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Fo e il suo Carnevale da Nobel
Dal Burlamacco d’oro al carro choc sulla guerra, con Viareggio fu amore vero
VIAREGGIO. Il premio Burlamacco d'oro vinto nel 1998. Una costruzione fuori concorso dedicato alla pace progettato per la storica edizione 2000. Un carro a lui dedicato che, oltre a vincere il primo premio, è entrato a far parte della storia della manifestazione. E tante partecipazioni insieme alla mo-glie Franca come ospite d'onore ai corsi mascherati. No, quello fra Dario Fo e il Carnevale di Via-reggio non è stato un rapporto qualsiasi. Ma è stato un legame stretto, vero, autentico, passionale. Con molti alti, ma anche qualche basso.
Dal teatro al Carnevale. La collaborazione fra Dario Fo e il Carnevale inizia negli anni Ottanta, quando il futuro Premio Nobel propone una rassegna delle sue principali opere teatrali da presentare a Viareggio. E' il primo vero avvicinamento fra l'artista e la città. Che però si piacciono subito vicendevolmente. Dario Fo ritrova nel Carnevale il suo spirito di libertà e di sberleffo del potere. L'attore e scrittore - o giullare, come lui stesso amava definirsi - rappresenta invece un testimonial più o meno consapevole dell'anima, della storia e della cultura che sono alla base della festa più amata dai viareggini.
Un Nobel di cartapesta. Ma è con l'edizione del Carnevale 1998 che le strade di Viareggio e di Dario Fo si intrecciano in maniera sempre più fitta. Fresco vincitore del premio Nobel per la Letteratura, la Fondazione Carnevale decide di consegnargli il premio Burlamacco d'oro che viene istituito per la prima volta proprio quell'anno e che da allora verrà assegnato a personaggi che hanno legato il proprio nome a quello del Carnevale (e, contemporaneamente, verrà attribuito alla moglie Franca Rame la prima edizione del premio Ondina d'oro). Non solo. In quello stesso anno Silvano Avanzini e il figlio Alessandro dedicato a Dario Fo un carro (dal titolo "Che male vi Fo") che non solo vince a mani basse il primo premio fra le costruzioni di prima categoria ma che per la bellezza della gigantesca caricatura del Premio Nobel (una delle prime affidate dal padre all'allora giovanissimo Alessandro Avanzini) entra a far parte della ristretta galleria dei carri più belli della storia della manifestazione. Questo incrocio di fortunate circostanze riavvicina Dario Fo al Carnevale di Viareggio, facendo scattare quel colpo di fulmine che la Fondazione dell'epoca ha il merito di coltivare con cura.
«Appena si seppe dell'assegnazione del Premio Nobel a Dario Fo - ricorda Alessandro Avanzini - mio padre ed io decidemmo di dedicargli il nostro carro per il Carnevale 1998. Quel Nobel in Italia fu contestato da alcuni e questo ci convinse che era il soggetto giusto per la costruzione».
Il carro shock del Duemila. Proprio dai rapporti intessuti due anni prima, nasce l'idea di affidare a Dario Fo la realizzazione di un carro fuori concorso. E' l'edizione del 2000 e Fo si cimenta in una costruzione destinata a scatenare polemiche (e a richiamare l'attenzione dei media nazionali). Con l'ausilio dei fratelli Umberto e Stefano Cinquini che si occuperanno della realizzazione pratica del progetto, nasce "La pace", carro shock che raffigura una giostra sulla quale - fra scoppi di bombe - giocano tanti bimbi mutilati dagli orrori della guerra. La costruzione, per gli spettatori, ha l'effetto di un pugno allo stomaco. E provoca reazioni a non finire. Ma, proprio per questo, riesce nell'intento di far parlare di un tema difficile e forte come quello dei bambini e del loro coinvolgimento nella guerra in un contesto teoricamente lontano come quello del Carnevale di Viareggio. E la manifestazione, indirettamente, ne acquista in prestigio e visibilità.
Battaglie civili sui viali a mare. Dario Fo torna poi al Carnevale di Viareggio in occasione dell'edizione del 2008. Lui e la moglie Franca Rame sono infatti in prima fila nella campagna a favore delle vittime dell'uranio impoverito, dramma legato alla guerra nell'ex Jugoslavia su cui non è mai stata fatta chiarezza. Così Dario Fo decide di partecipare al primo corso mascherato portandosi dietro decine e decine di disegni che vengono messi in vendita per raccoglier fondi da devolvere proprio alle famiglie delle vittime di questa tragedia. Ed è in questi giorni che nasce l'idea di affidare proprio a Dario Fo la realizzazione del manifesto ufficiale del Carnevale 2009.
Il manifesto bocciato. Un legame con molti alti e qualche basso quello fra Dario Fo e il Carnevale di Viareggio, abbiamo scritto all'inizio. Ebbene, il periodo meno felice e più tormentato di questo rapporto è sicuramente quello che precede il Carnevale 2009. La nuova Fondazione nominata dall'allora neo sindaco di centrodestra Luca Lunardini e presieduta da Nanni Maglione decide infatti di "bocciare" il manifesto ideato da Dario Fo. Il disegno realizzato per l'occasione - un uomo senza testa con in mano un palloncino - viene giudicato inadatto a promuovere la manifestazione. Ma dietro il giudizio artistico in molti intravedono un chiaro intento censorio dai risvolti politici. Dario Fo, all'epoca icona della sinistra, non piace alla nuova classe dirigente del centrodestra che in quegli anni governa Viareggio e il suo Carnevale. E così, con uno scivolone di stile quasi imbarazzante, il disegno viene rimandato al mittente. E il nuovo manifesto viene affidato ad Arnaldo Galli, decano dei carristi.
Presidente onorario. Con il ritorno del centrosinistra alla guida della città grazie al sindaco Leonardo Betti, nel 2015 il Carnevale di Viareggio prova a riavvicinarsi a Dario Fo sotto la presidenza di Stefano Pasquinucci. E gli propone la presidenza onoraria della Fondazione, carica nel frattempo istituita nella bozza del nuovo statuto. Dario Fo, lasciando signorilmente da parte le polemiche del passato, accetta di impegnarsi in prima persona anche se si ritaglia un ruolo - come lui stesso lo definisce - di "caput carri", una sorta di direttore artistico. Ma, al di là delle belle parole, il riavvicinamento resta solo sulla carta. E Dario Fo, complici anche i problemi di salute che comincia ad accusare, al Carnevale di Viareggio non tornerà più. Anche se il suo nome resterà comunque scolpito per sempre nella storia della manifestazione.
@ClaVecoli
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