Il presidio
Le poesie del sindaco intellettuale
Esce la nuova raccolta di Lombardi la prima dopo il distacco dalla politica
di ADOLFO LIPPI
Vi sono due Pietrasanta. C’è quella spettacolare, apollinea, sensuale, un gigantesco palcoscenico di vanità, e c’è quella intima, notturna, privata, saturnina perché nevrotica. Domenico Lombardi è stato sindaco di tutte e due le città. Ed è poeta, adesso, di una Pietrasanta raccolta e distaccata, un paese di rari incontri intessuti di memoria, immagini abbandonate, sofferenze nascoste. In un precedente libro Lombardi scorgeva ancora sventolare le bandiere della battaglia, politica, artistica, civile. In queste “disperse comparse” (Giuliano Landolfi editore), appena uscito, Lombardi dismessi gli abiti dell’amministratore pubblico, scivola in un esistenzialismo anche doloroso e s’avvede che la vita quotidiana è come gioca un fanciullo, sboccia un fiore, s’alza la luna piena, senza drammaturgie eclatanti, senza storia monumentale ed orgiastica.
In altri poeti (pensiamo a Leopardi) questa semplicità vien fatta divenire, comunque, epica, universale, sconvolgente. Il tormento del poeta si fa crocifissione per tutti. Nelle poesie di Lombardi, sommessamente, si fa invece documento di persone ultime, cenciaioli o portuali, ragazzi o pescatori, coi quali l’autore condivide un attimo di incanto “dove arriva la gioia e dove finisce il dolore”, attimi che le cronache mondane della Pietrasanta teatrale non segnalano, non rimarcano, attimi imprecisi, impalpabili, eterei, eppure pieni di vibrante umanità come nel caso del soldato Giovanni, povero lazzaro che ha fatto la guerra sul fronte greco albanese “in silenzio e solitudine”.
Lombardi è stato un sindaco intellettuale. Stava più con gli artisti e i pittori e gli scultori che con gli impresari edili. Ognuno è come è. Fu amico e sodale di Mitoraj (del quale riprende in copertina del libro un lavoro emblematico), è amico di Finotti e Ciulla. Con loro ha parlato e li ha intervistati e ben descritti. Ma in queste poesie non c’è traccia di frequentazioni altisonanti.
Vi sono soltanto due note ben intonate: da una parte lo smarrimento (evidente) per essere stato “mollato”, con una dose di brutalità, dalla politica servile, dall’altra lo struggimento per aver trovato “le piccole cose della vita” con le quali perdere il tempo. In queste note compaiono echi carducciani, nostalgie, malinconie di uomo che, altrove, ha misurato il ferro, è rimasto ferito, e tornando però sa ancora guardare il mare e rammentare “una maglietta della Sampdoria” indossata con la quale giocava interminabili partite “esile nei contrasti ma veloce nella corsa”.
Nel panorama della poesia “versiliese” Lombardi si distingue per un fortissimo attaccamento alle cose della terra, che sono cose materiali, strade, spiagge, giostre, cammini, alberi di ciliegio in fiore, papaveri rossi, bimbi di strada, Pietrasanta.
Scrive, infatti: «È bella Pietrasanta nelle notti d’estate. In maniche di camicia e scarpe leggere vi ho combattuto una guerra di posizione. Mi sono fatto male, tanto male. Con indolente indifferenza, senza rammarico vivo il confine del giorno, i colori del tempo le presenze del cuore. La voce del dolore non si dimentica mai».
In altri la poesia è anche arma di vendetta. Per Domenico Lombardi «non dispiace vivere la solitudine». Credo che, virilmente, egli si rincuori «con la mano che trema accarezzo il tuo pianto». Anche perché fa un mestiere meraviglioso: è pediatra e neuropsichiatria infantile” all’ospedale Versilia.
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