Il presidio
L’alluvione e i bagnini
Cinquanta anni dopo la Versilia ricorda come aiutò Firenze
di ROY LEPORE
La città di Viareggio è sempre stata solidale nei confronti di chi si è trovato in difficoltà e lo è stata fra l'altro anche in occasione dell'alluvione di Firenze - della quale ricorrono il 4 novembre i 50 anni - dove un ruolo importante lo hanno avuto i bagnini che sono partiti per portare aiuto alla popolazione con i pattini che sono risultati molto importanti.
Tra coloro che partirono alla volta del capoluogo fiorentino c'è stato Graziano Giannessi, titolare del bagno Nettuno in Passeggiata, che ha replicato le gesta del padre Oreste, fondatore dello stabilimento balneare di famiglia. Partì in pullman insieme ad altri colleghi e vi rimase nove giorni. Con loro arrivarono anche una quindicina di pattini, ed altri volontari che sono stati in prima linea insieme ai tanti che hanno fornito il loro prezioso aiuto. «È una esperienza che ho ancora ben impressa nella mia mente - dice Giannessi -, mio padre Oreste era stato tra i volontari ad accorrere in occasione dell'alluvione del Polesine, a distanza di tempo poi anch’io ho in pratica ripetuto la sua esperienza a Firenze. Quando mi sono trovato ad affrontare in prima persona momenti che aveva vissuto mio padre prima, mi sono venuti alla mente i racconti che mi faceva spesso di quando era stato con gli altri bagnini in Polesine».
I bagnini vennero destinati in varie zone colpite dall’alluvione. «Inizialmente ci trovammo a Poggio a Caiano - racconta Giannessi - il nostro compito era quello di assistere le persone anziane, che con i patini era più sicuro trasportare, ci occupavamo anche di portare viveri di prima necessità. In quell’occasione non essendoci come ora i telefonini cellulari, comunicavamo con un ponte radio che era stato allestito per avere contatti fra noi».
«Ricordo che una sera - continua - mentre stavamo aiutando una signora ad uscire dalla propria abitazione ci dissero che dovevamo trasferirci a Firenze. Era allagata la procura ed era necessario riuscire a portare via documenti, prima che andavano danneggiate dall'acqua». I pattini funzionarono bene: «Si è rivelato il mezzo più pratico per gli spostamenti - racconta - in quanto anche negli spazi stretti potevamo è stato efficace senza eccessivi problemi. Una cosa a cui dovevamo prestare attenzione era il fatto che quando eravamo vicino alle abitazioni era meglio legare il pattino con una corda, a una finestra se c'era, o ad una porta, in modo che rimanesse fermo, evitando che si muovesse quando facevamo salire a bordo le persone che aiutavamo ad uscire di casa».
Insieme ai bagnini, c'erano anche altri volontari tra cui diversi quelli delle associazioni di volontariato. La Misericordia di Viareggio nel 50° anniversario sta organizzando una mostra fotografica per commemorare la tragedia e chiede materiale a coloro che ne fossero in possesso.
Tra gli altri che parteciparono ai soccorsi dalla Versilia, anche Emiliano Favilla, poi consigliere provinciale a Lucca, all'epoca anche lui bagnino, ma che arrivò a Firenze con un gruppo di volontari partito dalla Versilia per portare viveri alimentari ed altri generi di prima necessità. «Appena si riuscì di raccogliere quello da portare via partimmo - dice Favilla - ci trovammo di fronte ad immagini che ancora oggi ho nitide davanti agli occhi. Tra le cose che mi colpirono la generosità di tanti giovani che non si sono tirati indietro di fronte ad una simile tragedia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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