Il presidio
Piazza Dante chiusa per criminalità
Ma la zona al buio rischia di fare ancora più paura a chi ci vive
VIAREGGIO. Quando il pomeriggio sta per diventare sera e il sole deve ancora giungere al tramonto, la stazione e i suoi dintorno sono vivi. Nel senso più pieno del termine. Semafori permettendo, le auto transitano lungo le due strade che delimitano piazza Dante. Dal sottopasso si scorgono centinaia di pendolari, studenti per lo più. Qualcuno aspetta che un parente o un amico lo venga a prendere, qualcun altro si dirige verso lo scooter. Mette in moto e va. È la routine. Poi la luce del giorno lascia spazio a quella artificiale dei lampioni. Il ritratto di quella piazza, in poche decine di minuti, non è più lo stesso. Le macchine che passano sono poche. Pochissime. E dei corposi gruppi di ragazzi di ritorno dall’Università, neppure l'ombra. Restano gli stranieri, che camminano su e giù per la stazione a passo svelto. Dalla parte opposta di piazza Dante, i locali, uno dopo l'altro, abbassano le serrande. Sono le 19,30.
Lo scenario che prende forma è quello conseguente l’ordinanza voluta dal commissario prefettizio Fabrizio Stelo: un atto doveroso, per alcuni. L'inizio della fine, per altri. Gli esercizi colpiti dal provvedimento mostrano, senza timore alcuno, un avviso alla clientela: «Ci dispiace che non possiamo darvi un benvenuto con il sorriso ed accogliervi in questa bellissima città. Per garantire la sicurezza a voi ed ai cittadini. Siamo costretti a chiudere l'esercizio alle ore 19,30. Vi auguriamo buona permanenza!». E sotto una specifica: «Ordinanza di chiusura per ordine pubblico solo per attività gestite da stranieri. E questo sarebbe un Paese civile senza discriminazioni?».
Loro, gli esercenti sono infuriati. Non possono mandar giù di vedersi puniti direttamente per una situazione ritenuta fuori controllo da tempo. E mentre Ahmed Metwally, titolare dei due "Adam Kebab" di piazza Dante, sfoga tutta la sua frustrazione, dalla parte opposta, a pochi metri dall'ingresso della stazione, la Polfer interviene per sedare gli animi di un uomo su di giri. Ahmed ha dovuto licenziare tre dipendenti, perché diminuiscono le ore di apertura, con esse la mole di lavoro e pure il guadagno. Indica alcuni clienti che, seduti ad un tavolo, mangiano un kebab. «Vedi? Non stanno neppure bevendo la birra». Un modo per rivendicare, anche con orgoglio, che chi si reca nel suo locale («il primo del settore a Viareggio») di problemi non ne crea. E mentre lui esterna un mix di sentimenti che abbraccia rabbia, preoccupazione e delusione, si avvicinano alcuni residenti. Loro Ahmed lo conoscono, lo reputano un bravo ragazzo ed un lavoratore esemplare. Portano a giro il cane, come ogni sera. Si fermano, esprimono fugacemente il loro punto di vista, poi proseguono la passeggiata serale con il loro amico a quattro zampe. «Questa ordinanza è un grosso sbaglio. Si preferisce prevenire, anziché affrontare concretamente la questione. In Piazza Dante le attività aperte anche la sera dovrebbero aumentare, non diminuire. Il buio favorisce il bivacco, la delinquenza, la criminalità, piccola e grande». Alcuni di quelli che nella zona della stazione ci abitano da anni, nel passato (più o meno recente) si sono trovati faccia a faccia con gli stranieri. «Non uno, diversi. Una volta hanno provato a rubarmi il telefono. Alla fine sono riuscito a farmelo ridare senza dover chiamare la polizia» racconta un uomo. Ahmed e gli altri titolari dei locali a cui è rivolta l'ordinanza hanno scritto una lettera al commissario prefettizio: «Vogliamo incontrarlo assieme ai residenti, per parlargli, fargli capire le nostre ragioni, che non siamo noi l'origine del problema. Era opportuno un confronto, prima di emanare un provvedimento che punisce noi gente per bene, mentre a pochi metri da noi c'è chi si ubriaca, ruba e spaccia indisturbato».
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