Il Tirreno

Versilia

Anna vuole solo un luogo dove piangere il marito

di Matteo Tuccini
Anna vuole solo un luogo dove piangere il marito

Mai trovato il corpo del pescatore Fabrizio Simonetti, disperso dopo un naufragio «Mi piacerebbe che ci fosse un punto del porto dove poterlo andare a trovare»

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VIAREGGIO. Anna dice di aver pianto meno di quello che avrebbe pensato. E comunque mai davanti agli altri, «perché non volevo togliermi la dignità». Veronica, invece, ha realizzato un collage di foto del papà in camera sua. Lo rammenta sempre e gli dà ancora ragione, come faceva quando c’era lui nella casa di Piano di Mommio: «Ah, se ci fosse ancora papà».

È passato un anno da quando Fabrizio Simonetti, marito di Anna e padre di Veronica, è scomparso tra le onde, al largo del porto di Viareggio. I pescatori che la mattina del 28 ottobre del 2015 hanno visto Fabrizio, 52 anni, a bordo del peschereccio Giumar con il cugino Nello Simonetti, 48, sono stati gli ultimi a vederli vivi. Fabrizio e Nello erano andati a pescare “a strascico”, alla ricerca di seppie e sogliole, spostandosi verso Marina di Pisa. Poi è successo qualcosa, che ancora oggi è ignoto: forse un’onda anomala o forse un pesce più grosso del previsto incastrato tra le reti. Fatto sta che il Giumar è affondato, portandosi dietro i due pescatori. «È stata una fatalità, non ci sono colpe né colpevoli - spiega la vedova Anna Santini, 51 anni - questo è il mio modo di vedere la cosa». Il peschereccio è stato recuperato il giorno dopo la scomparsa, cinque miglia a sudovest del porto; il corpo di Nello è stato ritrovato una settimana dopo, al largo di Portofino. Fabrizio invece no, non l’hanno mai trovato. «Lo stiamo ancora aspettando, non ci è stato restituito niente. È come se Fabrizio avesse voluto rimanere in mare. Del resto lui non ha mai avuto paura del mare», spiega Anna. Che ha perso da tempo ogni speranza, e non chiama più la Capitaneria di porto come faceva prima. «Anche se vivo una contraddizione: non so se, in fondo, ho realizzato del tutto che lui non c’è più. Però è così. E io non ho una tomba, né un luogo dove piangerlo. Mi muoverò perché venga messa una targa speciale in porto, qualcosa che ricordi Fabrizio e dove io possa andare a trovarlo. E dove mia figlia possa gettare ancora un fiore in mare, come ha fatto per il compleanno del papà. Spero che chi gli ha voluto bene possa aiutarci, come hanno fatto tanti in quest’anno: dai pescatori ai miei colleghi di lavoro dell’hotel».

Sono passati dodici mesi dalla tragedia. E le due donne li hanno affrontati con grinta, rivelandosi forti come tutte le donne che ci sono a questo mondo. Anna e Veronica lavorano e tirano avanti. Certo, non è semplice: «I primi mesi sono stati duri - spiega Anna - ma abbiamo trovato la solidarietà di tante persone. La burocrazia ci dà qualche difficoltà, perché da un punto di vista legale mio marito è ancora disperso. Tranne che per l’Inail che ha una clausola speciale in caso di naufragio: dopo sei mesi si stabilisce la presunta morte. La dichiarazione vera e propria scatta dopo due anni, e fino ad allora dobbiamo gestire una serie di incombenze». Tra queste c’è anche il mutuo sul peschereccio che Fabrizio aveva acquistato: «Quando ne torneremo in possesso lo metteremo all’asta. Nel frattempo lo curano i miei cognati. Sono grata a loro, ai pescatori e a tutti coloro che ci hanno aiutato. Sono stata forte? Se lo sono stata è grazie a qualcuno che mi ha dato questa forza». In questi giorni sarà dura ricordare, ma Anna e Veronica vogliono farlo. «Non faremo niente di particolare, so che i pescatori alle 14,30 getteranno una corona nel punto dove fu trovato il relitto. Voglio solo che ricordino sia Fabrizio che Nello con il sorriso. Loro vorrebbero così».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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