Il presidio
È caos tributi: 230 contenziosi e nessuno ha il mandato a chiuderli
Nel passaggio dalla Viareggio Patrimonio alla nuova “I Care” troppi passaggi non sono stati definiti Così nessuno oggi è in grado di presentarsi alle commissioni tributarie avendo pieno titolo
VIAREGGIO. Duecentotrenta ricorsi sui tavoli delle commissioni tributarie per altrettante contestazioni da parte degli utenti della Viareggio Patrimonio in merito a tributi da pagare. Oltre duecento verbali figli di nessuno. Perché non è definito il soggetto che può chiudere un’eventuale trattativa in sede di contenzioso. La questione era stata posta - appena qualche mese fa - dalla ex consigliera comunale Annamaria Pacilio (Cinque stelle, già presidente della commissione di controllo sulla Patrimonio) che aveva segnalato un problema oggi diventato pressante. «L'incertezza sull'identità del soggetto subentrato nei rapporti giuridici d'imposta di cui era titolare la Viareggio Patrimonio - era la questione posta da Pacilio - impedisce ai contribuenti di riassumere il giudizio tributario nei confronti dell'ente impositore».
Un passaggio fondamentale ad ogni fallimento, conferma il curatore della Viareggio Patrimonio, Donato Bellomo. «Le cause pendenti devono essere riassunte nei confronti del fallito». Solo che si pone una questione che diventa centrale in tutta la vicenda: il problema del limite della Viareggio Patrimonio a difendere l’amministrazione comunale in assenza dei poteri propri dell’agente contabile. Ovvero di colui che riscuote tributi per l’Ente pubblico. E ciò ancora più oggi che è venuto meno l’esercizio provvisorio della società “in house” nata nel 2006 con l’intento di risolvere tutti i problemi economici del Comune di Viareggio, oggi in dissesto dal 2 ottobre 2014 e con la stessa Patrimonio fallita a settembre 2015.
Decaduto il mandato di agente contabile, la Viareggio Patrimonio non ha alcun titolo per definire i contenziosi. Che rimangono così sospesi anche quando la chiusura in via bonaria sia, per esempio, a portata di mano. Ma anche quando vi sia da ricorre agli strumenti di legge per la riscossione coattiva. Senza contare che - per quanto riguarda i tributi 2011 - si tratta di accertamenti che riguardano l’Organismo straordinario di liquidazione che governa il dissesto. E solo il ragioniera capo del Comune ha il poter di intervenire per analisi e chiusura degli eventuali contenziosi.
In realtà potrebbe averlo anche “I Care”, la società nata dalla funzione di Asp e del servizio tributi della Patrimonio, con relativa assunzione dei dipendenti della società fallita. Se fosse è però chiaro che ha anche questo mandato.
Invece il contratto di servizio con il Comune si è “incartato” nel ruolo che l’amministrazione Del Ghingaro ha costruito per “Anci Innovazione” che è società da considerarsi privata e come tale soggetta a partecipare a gare o comunque procedure di comparazione/trasparenza. I Care avrebbe dovuto occuparsi del recupero dell’evasione sulla quale recuperare per se’ un aggio. Oggi Anci Innovazione torna in scena, ma per il 2017, con un contratto da 209.000 euro che sembra destinato, però, alla gestione dei tributi correnti.
È questo il “nodo” che vede da settimane il confronto serrato tra Comune, “I Care” e la fallita Patrimonio, con un aspetto che coinvolge anche i sindacati. Secondo la società pubblica - pare di capire - tutto ciò che viene prima del contratto di servizio con l’Ente pubblico attiene ancora alla Viareggio Patrimonio. Il cui curatore, però - se così deve essere - non può agire se non in presenza di un mandato specifico. Anche di questo le parti in causa stanno ragionando ormai da settimane. E forse qualche “buco” di troppo è riscontrabile - a detta degli esperti del settore - nella basa giuridica del Piano finanziario di “I Care”. Altrimenti non si sarebbe arrivati a questo punto.
A tutto questo va anche aggiunto che “I Care” non è agente contabile: istruisce le pratiche ma non riscuote. E può occuparsi della fase coattiva ma non incassare.
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