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Il sogno di Neri: la Versilia come una sola città
La Versilia potrebbe essere una sola città. Adesso in venti chilometri di territorio convivono sette comuni (Viareggio, Pietrasanta, Camaiore, Massarosa, Seravezza, Forte dei Marmi, Stazzema); che...
La Versilia potrebbe essere una sola città. Adesso in venti chilometri di territorio convivono sette comuni (Viareggio, Pietrasanta, Camaiore, Massarosa, Seravezza, Forte dei Marmi, Stazzema); che vuol dire sette uffici anagrafe, sette assessorati alla cultura, decine di manifestazioni identiche una a contrasto con l’altra, centinaia di impiegati quando, nell’era dei computer, ne basterebbero la metà. Semplificare anche qui sarebbe una parola d’ordine.
Ma la città Versilia, nonostante prediche, convegni, istituzioni, azioni (l’allora ministro Giovanni Pieraccini propose un’unica provincia), sogni e proposte resta un’utopia, una bella utopia.
Ettore Neri, che è stato un efficientissimo sindaco di Seravezza e fa anche lo scrittore con passione e temerarietà, s’è dedicato ora a proporre la soluzione del problema. Ma più che un’utopia la sua appare una indicazione politica; cioè non gli basta annunciare un’idea, ma crea una nuova associazione unificatrice, pubblica un libro assieme a quell’entusiasta intellettuale e fine poete che è Giuseppe Cordoni, e rivendica il ruolo di battitore e banditore per quella città che, sulla carta e sulla terra, è omogenea e identitaria. Nella storia però è schiava di un passato che la vide già dai tempi delle antiche legioni romane divisa tra apuo-liguri e toschi, e subito dopo tra lucchesi e pisani e fiorentini e genovesi. Ché tutti la volevano, tutti la conquistavano e così Viareggio fu spiaggia e porto di Lucca, Pietrasanta fu pisana eppoi fiorentina fino alle cave (non a caso sfruttate da Michelangelo per i Medici), Camaiore fu un po’ di qua e un po’ di là, Massarosa, lo dice il nome, fu lucchese e il nord, vedi Poveromo e Montignoso furono liguri.
Ora questi precedenti contano e non poco. Contano nel carattere degli abitanti, contano nel linguaggio. E tante parole che si usano a Seravezza o Stazzema non sono le medesime che si usano a Torre del Lago. Per non parlare dei cibi e dei lavori artigianali. Ma, a partire dall’Ottocento, quando tanti artisti stranieri scoprirono la Versilia e vi fecero tappa al “grand tour”, la striscia tra Bocca di Magra e Bocca d’Arno apparve loro un continuo Eden e i pittori lo dipinsero senza distinzioni tra le nude del Gombo e quelle di Cinquale, e i poeti la cantarono (vedi Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio) senza dividere l’incantesimo in artificiose pubbliche amministrazioni.
Ettore Neri con la sua “città Versilia” proviene da qui. Con Cordoni proviene da questo struggente innamoramento per l’Uno che è natura che è uomo che è ambiente che è lavoro. E su quest’Uno che potrebbe essere una sola città (invece delle sette) compie, nel libro e con l’associazione, un importante studio sulle cose come stanno e su ciò che, per il bene generale, si potrebbe fare.
Non manca nulla alle analisi e alle proposte di Neri. Si spazia dall’architettura all’industria, dalla sanità alla scuola, dalla cultura alle politiche per la legalità e la sicurezza, ma a Neri non sfugge che innanzitutto bisogna costituire, con l’identità, un cittadino versiliese e su questo scrive, ad esempio Cordoni, ospite pertinente del volume: «Geologi ed agronomi, ingegneri del mare e della terra, economisti e giuristi, sociologi e studiosi di scienze umane, teologi e studiosi di storia delle pratiche religiose, poeti e musicisti, in ogni ordine e grado di insegnamento, essi dovranno dedicare una parte dei loro programmi a connotare il carattere inconfondibile della Città Versilia. Convergendo la lente della loro lettura sullo spessore naturale e antropologico di questo nostro territorio da molteplici punti di vista, sarebbe davvero esaltante la visione organica (forse unica) che senza dubbio ne deriverebbe».
È una forte chiamata “alle armi”. Vi si indica una strada, quella della scuola, quella dell’insegnamento. Vi è necessità di un’ampia operazione, innanzitutto didattica. Anche perché le istituzioni ufficiali, con la conferenza dei sindaci della Versilia, già provarono ad unificare gli intenti. E andò come andò. Però Neri non s’è mai scoraggiato né si scoraggia. Nelle sue impeccabili schede che spaziano in ogni campo affiora una linea politica ben articolata e possibile. Il libro è un manifesto ma è anche prassi.
Chi conosce Neri, che è membro della direzione toscana del Partito democratico, sa che in lui l’utopia non è chiacchiera e tanti giovani lo hanno sempre affiancato per dare alla sua forte visione il futuro che ci attendiamo. Un’unica città, una città bella, dal mare alle Alpi Apuane, da un fiume all’altro fiume. E meno burocrazie, auguriamolo a questo Paese.(a.l.)
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