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Tragedia sui binari. La madre di Mattia: «Chiudete quel passaggio»
Torre del Lago: la donna, dal luogo dell’incidente nel quale è morto il figlio ventisettenne, chiede più sicurezza. Da quel punto lungo la ferrovia, quotidianamente, transitano decine di persone
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TORRE DEL LAGO. C’è chi si ricorda di quando da ragazzino lasciava la bici a pochi metri dai binari e raccoglieva le pietre per buttarle nella Bufalina. Chi racconta di passeggiate al fianco della linea ferroviaria per andare a far funghi o solo per far correre un po’ il cane perché quello è il percorso più facile per raggiungere la pineta al di là del corso d’acqua, al confine tra Torre del Lago e la provincia di Pisa. E la prova di questi racconti è sotto gli occhi di tutti. Specialmente di Franca Carnicci, mamma di Mattia Musumeci, 27 anni, l’ultima vittima del passaggio killer lungo la ferrovia. Sabato 22 c’era anche lei sul ponticello ferroviario sulla Bufalina per chiedere, con determinazione e coraggio, che si faccia qualcosa per impedire l’accesso ai binari: «Basta con queste morti assurde - dice - dobbiamo far qualche cosa perché qui non muoia più nessuno come invece è successo a Mattia. Questa sarà ora la mia battaglia».
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Nei pochi minuti - quelli che il cuore di una madre è riuscita a sopportare - serviti per sistemare due corone di fiori e una fotografia nel luogo dove martedì 18 ha perso la vita Mattia, accanto ai binari sono passati in tanti: due signore con i cani al guinzaglio, un fungaiolo, una coppia di ragazzi, un immigrato. Che come Mattia hanno corso il rischio di essere urtati o risucchiati dal passaggio dei treni. Il giovane di Torre del Lago martedì scorso, intorno alle 18, aveva le cuffiette del cellulare nelle orecchie: non ha visto nè sentito il treno che lo ha ucciso. Ma come lui fanno, quotidianamente, molte persone. Lo sanno i macchinisti, agli occhi dei quali probabilmente quel via vai pericoloso non passa inosservato. Lo sanno le Ferrovie alle quali sono state date prescrizioni precise rispetto alla pericolosità di quel tratto di linea. Ma il passaggio imboccato martedì pomeriggio da Mattia, un sentiero di una cinquantina di metri al quale si accede da via Matteotti proseguendo fino alla recinzione lato binari che si apre e lascia libero il transito a pedoni, bici e in qualche caso anche motorini, è aperto e facilmente fruibile. Da anni.
Lungo la strada ferrata sabato pomeriggio si sono dati appuntamento, insieme a Franca, gli amici di Mattia, ragazzi di Torre del Lago con i quali il ventisettenne è cresciuto. Si sono caricati sulle spalle due corone di fiori e con mamma Franca li hanno sistemati proprio sul ponte sopra la Bufalina. Tra il parapetto del ponte e i binari ci sarà poco più di un metro. Lì martedì pomeriggio passava con la sua bicicletta Mattia. Lì, sabato pomeriggio, i suoi amici si interrogavano su come il ragazzo abbia potuto essere urtato dal treno o forse risucchiato dal vuoto d’aria. «La bicicletta la portava a destra o a sinistra? Come ha fatto a non sentire il treno? Perché è passato proprio di qui?». Domande la cui risposta è volata via insieme a Mattia, ai suoi sogni, al desiderio di impegnarsi, come avrebbe fatto da lì a poco - racconta Franca - nel mondo del volontariato per l’assistenza ai bambini disabili e agli anziani. L’imprudenza e una tragica distrazione lo hanno strappato a tutto questo. Ma, ed è questo il senso della missione di mamma Franca, è possibile fare qualcosa perché altri non siano imprudenti.
«Non passate di qui» dice con voce dolce ma ferma a due ragazzi a passeggio nella zona. Loro non immaginano il motivo di quell’ammonizione. Se non altro da ieri i fiori e la foto di Mattia sorridente a due passi dai binari serviranno a far riflettere qualcuno. In attesa della soluzione che chiede Franca: la chiusura dell’accesso ai binari, un ponte pedonale sulla Bufalina o un passaggio più sicuro in un altro punto della pineta.
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