Il Tirreno

Versilia

Porto di Viareggio, «concessioni a membri dei clan»

di Donatella Francesconi
Porto di Viareggio, «concessioni a membri dei clan»

L’interrogazione dei senatori Cinque stelle capitanati da Michele Giarrusso, membro della commissione antimafia

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VIAREGGIO. Infiltrazioni della malavita organizzata nel porto di Viareggio: a denunciarlo è l’interrogazione dei senatori del Movimento Cinque stelle Giarrusso, Cappelletti, Donno, Serra, Buccarella, Lezzi, Moronese, Puglia, Gaetti che sarà presentata questa mattina con una conferenza stampa al Senato.

Al ministro dell’interno Angelino Alfano e al suo collega con delega alle infrastrutture e ai trasporti, Graziano Delrio, si chiede «quali iniziative di competenza intendano assumere per verificare se gli organi territoriali preposti abbiano avviato i relativi controlli al fine di prevenire l'infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico della città di Viareggio».

Una città che gli inquirenti campani raccontano accogliere una «cellula stabile» del clan dei Casalesi, che ha avuto a che fare con le infiltrazioni mafiose, e che non si è fatta mancare neppure la presenza della ’ndrangheta in quel porto che è stato oggetto di una capillare indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo di Lucca, i quali hanno fissato nero su bianco, per la prima volta, il livello di corruzione di cui tanti sapevano.

Un po’ come accade con i fatti che hanno portato all’interrogazione dei Cinque stelle. Siamo ancora in porto, e si tratta delle concessioni che l’Autorità portuale regionale ha rilasciato alla società Mgl Yachting Service Srl. Una concessione demaniale marittima, nell'ambito della riqualificazione ed incremento del patrimonio immobiliare dello Stato, «per effettuare un intervento complessivo di riqualificazione di immobili del tratto tra via Virgilio-via del Porto, attuativo delle previsioni del Piano regolatore portuale», come ricostruisce l’interrogazione. Fatti che risalgono al Comitato portuale del 12 ottobre 2015, presenti per la Regione un delegato dell’assessore (Adriano Poggiali), per il Comune l’allora assessore Valter Alberici, per la Camera di commercio il delegato dal presidente (Armani) e per la Capitaneria il comandante Davide Oddone.

La richiesta della Mgl Yachting era relativa all’unificazione di due concessioni per la realizzazione di un fabbricato di 9 metri d’altezza con integrale demolizione e ricostruzione degli edifici esistenti. La società - ricostruisce l’interrogazione - stando a quanto emerge dall'esame della visura camerale, «sarebbe di proprietà delle signore Armuzza Grazia e Mazza Leda per il 50%. Sia la signora Armuza, che la signora Mazza, sarebbero coniugate con due noti esponenti del clan mafioso siciliano dei "Cursoti" e, in particolare, la signora Armuzza sarebbe coniugata con Giovanni De Maria, il quale ricoprirebbe anche il ruolo di amministratore della suddetta società; mentre la signora Mazza, risulterebbe coniugata con Cammarata Ettore, anche lui, secondo la magistratura, noto esponente dello stesso clan».

Due nomi, quelli di De Maria e Cammarata, che compaiono anche nelle informative dei carabinieri del Nucleo investigativo di Lucca (2014) relative all’inchiesta che dalla corruzione in porto si è estesa al Comune, alle sue partecipate, all’ufficio lavori pubblici. Inchiesta archiviata dopo che il Gip Mugnaini ha negato l’autorizzazione a perquisizioni e intercettazioni, interrompendo così le indagini sposando pienamente la tesi dei difensori e criticando l’operato dei carabinieri. «Giovanni De Maria ed Ettore Cammarata - scrivono i carabinieri che ne analizzano i molteplici legami in porto e non solo - sono soggetti gravati da pregiudizi penali per associazione a delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione e falsità di scrittura». La descrizione non termina e si aggiunge, tra l’altro, che entrambi «risultano appartenenti al clan dei Cursoti di “Cosa Nostra”».

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