Il presidio
Nel bilancio comunale dieci milioni difficili da incassare
La “fetta” più consistente sono gli oltre sei della Tari Ma ci sono anche la metà delle multe non pagate
VIAREGGIO. Quasi dieci milioni di crediti di dubbia esigibilità nel Piano economico generale del Comune di Viareggio in dissesto dal 2 ottobre 2014, firmato dal commissario prefettizio Fabrizio Stelo dopo la variazione di bilancio. Siamo già oltre i conti del dissesto, essendo l’Organismo straordinario di liquidazione, competente sui conti dell’Ente pubblico fino al 31 dicembre 2013. Il fondo crediti di dubbia esigibilità è previsto per legge, quando un’amministrazione mette mano ai propri conti. È obbligatorio un accantonamento nel bilancio di previsione e deve essere vincolata una quota del risultato di amministrazione in sede di rendiconto. Il totale nel nuovo Peg viareggino ammonta a 9.578.035 euro. Somma alla quale va aggiunto il Fondo svalutazione crediti per rimborso mutui da società, pari a 8 95.800 euro.
Ecco il dettaglio delle voci che compongono i quasi dieci milioni del crediti di dubbia esigibilità. La cifra più consistente è quella relativa alla Tari (tassa sui rifiuti): 6.236.500 euro. Al secondo posto la somma che deriva dalle sanzioni per violazioni al codice della strada, ovvero le multe: la somma in bilancio è di 1.287.500 euro. E non è un dato poco importante, visto che alla voce “entrate” delle stesso Peg la previsione per quanto riguarda questo tipo di sanzioni è fissata in 2.282.000 euro . Il che significa che più della metà delle multe non viene incassato.
A seguire un’altra nota dolente della riscossione che fino al giugno scorso era affidata alla Viareggio Patrimonio, oggi fallita, ed è passata nelle mani della nuova “I Care”, ancora in rodaggio. Per il recupero dell’evasione relativamente a Ici/Imu sono calcolati 756.000 euro. Per l’Ici degli anni pregressi, inoltre, sono conteggiati altri 532.000 euro.
Per quanto riguarda, invece, il rapporto tra Comune di Viareggio ed Erp, l’ente che gestisce il patrimonio immobiliare delle case popolari, nel Fondo crediti di dubbia esigibilità si contano 640.531 euro. Mentre da sanzioni amministrative mancano 328.000 euro, e da Icp e pubbliche affissioni 135.000 euro. Dalla Cosap, ovvero dai pagamenti relativi al suolo pubblico, si conta manchino 273.000 euro; dall’imposta di soggiorno (sono gli albergatori a riscuoterla e riversarla all’Ente pubblico) 52.000 euro; dai mercati comunali la cifra è 74.000 euro; dagli affitti degli immobili di proprietà del Comune la somma ammonta a 144.000; dagli asili nido, invece, appena 6.300 euro. Altri 400.000 euro, invece, sono conteggiati alla voce rimborsi spese codice della strada.
Va ricordato, per avere un quadro completo della situazione entrate/uscite del Comune a due anni dalla dichiarazione di dissesto che l’Organismo straordinario di liquidazione conta su dieci milioni di recupero dell’evasione per arrivare alla chiusura del dissesto calcolato in 56 milioni. Ma nel corso dell’estate i revisori dei conti (oggi scaduti e già sostituiti con la nuova estrazione eseguita in Prefettura) sottolineavano come dalla risultanza della contabilità al 30 giugno emergessero pochissimi incassi e poche operazioni di pagamento delle spese. Il che significa un ritardo nella contabilizzazione che non consente di avere chiaro il quadro dell’effettivo e reale andamento delle entrate riscosse e delle spese oggetto di atti di liquidazione. E, quindi, risulta altrettanto poco chiara la stima di attendibilità delle previsioni.
Va anche detto che nel primo semestre 2016 gli incassi hanno registrato una leggera flessione rispetto allo stesso periodo del 2015.
Se non si ha chiarezza dell’intero quadro complessivo - è il monito lasciato ai successori da Daniele Limberti, Claudio Pucci e Salvatore Suriano, per qualsiasi amministrazione non ci sono le condizioni per guidare l’Ente a pieno titolo. Che non è un bel viatico per chiunque si ritroverà il carico del governo della città, o già il 21 ottobre o con le prossime elezioni amministrative.
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