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Licenziamenti nei locali colpiti

Licenziamenti nei locali colpiti

Il titolare di “Adam Kebab”: puniscono noi e lasciano libero chi delinque

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VIAREGGIO. In piazza Dante lui lavora e vive. Da ieri, però, niente più kebab dopo le 19,30. Come a ordinanza del commissario prefettizio Fabrizio Stelo. Al quale Ahmed Metwally, da 9 anni titolare dei due kebab di piazza Dante, domanda: «A cosa serve fomentare l'odio nei confronti degli stranieri che investono e lavorano?». Ahmed lo fa - spiega - da italiano, sposato con una donna italo-americana e con figli italiani. Di fatto io sono l'unico, nella piazza della stazione, che sconta davvero il provvedimento del commissario. Perché il mio orario di lavoro è dall'ora di cena in poi, d'estate fino all'una e d'inverno fino a mezzanotte circa. Qui c'è la mia vita, la mia famiglia. E qui ci sono le vite e le famiglie dei miei dipendenti». Ieri mattina tre di loro sono stati licenziati. E non solo. Il locale confinante con l' "Adam Kebab" era in via di trasformazione: «Avrebbe aperto una pizzeria italiana, gestita da un italiano, disoccupato e con tre figli. Ora non si può più fare: come fa una pizzeria a chiudere alle 19,30?».

In piazza Dante, però, per mesi è stato un inferno di risse, ferite a colpi di bottiglie e/o coltelli, aggressioni fuori e dentro la stazione. La realtà è scritta nero su bianco nell'ordinanza che porta la firma del comandante della polizia municipale, Vasco Comaschi: il provvedimento si è reso necessario «per porre fine o ridurre in gran parte una situazione straordinaria che minaccia l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana, come ben specificato nella nota del Questore di Lucca».

Metwally non nega l'evidenza. Anzi. Quando, poco prima di Ferragosto, il suo negozio è stato chiuso dalla Questura ha tenuto, appuntato su un foglio di carta gialla, tutto quanto andava avvenendo tra piazza e stazione. «Il 12 agosto io ero già chiuso e sono state spaccati perfino i vetri della stazione. Ed allora: noi non possiamo lavorare, ma i controlli dove sono? Viene punito l'imprenditore e rimangono in strada o delinquenti. I quali si sposteranno, cambieranno zona. Inevitabilmente». Il commerciante racconta dell'ultima volta che i dipendenti del Kebab sono usciti in piazza «per impedire il furto, già in corso, di alcune auto». E di quando si sono spesi «per difendere dei condomini». Poi aggiunge: «Mi sono sentito davvero solo per la prima volta nella vita». Lui che s'è spaccato la schiena da pizzaiolo ed è riuscito anche a laurearsi, in ingegneria. Ed oggi racconta: «Avevo proposto, insieme ad alcuni cittadini della zona, di adottare la piazza. Rinnovo l’impegno. Sono qui».

Ad Ahmed va riconosciuto di aver scelto, ad un certo punto, di non vendere più alcol. Mentre in piazza Dante il commerciante incontra il cronista i suoi clienti chiedono la birra. Alla risposta negativa i clienti si spostano al bar lì vicino e poi tornano per il panino: «Tornerò a vendere alcol - è l’amara considerazione di Ahmed - che era il 60% dell’incasso. Con qualcosa dovrò pur far quadrare i conti». (d.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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