Il presidio
Bollette non pagate: a Gaia la maglia nera della Toscana
VIAREGGIO. Luci e ombre su costi, gestione e investimenti. E due “maglie nere”: quella relativa alla morosità e, in misura minore ma comunque con numeri significativi, sulle perdite d’acqua nella...
VIAREGGIO. Luci e ombre su costi, gestione e investimenti. E due “maglie nere”: quella relativa alla morosità e, in misura minore ma comunque con numeri significativi, sulle perdite d’acqua nella rete. L’autorità idrica Toscana racconta - numeri alla mano che cos’è e come funziona Gaia - il gestore del servizio idrico per la Versilia, gran parte della Lucchesia, della provincia di Massa Carrara e di alcuni comuni del pistoiese. Lo fa in occasione della redazione annuale sul sistema idrico toscano relativa a tutte le società di gestione a firma del direttore di Ait Alessandro Mazzei.
Morosità. Come detto Gaia non brilla soprattutto sul tema morosità come sottolinea la relazione. Il fenomeno è stato caratterizzato da Ait che relativamente all’azienda versiliese certifica livelli di morosità pari al 7,8% nel 2014 e al 5,78% nel 2015. Un calo determinato principalmente dalla compensazione debiti/crediti avvenuta nei confronti delle amministrazioni comunali che vantano consistenti crediti nei confronti della società ma che, nel 2014, erano responsabili di una morosità sui pagamenti al gestore superiore al 54%. La quantità di utenti che non pagano consumi e depurazione dell’acqua resta però elevata. Per dirla con le parole di Ait: «in termini di fatturati gli utenti più rilevanti sono quelli domestici ed anche per tali utenti il dato di Gaia e l’unico veramente preoccupante». Perché appunto il 4,69% dei cittadini titolari di utenze domestiche non paga l’acqua e la depurazione. Percentuale che sale al 9,95% degli utenti non domestici. E in entrambi i casi si tratta delle percentuali più alte nell’intera Toscana.
Perdite. L’ampia disamina dell’attività dei gestori prende in esame anche un altro tema delicato, quello dei metri cubi di risorsa idrica prelevati (principalmente da fonti sotterranee per Gaia) rispetto a quelli effettivamente fatturati agli utenti. Numeri dai quali viene determinata la percentuale di perdite di risorsa idrica nel sistema. Il dato di Gaia è tra i più alti in Toscana (ma non il peggiore). I volumi prelevati sono pari a 65.222.714 milioni di metri cubi contro i 29.546.249 fatturati in bolletta. Numeri “lordi” che non corrispondono esattamente al volume di perdite, calcolato tenendo conto «di una serie di variabili in uscita, come i volumi persi per le manutenzioni ed i trattamenti di potabilizzazione» spiega Ait. Che sulle percentuali di perdite in rete scrive: «I dati, relativi all'anno 2015 risultano oscillare tra un minimo del 20% di Nuove Acque ed un massimo del 40,6% di Gaia». Il calcolo viene poi rapportato alla rete di distribuzione del gestore. Nel caso di Gaia ogni metro lineare di acquedotto si perdono 4,8 metri cubi di acqua. E visto che uno dei problemi dell’azienda comincia ad essere la quantità delle fonti di approvvigionamento la manutenzione delle reti sembra diventare sempre più un problema significativo.
I costi operativi. Meritano uno approfondimento, infine, i numeri elencati da Ait rispetto ai costi operativi dell’azienda che l’Autorità analizza in rapporto a diversi parametri tra i quali i metri cubi fatturati o il numero degli utenti. Per ogni metro cubo di consumi che troviamo in bolletta la “quota” che copre i costi operativi (semplificando molto si tratta dei costi per assicurare i servizi e il funzionamento dell’azienda) è pari a 1,77 euro. Cifra che complessivamente su ciascun utente all’anno “pesa” per 208 euro.
La tariffa. I costi operativi sono peraltro la voce più significativa della composizione della tariffa il cui valore medio è di 2,44 euro a metro cubo, effettivamente il più basso (fatta eccezione per Geal che è la società di gestione del servizio idrico di Lucca) della Toscana. Il 66,1% di quanto paghiamo a Gaia serve per farla funzionare e garantire che l’acqua arrivi nelle case, il 18,4% copre i costi per gli investimenti, il 10,5%, infine, quelli per i canoni di concessione.
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