Il Tirreno

Versilia

E c’è chi punta ad annullare tutto il riscosso

È la tesi sostenuta in quindici opposizioni davanti ai giudici. Ma c’è già almeno una bocciatura

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VIAREGGIO. Non c’è solo la questione dei 230 contenziosi che nessuno ha mandato per chiudere tra le questioni che agitano il panorama della riscossione tributi nel Comune al dissesto che conta su dieci milioni di recupero dell’evasione per chiudere il dissesto calcolato in 56 milioni di euro. Quindici dei ricorsi pendenti - per varie vicende relative ai tributi - affondano la lama nel cuore della Viareggio Patrimonio e della sua storia. Donato Bellomo, professionista lucchese tra i più esperti, e curatore della fallita Patrimonio conferma le notizie raccolte dal cronista: «La questione che è stata posta è quella per cui si sostiene che tutti gli atti giuridici di imposizione fiscale emessi dalla Viareggio Patrimonio sarebbero illegittimi». Perché non può essere agente contabile chi è fallibile e la Patrimonio non solo è fallita, ma si è vista confermare il fallimento dalla sentenza di Corte d’Appello di Firenze. Dunque, tutti gli atti emessi dalla Patrimonio dalle origini alla nascita di “I Care” - questa la tesi sostenuta - sarebbero da considerarsi nulli. «È chiaro che se una tale impostazione risultasse prevalere - sottolinea Bellomo - sarebbe una valanga che riguarda anche tutto il pregresso». Ma in questi giorni c’è stata una novità che va in senso contrario: uno dei ricorsi che presentano questo impianto è stato respinto dopo l’esame in commissione tributaria (prima sezione). Resta da capire se l’analisi degli altri quattordici seguirà o meno l’indirizzo già indicato in un quadro già di per se’ complicato.

È chiaro che gli avvocati della Viareggio Patrimonio sono in allerta e seguono con attenzione ogni passaggio: «Va detto - spiega ancora Bellomo - che esiste il principio giuridico per cui “tempus regit actum”, per cui tutti gli atti posti in essere per il principio della buona fede sono efficaci». Ed è questa la tesi sostenuta, appunto, dagli avvocati della Patrimonio.

Va ricordato, e non è questione minore, che l’Organismo straordinario di liquidazione ha calcolato in dieci milioni di euro la somma che dal recupero dell’evasione andrà a coprire parte dei 56 milioni del dissesto. La questione tributi, dunque, è centrale - come più volte ricordato nei verbali dei revisori dei conti Limberti, Pucci e Suriano - per la chiusura del dissesto ma anche - e soprattutto - per garantire l’equilibrio dei prossimi bilanci del Comune . (d.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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