessa donna non saprà che farsene. «Ci dispiace, lei è piaciuta molto, ha un valido curriculum. Ma il datore di lavoro ha scelto un uomo. Perché lei è ancora in età fertile»: è la risposta che si è sentita dare Katiuscia Guidi, 42 anni, uno dei sette dipendenti della Viareggio Versilia Congressi licenziati il 31 ottobre 20015 e mai più recuperati nelle grandi manovre per le società partecipate del Comune. Il resto della frase che ha messo fine al colloquio non lascia margini: «Se rimanesse incinta per noi sarebbe un grosso problema visto che l'azienda a breve si troverà in serie difficoltà a causa di due dipendenti che andranno contemporaneamente in maternità e che seguono due settori cardini della nostra azienda».

«Rimango delusa e ferita», scrive Guidi: «Ed ecco che le mie tante lacrime di rabbia si trasformano in inchiostro». Delusione e rabbia dopo una vita di lavoro e di studio: «A quattordici anni già facevo le stagioni. Mi sono diplomata ragioniera e nel 1999 sono stata assunta dalla allora Viareggio Porto, poi diventata Viareggio Versilia Congressi. Mentre lavoravo mi sono laureata in Scienze politiche. Al Centro congressi, di fatto, avevo un po’ la gestione di tutto».

Ma Katiuscia non è solo lavoro. La passione di sempre è il nuoto, che oggi significa quella squadra del nuoto sincronizzato di Massarosa - una sessantina di bambine e ragazze - che allena insieme ad altre tre istruttrici. «Nonostante tutto questo a 42 anni sono troppo vecchia per i concorsi importanti, ma ancora troppo possibile madre per sperare in un posto di lavoro nel settore privato. Mentre per i concorsi per così dire “minori” non ho speranza in quanto destinati alla stabilizzazione dei precari». La considerazione fa male, nell’Italia che ambisce a fregiarsi di Europa: «Per colpa della politica, dell'età, della maternità io rimango immobilizzata qua... Nel girone infernale dell'assurdità».

Un anno di licenziamento è trascorso, è ancora il racconto della ex dipendente del Centro Congressi, «senza neppure poterlo cercare un lavoro. Ci era infatti stato indicato di non prendere impegni lavorativi per restare agganciati alla prelazione nel movimento tra società partecipate. Così siamo arrivati a giugno ancora a casa. A quel punto era troppo tardi anche per trovare qualcosa per la stagione...».

La rabbia è tanta. Quella di Guidi, come quella degli altri sei licenziati: «Abbiamo tutti famiglie, mutui, impegni economici. E siamo tutti per strada. Qualcosa, però, la politica è riuscita a fare: qualcosa sono riusciti a fare: lasciare me ed i miei colleghi nel limbo dell'indifferenza collettiva, con nessuna prospettiva lavorativa. Ed infine farmi sentire umiliata anche nell'esser donna».

Donna che oggi fa i conti anche con quel desiderio di maternità che «quando poteva essere il momento è stato “sospeso” dal fatto che le cose al Centro Congressi non andavano bene e ci veniva in mente che da un momento all’altro poteva chiudere». Cinque lunghissimi anni a dondolare sul filo della fine ineluttabile, arrivata di botto il 31 ottobre 2015 quando la società pubblica che doveva spaccare il mondo lanciando Viareggio nella stratosfera del turismo congressuale è stata messa in liquidazione dall’amministrazione Del Ghingaro e poi è stata dichiarata fallita. In un quadro complessivo che da fine 2014 ha visto “rotolare” Viareggio lungo la collina del dissesto, con le società fallite o in vendita come molti dei beni del Comune, Centro Congressi compreso e probabilmente per primo.

«E quindi mi domando», continua la lettera che Katiuscia Guidi ha voluto rendere pubblica: «Chi devo ringraziare visto che la politica della mia città invece di punire gli amministratori eletti con mandato politico-diretto, che non hanno operato con la diligenza del buon padre di famiglia, ha punito senza scrupoli il dipendente che come me ha avuto soltanto la colpa di aver lavorato 17 anni con amore e passione al Principe di Piemonte insieme ai colleghi, spazzandoci via senza alcun riconoscimento del nostro operato, senza preavviso, senza percepire l'ultimo stipendio, senza trattamento di fine rapporto e soprattutto regalandoci tante, tante, ma tante promesse che poi si sono rivelate fasulle».

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