Il presidio
«Con lui ho vissuto un’esperienza incredibile»
VIAREGGIO. Ha lavorato gomito a gomito con lui. E per una decina di giorni è stato anche suo ospite a Milano, dormendo nella camera del figlio Jacopo. Umberto Cinquini - insieme al fratello Stefano...
VIAREGGIO. Ha lavorato gomito a gomito con lui. E per una decina di giorni è stato anche suo ospite a Milano, dormendo nella camera del figlio Jacopo. Umberto Cinquini - insieme al fratello Stefano - è stato colui che nel 2000 ha tradotto nel linguaggio della cartapesta il progetto del carro shock di Dario Fo dedicato ai bimbi e alla guerra. «Un’esperienza incredibile, di quelle che ti porti dietro per tutta la vita», racconta oggi il costruttore.
Tutto nacque quasi per caso. «Mi chiamarono dalla Fondazione - ricorda - e mi dissero di andare in sede per un lavoro da fare. Quando entrai mi trovai di fronte a Dario Fo. Solo allora mi fu spiegato che dovevo realizzare un carro ideato da lui. Io non credevo ai miei occhi. Fo era un mio mito dell’adolescenza. Ricordo che all’istututo d’arte per difendere un suo testo mi beccai un rapporto da un professore. Lavorare al suo fianco era un onore assoluto».
Per progettare il carro sui bambini e la guerra, Umberto si trasferì nella casa milanese di Fo. «Il giorno lavoravamo in un cotonificio dismesso che utilizzava come studio. La sera andavamo a casa e sia Dario che la moglie Franca mi trattavano quasi come un figlio. E questo rapporto di amicizia è rimasto anche in seguito, quando veniva a Viareggio».
Del carro racconta che l’idea fu tutta di Dario Fo. «Si ispirò ad un quadro che ritraeva una giostra con dei bimbi all’interno di un campo rom. Voleva realizzare una costruzione che colpisse il pubblico. E ci riuscì. Era un autentico genio. E la sua genialità riuscì a trasportarla anche in un ambito non propriamente suo come la realizzazione di un carro. Una persona davvero speciale...»
Cla.Ve.
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