Il Tirreno

Versilia

Il disastro di Viareggio ha svelato rischi ignoti

di Donatella Francesconi
Il disastro di Viareggio ha svelato rischi ignoti

L’avvocato Anna Francini, tra i difensori degli imputati tedeschi: «Ha rivelato che possono verificarsi fratture negli assili anche dove non si immaginava»

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VIAREGGIO. «Il disastro di Viareggio ha disvelato al mondo scientifico che si cimenta con la sicurezza ferroviaria che una sede (dell’assile, ndr) esente da rischi è invece molto rischiosa. Perché vi poteva nascere una cricca e anche storta», dichiara in aula Anna Francini, avvocato del Foro di Pisa, che ieri ha concluso le arringhe dei difensori degli imputati stranieri riassumendo un po’ tutti gli argomenti toccati lungo incidente probatorio e tre anni di dibattimento. Un’affermazione, quella di Anna Francini, che richiama la tesi difensiva supporta dal lavoro dei consulenti Igo Poschmann e Aldo Frediani: sette anni dopo il disastro ferroviario di Viareggio, ecco che arriva davanti ai giudici del Collegio giudicante la cricca mai vista nel mondo ferroviario. Posizionata in una zona dell’assile dove mai si sarebbe immaginata, invisibile per dimensioni e forma.

L’avvocato Francini che è entrata nello specifico di molti temi, ha più volte criticato la conduzione dei controesami da parte dei pubblici ministeri Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino. Parlando di testimoni (molti dei quali consulenti) a favore degli imputati «aggrediti in controesame, in un percorso surrettizio che fiacca l'uomo invece dell'argomento» e di «testimoni tedeschi trattati come italiani ed italiani non sono». Non mancando, inoltre, di sottolineare che suo avviso c’è stato più di un problema con le traduzioni.

Tra le questioni toccate anche quella già oggetto dell’articolata arringa del professor Tullio Padovani: «Non potete leggere la normativa italiana in materia di sicurezza sul lavoro (Decreto legislativo 231/2001, ndr) rispetto ad una società estera», sono le parole dell’avvocato Francini dirette al Collegio (presidente Gerardo Boragine con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino). «Dovete leggere - prosegue il legale - il suo ordinamento» che, nel caso della officina Jungenthal e della multinazionale Gatx è quello tedesco.

Il decreto in questione, tra gli altri adempimenti, ha introdotto nel nostro ordinamento il principio dell’autonoma responsabilità delle persone giuridiche per specifici reati commessi da soggetti aziendali in posizione apicale o dipendenti, nell’interesse o a vantaggio dell’azienda. Da qui il modello organizzativo obbligatorio che “distribuisce” le responsabilità. A maggio di quest’anno (la si trova sulla Gazzetta della Comunità europea) è stata pubblicata la Direttiva 798/2016 del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla sicurezza delle ferrovie. La quale si occupa del tema sicuramente difficile della applicabilità delle normative nazionali dei singoli Stati. Stabilendo che tra le norme nazionali che si applicano (purché notificate entro il 15 giugno 2016) vi siano anche quelle «relative ai requisiti del personale addetto a compiti di sicurezza essenziali»: Solo un esempio, per far capire come il tema sia complesso e sfaccettato là dove si parla di accordi e normative comuni tra gli Stati dell’Unione.

«In quest’aula ci siamo seduti dalla parte del torto perché tutti gli altri erano occupati», sono le parole dell’arringa di Francini quando tocca il tema della responsabilità delle società in base alle leggi italiane, chiamate in causa nei capi di imputazione stilati dalla Procura di Lucca per gli imputati stranieri: «Di colpa in organizzazione non si può parlare», insiste Francini: «Nè di lacuna organizzativa che caratterizza questo profilo di colpa».

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