Il Tirreno

Versilia

Sos per l’acquedotto «Servono altre fonti»

di Cesare Bonifazi
Sos per l’acquedotto «Servono altre fonti»

La rete idrica versiliese potrebbe andare in tilt in quattro anni

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VIAREGGIO. La prospettiva è una Versilia senza acqua, almeno una parte di essa. Se non verranno trovate altre fonti a sostegno di quella di Frati, nel comune di Camaiore, c'è questo rischio, non contando il danno ecologico che questa eventualità potrebbe portare. La previsione non è sul lungo periodo: «Potrebbero essere 3-4 anni» sostiene Simone Leo, rappresentante dei comuni versiliesi nell’assemblea dell’Autorità idrica toscana, anche se è difficile prevederlo con esattezza. E la sostenibilità è legata alla piovosità.

Frati è il punto di approvvigionamento di acqua potabile più importante di Gaia. Si preleva mediamente, negli ultimi 20 anni, 11 milioni di metri cubi di acqua potabile all'anno. La falda di Frati servono tutta la zona costiera, da Torre del Lago fino a parte di Forte dei Marmi, escluso l'entroterra di Pietrasanta e Vittoria Apuana. Anche i serbatoi di Stiava prendono acqua dal bacino di Camaiore. Questo prelievo imponente, lo dicono gli studi sulla falda, è sovradimensionato rispetto alla sua reale capacità. Questo crea un problema ambientale serio: da vent'anni, nei momenti di sofferenza della falda, le acque superficiali sono in secca e questo crea un danno alla flora e alla fauna. La falda si abbassa anche di circa 6 metri, un volume considerevole. «Il problema potrebbe diventare permanente - dice l’ingegner Giorgio Marsili del comitato di controllo analogo di Gaia, un organo che si occupa di controllare gli atti del gestore - bisogna cercare di pompar meno per fare in modo che il livello non si abbassi più del dovuto. Dal punto di vista ecologico andrebbe garantito il minimo flusso vitale. Secondo alcuni studi ci sono anche pulsazioni nel territorio: un profilo idrogeologico importante».

Ma il problema che viene più sentito dalla cittadinanza è il fatto che, nel caso la falda non ce la facesse più a sostenere il carico di prelievo, alcune zone della Versilia potrebbero rimanere senz'acqua.

Sulla reale sostenibilità della falda è stato fatto uno studio di impatto ambientale, stilato dalla Provincia di Lucca nel 2008, in occasione della richiesta da parte di Ait (prima Aato) al momento in cui doveva essere rinnovata la concessione per l'utilizzo della sorgente, scaduta da decenni, e finalmente rinnovata nel 2012. Alla stipula di questa nuova concessione è stato stabilito, appunto, che venisse ridotto del 50% il volume di acqua da prendere.

Un limite che però, secondo le valutazioni di Marsili, non sarebbe stato rispettato e che potrebbero non esserlo anche in futuro dato che la concessione scadrà a maggio del 2017. In questi cinque anni di concessione provvisoria, si doveva provvedere a trovare approvvigionamenti alternativi che consentissero di ridurre di quel 50% il prelievo da Frati.

«In questi cinque anni - racconta Marsili - non è mai apparso niente nelle carte: una soluzione pare che non si sia stata ancora trovata. Al tempo era stato addirittura affidato dai Comuni all'università di Parma uno studio sugli approvvigionamenti di superficie e un altro su quelli sotterranei all'università di Firenze. Gli studi dovevano arrivare alla scadenza di maggio 2017».

Nell’ultimo piano di investimenti sono effettivamente apparse delle voci che parlano di captazione e salvaguardia dell’approvvigionamento.

«Non è stata fatta alcuna proposta in maniera specifica sulla situazione di Frati e la licenza scade tra otto mesi - dice Marsili - ad oggi il comitato non ha ancora avuto quegli studi commissionati alle università. Quelli potrebbero dare una visione più globale su quanti anni potrà ancora reggere la falda. Certo è che se avessimo dei fiumi nelle vicinanze sarebbe tutto più semplice. Con i dati che abbiamo ora a disposizione, sono sicuro che non si riuscirà mai a trovare altre fonti di prelievo entro maggio, tali da poter diminuire l'approvvigionamento di quella percentuale».

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