Il presidio
I difensori tedeschi: evento imprevedibile
Nell’aula del Polo fieristico la tesi degli avvocati degli imputati è quella di un disastro del quale non c’erano avvisaglie
VIAREGGIO. «Trovare una sua spiegazione, un perché all’accaduto» è l’esigenza che il professor Francesco Mucciarelli (Foro di Milano) pone al principio della propria aringa, pronunciata in favore di quattro degli imputati tedeschi nel processo per la strage di Viareggio. Perché, spiega Mucciarelli, «l’individuazione della causa è la rassicurazione cui tutti tendiamo». Impossibile non condividere. Se non fosse per quel senso di inquietudine che suscita l’impianto dell’intera difesa straniera nell’aula del Polo fieristico di Lucca, davanti ai familiari delle trentadue vittime di quella notte maledetta e alle altrettante sedie vuote con sopra le magliette con i volti sorridenti di chi non c’è più.
Igo Poschmann e Aldo Frediani sono i consulenti che hanno fissato i capisaldi di una strategia difensiva tesa a negare l’esistenza della cricca nel metallo dell’assile che ha ceduto a Viareggio, il 29 giugno 2009, causando il deragliamento del treno carico di Gpl.
Gli assili - argomenta Mucciarelli - «si rompono per la maggior parte a causa del surriscaldamento delle boccole, sono progettati e costruiti a vita infinita, ed il sistema di regole manutentive Vpi rappresentano uno standard di riferimento per manutenzioni e controlli coerente con il portato delle maggiori conoscenze al momento disponibili». E non solo, continua l’avvocato Luisa Mazzola: «Fino a Viareggio 2009 non erano noti, nè prevedibili, casi di rottura a fatica del colletto esterno degli assili. Considerato, sulla base dei calcoli matematici, una delle zone più resistenti. Che disponeva di un margine di sicurezza assoluto e più alto delle altre parti dell'assile». Insomma, «prima di Viareggio il mondo ferroviario mai si sarebbe potuto immaginare che la zona di rottura dell’assile 98331 potesse essere oggetto di cedimento». Un brivido corre lungo la schiena: di quante altre cose il “mondo ferroviario” non si è ancora accorto? E, soprattutto, è cambiato davvero qualcosa? La risposta dell’avvocato Mazzola è un altro “dopo Viareggio”. Perché a tragedia avvenuta, il Comitato delle Vpi «ha introdotto l’esame magnetoscopico su tutto l'assile, compresi fusello e collarino esterno». Una pratica che lo stesso Comitato non aveva adottato nel 2008, quando l’Europa aveva dovuto fare i conti con l’allarme dell’ordinanza dell’Eba (Agenzia per la sicurezza ferroviaria in Germania) relativo ai deragliamenti causati dal pessimo stato degli assili tedeschi. «L’estensione dell’esame magnetoscopico anche al fusello avrebbe comportato lo smontaggio dell’anello esterno e dell’anello labirinto. E scalettamento e calettamento delle ruote è una delle cause più diffuse di riscaldamento delle boccole». E dopo il 2009? Meglio “rischiare” che avere una seconda Viareggio?
La cricca - per i difensori degli imputati tedeschi - al momento della manutenzione dell’assile in Jungenthal era, inoltre, talmente anomala per forma e dimensioni che non si sarebbe potuta vedere. Come hanno sostenuto sia Poschmann che Frediani, incalzati dai pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino. E proprio al professor Frediani - che ha rivendicato il proprio “a solo” di fronte alle risultanze completamente diverse degli altri consulenti - il presidente del Collegio, Gerardo Boragine (con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) chiede quale causa alternativa si possa ritenere responsabile della tragedia. Il destino, è la risposta. E l’avvocato Mazzola conclude: l’assile che ha ceduto a Viareggio «è stato sottoposto ad una forza straordinaria. Di fronte alla domanda “quale” si possono fare solo congetture».
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