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Tagli in bolletta per l'acqua sporca: ecco la proposta
Gaia: le riduzioni legate al “conteggio” dello spreco dovuto all’acqua sporca. Colle ammette: «Non è stato fatto il necessario»
MASSAROSA. Sono stati proprio i cittadini a guardare negli occhi i rappresentanti di Gaia e a suggerire la soluzione: «Io vivo a Piano di Mommio da trent’anni e, datemi retta, se mettiamo dei meccanismi di scarico - ha detto un idraulico in pensione - e svuotiamo anche quotidianamente i serbatoi che riforniscono le case, faremo uscire i residui di ferro. Vedrete che l’acqua marrone in casa non verrà più». Gli utenti delle frazioni di Massarosa che sono intervenuti all’assemblea pubblica organizzata dal Tirreno nella sala parrocchiale di Piano di Mommio hanno letteralmente neutralizzato i discorsi tecnici di ingegneri e geometri venuti a spiegare le ragioni per cui «il problema di Massarosa è grave». Loro lo sanno già, lo vivono tutti i giorni e in qualche caso provano pure a avanzare soluzioni.
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.14105344:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2016/09/16/news/acqua-marrone-dai-rubinetti-di-massarosa-ma-e-potabile-1.14105344]]C’è chi cita i duecento euro spesi ogni anno per la caldaia che si rompe o le lavatrici da ricomprare nel giro di pochi anni. Ragioni di una semplicità sconvolgente che hanno coperto tutte le parole su quali interventi bisogna fare e come. I cittadini hanno infatti evidenziato quello che è cristallino: pagano le bollette, gli aumenti, le quote sugli investimenti e in cambio non ricevono molto. Dei 191 chilometri di acquedotto solamente 27 sono stati sostituiti.
«Non ci siamo ancora meritati una soluzione?», grida una signora dalla terza fila. «Gaia mi dice che devo far spurgare la mia cisterna per evitare i residui e poi mi chiede soldi in più perché sforo i metri cubi» aggiunge un altro. Discorsi inequivocabilmente giusti che stridono con le logiche “tecniche” che ha portato Gaia. Il gestore però ha anche preso impegni chiari: entro due settimane, massimo tre, presenterà all’Autorità idrica toscana la proposta per lo sconto in bolletta. Lo ha ribadito il presidente della società dell’acqua, Vincenzo Colle. Un passo già importante ma è una delle tante misure temporanee che hanno affollato la sala parrocchiale di don Alberto. Il problema rimane un altro: «La tariffa è l’unica fonte da cui prendere il denaro necessario per coprire gli investimenti e per fare i lavori - ha detto Colle - in undici anni non è stato fatto quello che doveva essere fatto», ha anche ammesso. Il presidente di Gaia fa sapere però che già nel primo semestre del 2017 arriveranno quei soldi del finanziamento strutturato (140 milioni di euro) che riusciranno a far prendere fiato a una società sfinita dai debiti e che accumula ritardi su ritardi per tutti i lavori che devono essere fatti, non solo a Massarosa.
Ma qui si è aperto un vero e proprio “caso Massarosa”: una situazione definita in più passaggi da Gaia come di difficile risoluzione e che ancora è tutta da studiare. È chiaro che la Pedemontana, il tubo da 12 chilometri che è la spina dorsale di tutto l’acquedotto, va cambiata. C’è da capire come intervenire, come conciliare l’esigenza dei lavori e la modalità in cui è possibile riconoscere ai singoli cittadini un “risarcimento” per lo spreco dell’acqua da far scorrere in caso di torbidità e per il disagio in sé di aprire un rubinetto e vedere uscire dalla sua bocca del liquido marrone o arancione. Perché di questo si tratta: acqua potabile che fa orrore a guardarla.
L’assessore di Camaiore alle partecipate, Simone Leo, che era presente in qualità di rappresentante della Versilia all’assemblea regionale dell’Autorità idrica (ma che non ha parlato in nome dell’ente poiché non titolato a farlo) ha puntato il dito proprio sul fatto che «finché le società potranno contare soltanto sui soldi derivanti dalle tariffe, non si potranno mai fare dei passi in avanti sul piano degli investimenti». «Serve una riforma sul piano nazionale», ha detto.
Lo stato dell’acquedotto di Massarosa, come era già noto, è stato definito dall’ingegnere di Gaia, Ester Della Santa, indegno livello 3,4 (dove 1 è buono e 4 è pessimo). Ci vorranno quei 3,2 milioni di euro di lavori sul’acquedotto e l’eleborazione di un “modello” per capire quali siano gli interventi più efficaci per la risoluzione definitiva del problema. L’elaborazione di questo modello dovrà fare chiarezza nel torbido tanto da capire quali dove sono i punti più critici. Nel frattempo si sono studiati dei sistemi intermedi: ancora pulizia delle tubature con icepigging e l’installazione di torbidimetri, ovvero dispositivi che rilevano gli episodi di acqua sporca e li segnalano automaticamente (potrebbero anche attivare un meccanismo di notifica ai cittadini).
Palliativi. L’impegno dopo l’assemblea con i cittadini è preso: la parola fine ai cantieri sugli acquedotti sarà scritta nel 2018. Cittadini, Comune e il Tirreno vigileranno.
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