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L’arte di Dazzi dal Forte a Roma

L’arte di Dazzi dal Forte a Roma

A Villa Torlonia in mostra per cento giorni le opere dell’artista apuano

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FORTE DEI MARMI. Arturo Dazzi torna a Roma, dove, in vita, ebbe fama e considerazione. E lo fa con una sessantina di opere, tra sculture, gessi, dipinti e disegni il cui nucleo principale è la donazione “Andreina Dazzi” di proprietà del Comune di Forte dei Marmi e donate nel 1987 dalla vedova dello scultore. Ci saranno anche opere provenienti dalle collezioni dell’Accademia di Carrara e da quella della Fondazione Cassa di Risparmio, oltre che degli eredi. L’occasione è quella di celebrare Dazzi a 50 anni dalla scomparsa e il merito va alla Fondazione Villa Bertelli e al Comune di Forte che assieme agli altri enti propongono una bella mostra dedicata allo scultore toscano nel Casino dei Principi di Villa Torlonia, a Roma, dal 15 ottobre al 29 gennaio 2017.

“Arturo Dazzi 1881-1966, Roma-Carrara-Forte dei Marmi” - questo il titolo della mostra - gode del patrocinio del Senato, del Ministero dell’istruzione e del Ministero dei beni culturali oltre che della Regione, è stata curata da Anna Vittoria Laghi, e racconta l’artista attraverso i legami privilegiati che instaura e coltiva nell’arco della sua vita con tre città italiane: Carrara, città natale e della formazione, Roma alla quale l’artista dovrà popolarità e successo e Forte dei Marmi, il buen retiro dove l’esponente di spicco del nuovo classicismo scultoreo del Novecento lavorerà ad alcune tra le sue più importanti opere monumentali e dove si scoprirà pittore («La Versilia che mi fece diventare pittore», aveva scritto lo stesso Dazzi nell’auto-presentazione della Quadriennale Romana del 1935).

Con questa mostra la Fondazione Villa Bertelli desidera riportare all’attenzione nazionale una collezione di opere custodite in Toscana e parte della produzione più intima e privata di Dazzi. E lo fa a Roma dove sono molte le opere di Dazzi che si conservano in collezioni pubbliche e private o si ammirano per la città: dal gruppo bronzeo dei costruttori del 1907 alla statua del Cardinal De Luca al Palazzaccio arrivando alla Stele a Marconi, il grande obelisco dell’Eur, passando per una serie di opere eseguite fra 1922 e 1930, tra cui Antonella, Sogno di Bimba e Cavallino, in esposizione alla Gnam e alla Gam. Fino al 29 gennaio 2017, tra le opere esposte nei Musei di Villa Torlonia sarà possibile ammirare il gesso dell’Adolescente, scultura esposta alla mostra sull’arte italiana a Berna del 1938, che ritrae una fanciulla nuda a figura intera. A questo gesso si affianca il modello originale del Cavallino, la scultura che Dazzi espose nella Biennale di Venezia del 1928 nella sala a lui dedicata.

Il pubblico romano potrà godere di parte di quei modelli e di quei disegni preparatori della Stele, ultima e grandiosa opera che Dazzi realizzerà scegliendo, nonostante l’età, di reinventarsi un nuovo linguaggio, scabro, moderno ed essenziale. L’esposizione, «unica nel suo genere» come sottolinea la curatrice, ripercorre le tappe della vita dell’artista attraverso opere e documenti che escono per la prima volta dalle loro sedi. Disposti e organizzati secondo un percorso cronologico, le sculture, i modelli e i bozzetti in gesso, le lettere, gli articoli, i dipinti e i disegni disvelano con uno sguardo inedito il dietro le quinte dell’universo di Dazzi.

Angelo Petri

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